Dubito Ergo SumECONOMIAbenzina, benzinai e Agenda2030
Dubito Ergo SumECONOMIAbenzina, benzinai e Agenda2030
benzina e carburanti green
ECONOMIAPOLITICA

benzina, benzinai e Agenda2030

8 minuti di lettura

Ancora una volta si fa confusione tra benzinai e compagnia petrolifera.

Oggi i primi sono de facto diventati gestori di un impianto, spesso multi service e di proprietà di compagnie petrolifere, come EniLive (ex Agip), EG (ex Esso, Shell, BP), Q8, IP, ERG o altre, che viene dato in comodato d’uso, tramite appositi contratti, a un gestore, ovvero colui che ancora in molti considerano ignorantemente come il benzinaio di una volta.

Quanto guadagna oggi un benzinaio con la vendita della benzina?

Proviamo a fare due calcoli cercando di non discostarci troppo dalla realtà e basandosi sui dati (vedi link e fonti) che sono riuscito a trovare. Ogni suggerimento e segnalazioni di incorrettezze è più che benaccètto.

Se consideriamo i costi del carburante al maggio 2024, l’Area europea è la regione del mondo dove la benzina è più cara. L’Iran e la Libia sono i paesi dove la benzina costa meno (rispettivamente 0,026 e 0,029 €/Lt e sì avete letto bene). Monaco e Islanda con i prezzi più alti (rispettivamente 2,130 e 2,102 €/Lt ).

Riferendoci ai dati del 2021 il prezzo della benzina di 1,75€ a litro era così ripartito:

  • 0,73€ accise (Stato)
  • 0,31€ di iva (Stato)
  • 0,59€ produttori
  • 0,11% distributori (benzinai)
  • Allo Stato il restante di 1,04 €/litro!

A febbraio 2024 lo Stato incassava 1,06€[1] a litro. Di seguito due grafici del 2012 ma che rendono bene l’idea degli ordini di grandezza in riferimento a 50 euro nel 2012 (fonte: Fegica) che non si si discostano molto dagli ordini di grandezza in riferimento a 20 euro del 2023 (Fonte FAIB, in occasione dello sciopero nazionale del gennaio 2023).

  • benzina 2012
  • diesel 2012
  • carburante 2023

Alla gestione di un punto vendita carburanti oggi vanno grosso modo 0,04€, 4 centesimi LORDI

(alcuni anche meno, dipende dalla compagnia petrolifera) dai quali vanno tolti i costi di gestione diretti e indiretti che sono a carico del benzinaio, come luce, gas, internet, acqua, tassa rifiuti e le commissioni sull’uso dei POS bancari.

I gestori più fortunati, ma è un eufemismo, possono permettersi di pagare anche un dipendente che lava il vetro alle vecchine e fa il rifornimento a chi ancora non ha capito ancora come funziona un accettatore self di carte e/o contanti.

In soldoni il guadagno di un benzinaio dipende dai litri erogati annualmente.

Diciamo che mediamente i punti vendita più piccoli vendono circa 4-500mila litri l’anno, mentre quelli più fortunati superano i 2 milioni di litri.

Se ipotizziamo che, tra un 55-60%[2] di tasse e un 20-25% tra costi fissi e variabili di gestione, il guadagno di una pompa di benzina diventa veramente imbarazzante se paragonato al volume di denaro impegnato per far girare un distributore di carburanti.

Parliamo di 20 mila euro l’anno per il gestore che fa un erogato di 500mila litri l’anno e circa 80 mila euro l’anno per uno che ne fa almeno 2 milioni di litri e ricordo che sono lordi non netti.

Se per esempio pensiamo a un guadagno di 40mila euro lordi l’anno per un impianto che vende più o meno 1 milione di litri l’anno, da questi, cercando di fare delle ipotesi senza allontanarci troppo dalla realtà, bisogna scalare:

  • 12000 euro in commissioni bancarie (più o meno 1000€ al mese), e da qui magari ti si accende il neurone e capisci perché vorrebbero eliminare il contante che è poco “green”;
  • Più o meno 12000 euro di energia elettrica. Spesso c’è un contatore unico per far funzionare l’intero impinto carburanti, ovvero internet, computer e telefono, e tutti gli altri asset aziendali, oltre aii vari amazon locker, distributori automatici di bevande e similari;

Queste due voci incidono da sole, mediamente, per il 50%, poiché sono proporzionalmente legate al carburante erogato (più vendi=più commissioni=più energia consumata),

e ciò che ora si spende per le commissioni bancarie una volta era un guadagno per la gestione che magari poteva permettersi anche di dare uno stipendio a un lavoratore. Quei soldi oggi vanno alle banche. Poi c’è da considerare:

  • eventuali affitti di officina, magazzini, autolavaggio, negozio e bar;
  • l’affitto in comodato d’uso per la parte di distribuzione carburanti;
  • il commercialista per elaborare mensilmente le centinaia di fatture elettroniche;
  • le assicurazioni, RC, furto, etc.
  • manutenzioni varie (quando non è previsto che le copra la compagnia petrolifera) come il controllo degli estintori o il cambio dei filtri delle pompe di erogazione da cambiare periodicamente. Se un gestore ha per esempio ha 24 erogatori e ogni filtro può costare circa 30 euro, spenderà 720 euro ogni cambio filtri*.

Poi ci sono una miriade di altri costi di gestione come, sempre a titolo esemplificativo ma non esaustivo:

  • i costi delle autocisterne che variano tra estate e inverno, a causa della dilatazione termica dei volumi di carburante;
  • la cura delle aree verdi (provate a vede quanti distributori hanno le aiuole e le siepi ben curate);
  • spartineve per gli impianti di montagna, mettiamo 50 euro ogni nevicata;
  • pulizia e decoro del distributore carburanti;
  • Non oso immaginare i chilometri di carta degli accettatori delle carte bancarie sia esterno che interno, oltre a quella per il POS.

E questo è solo ciò che mi è venuto in mente ragionandoci un pò su. Un lettore che eventualmente gestisce un impianto carburanti potrà senza dubbio arricchire l’elenco.

In definitiva su 40mila lordi l’anno bisogna vedere se si riesce a metterne 10mila da parte. Non posso fare calcoli più precisi, visto che si dovrebbero considerare anche i millesimi come è uso fare invece da parte delle compagnie petrolifere.

Certo che possono eserci esempi anche più incoraggianti, ma di norma se un gestore non ha delle attività “di appoggio” come un’officina, un’autolavaggio, un cambio gomme, bar, shop, ecc. lavora solo per far girare dei soldi che i soliti noti vorrebbero anche “dematerializzare”, facendo oscenamente arricchire i sempre più pochi e schiavizzare sempre di più le moltitudini di lavoratori, che andranno a far aumentare sempre di più il termometro delle tensioni sociali, ma la soluzione credo ce l’abbiano già e forse qualcuno con qualche neurone ancora attivo la intuisce già (potete farvene un’idea qui → Come ti preparano alla depopolazione e qui → Sono a favore dei vaccini, ma lo sapete “sono un gombloddista”).

Quanto esposto va infine considerato con tutti i rischi d’impresa che un’attività, come quella del benzinaio/gestore punto vendita carburanti, comporta.

Se salta la corrente non eroghi e non guadagni, è un lavoro usurante che spesso si protrae ben oltre le 10 ore giornaliere. Sei per strada e devi avere a che fare tutti i giorni con tutte le fasce sociali che questo nostro bel paese offre, compresi rapinatori, truffatori, fuori di testa oltre ai controlli di ASL e Guardia di Finanza.

Alla luce di queste considerazioni spicciole, consiglierei di avere più rispetto della categoria e non lamentarsi di loro per l’aumento dei prezzi del carburante perché siamo esattamente tutti sulla stessa bagnarola affondante chiamata Italia che fa acqua da tutte le parti e questo solo perché qualcuno ha deciso che era di interesse per il popolo avviare le privatizzazioni e indebitarci sempre di più con le banche centrali.

A tal riguardo si legga Lupi vestiti d’agnello.

Meloni e il prezzo medio della benzina

Oggi poi leggo che il governo Meloni, dopo quella ridicola pensata dal sapore beceramente populista di imporre ai benzinai di esporre il prezzo medio del carburante, che ha portato più danni che benefici per i consumatori e ulteriori disagi ai benzinai, ha in programma una nuova riforma tutta in salsa Agenda 2030, che vedrà in buona sostanza la chiusura di un 20% dei distributori carburante italiani.

RIFORMA DEI BENZINAI 2024, NUOVI INCENTIVI E CHIUSURA DEL 20% DELLE STRUTTURE

In pratica, poiché abbiamo appena scoperto che le strutture che verranno rimodernate appartengono alle compagnie petrolifere, il governo foraggerà ancora una volta i già ricchi.

Ma i sindacati rassicurano che «vigileranno con grandissima attenzione» perché se non lo faranno, i gestori che hanno uno shop, un’officina, un autolavaggio, ecc. per cercare di arrotondare e ottimizzare i guadagni, per quanto soprascritto, potrebbero vedersi costretti a chiudere i battenti durante i lavori di ammodernamento “green”, andando nettamente in perdita e rischiando anche di non riaprire più.

Oltre tutto, chiudere i distributori che vendono poco andrà di nuovo a discapito sia del gestore, che resterà comunque senza lavoro, mentre le compagnie saranno agevolate perché con meno distributori avranno meno costi di gestione come le manutenzioni, l’invio di autocisterne in luoghi lontani o la tenuta della contabilità di piccole pompe che rendono pochi spiccioli.

E alcuni di noi quando dovranno fare rifornimento si troveranno a percorrere molti più km per trovare un distributore “green e con più servizi”, dei quali magari non ci importa nulla perché volevamo solo rifornirci di benzina.

Questo aspetto è anche curiosamente simile alla chiusura dei bancomat nei piccoli centri urbani come accaduto a Farindola nel 2021. Gli abitanti di quel paese dovranno farsi 40km, tra andata e ritorno, per ritirare i propri soldi dal bancomat più vicino.

Ma immagino che nelle teste malate di certe personaggi ci vedano tutti tutti seduti su dei forni a microonde (mi riferisco alle auto elettriche) sennò perché il governo pensa ad un piano per traslare le accise dai carburanti alle auto elettriche?

Me li vedo già sudare freddo questi zerbinati governativi che non sanno più come muoversi, tra i costi da sostenere per i nazisti ucraini, in una guerra voluta dagli yankee, e i debiti con le banche. Poi con le follie “green” da transizione ecologica temono di perdere quei fondi derivanti dalle accise, che dal 1995 sono stati consolidati come permanenti sul costo dei carburanti.

Infatti, oltre a variabili contingenti come le guerre in aree sensibili (vedi Yemen e Ucraina), ad incidere pesantemente sul costo della benzina ci sono vari fattori, tra cui appunto le accise.

Per chi non lo sapesse sostanzialmente, noi, ogni volta che facciamo rifornimento, paghiamo ancora le spese belliche della guerra coloniale del 1935-1936 voluta dal Duce o della Missione ONU (voluta dalla NATO) per la guerra in Bosnia 1995!

Come si può intuire, lo scopo originario per cui sono state introdotte queste singole accise è venuto a mancare. Come detto, nel 1995 le accise sono diventate un’imposta unitaria e ogni singola voce ha perso la sua ragion d’essere, mentre con la Legge di Stabilità 2013 sono diventate strutturali

fonte: alVolante.it

Oltre a queste va inclusa anche la carbon tax, il prezzo per salvare il pianeta 😂, ovvero più CO2 produci più paghi. Un vecchio concetto, quest’ultimo, derivato dal principio del “chi inquina paga” invocato per la prima volta nel 1992 alla conferenza di Rio De Janeiro:

Le autorità nazionali dovrebbero sforzarsi di promuovere l’internalizzazione dei costi ambientali e l’uso di strumenti economici. dei costi ambientali e l’uso di strumenti economici, tenendo conto dell’approccio secondo cui chi inquina dovrebbe, in linea di principio, sostenere i costi dell’inquinamento, tenendo in debito conto l’interesse pubblico e senza distorsioni. dell’inquinamento, nel rispetto dell’interesse pubblico e senza distorcere il commercio internazionale e gli investimenti.

Principio 16 – REPORT OF THE UNITED NATIONS CONFERENCE ON ENVIRONMENT AND DEVELOPMENT
(Rio de Janeiro, 3-14 June 1992)

Va da sé che per quantificare questo “inquinamento” è stata individuata proprio l’anidride carbonica (CO2).

Questo gas, infatti, aveva tutte le caratteristiche del candidato perfetto per instaurare il Mercato delle Emissioni ad effetto Serra, acquisito in Europa con la Direttiva comunitaria sull’Emission trading, che rappresenta la pratica attuazione a livello comunitario del Protocollo di Kyoto che «prevede proprio questo: l’atmosfera, in quanto bene pubblico di proprietà collettiva, può essere utilizzata ai fini delle emissioni di CO2 solo in base ad espressa concessione, che lo Stato rilascia ai titolari concedendo loro il diritto ad emettere quote di CO2»[3].

Tale mercato è basato sull’Emission Trading System (ETS), ovvero sullo scambio di quote di emissioni di CO2, così chi inquina meno (sarà così poi?) può vendere le sue quote a chi inquina di più, il quale “compenserà” il suo inquinare con l’acquisto di quote da chi inquina meno e il “green” è servito!

In Europa tale principio è stato poi acquisito all’art. 191, paragrafo 2 del “Trattato sul funzionamento dell’Unione europea” (TUFE) e ratificato in Italia nel 2008.

E’ curioso notare che nel 2021 la Corte dei conti europea abbia rilevato che «Il bilancio dell’UE è talvolta utilizzato per finanziare azioni di bonifica che dovrebbero, in base al principio “chi inquina paga”, essere a carico di chi ha causato l’inquinamento», ma questa è un’altra storia.

Nel frattempo, mentre andiamo allegramente verso un mondo più “green” ed ecosostenibile,

secondo la visione imposta dai malati di Davos, chi ne paga il prezzo sono sempre gli ultimi, compresi noi e, per restare in tema, i gestori dei distributori carburante che, ormai dovrebbe essere chiaro, sono diventati un peso per compagnie petrolifere e, in un modo o nell’altro, le politiche commerciali attuate dal governo sono tese ad aliminare questo problema.

Note:
* il prezzo di un filtro è preso da Amazon ma i gestori, se non sono i diretti proprietari dell’impianto carburanti, sono spesso legati da contratti commerciali per cui possono rifornirsi solo dai rivenditori autorizzati dalle compagnie petrolifere.

fonti:
[1]https://www.ilsole24ore.com/art/106-euro-tasse-ogni-litro-benzina-ecco-calcoli-dati-mr-prezzi-AFg7vBtC
[2]https://www.corriere.it/economia/consumi/23_agosto_17/carburanti-qual-vero-peso-fisco-radiografia-prezzo-benzina-diesel-0489b164-3d39-11ee-9c8d-c4ac32cd9eb1.shtml
[3]https://www.repository.unipr.it/bitstream/1889/875/1/KyotoProtocol_AISSEC%20Fabbri.pdf
– https://www.alvolante.it/da_sapere/legge-e-burocrazia/accise-benzina-quali-sono-e-perche-paghiamo-tabella-383681

Foto di Alexander Fox | PlaNet Fox da Pixabay

Carogiù

”La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete,l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.“ ~ Eckhart Tolle

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