Nell’ultimo articolo – Terreni allevatori e green economy – mi sono posto la questione della ripetizione di un pattern nell’ambito del business del fotovoltaico pensando alla transizione energetica come nuova frontiera dell’accaparramento dei terreni (land grabbing, ndr).
Così quando ho iniziato a cercare connessioni, ho trovato lo stesso schema applicato al fotovoltaico in Sardegna. Non è un’analogia forzata: è la stessa struttura che si ripete, con una narrazione diversa ma un meccanismo identico.
In Sardegna, la “transizione energetica” sta diventando il pretesto per un assalto ai terreni agricoli che gli osservatori definiscono land grabbing all’italiana
Il modus operandi è sempre quello: piccole imprese agricole locali presentano progetti di energie rinnovabili come complementari alla loro attività; una volta ottenute le approvazioni, vendono tutto a grandi multinazionali dell’energia — cinesi come Shenzhen Energy Group e China Environmental Energy, o il colosso tedesco E.ON — che operano nell’ombra.
Società con capitali sociali da diecimila euro, intestazioni di facciata, passaggi di proprietà invisibili. Prendi il caso di “Mag Sardegna srl”: nome sardo, sede a Venezia, società registrata a Monopoli, che progetta di spianare 79 ettari tra Carbonia, Gonnesa e Portoscuso.
La Regione Sardegna ha delegato a questa società il potere espropriativo, nonostante l’area sia ufficialmente classificata come
“non idonea alla localizzazione di grandi impianti fotovoltaici”
per vincoli paesaggistici e ambientali.
La narrazione del vuoto cosmico si ripresenta: “interesse pubblico”, “transizione verde”, “sostenibilità”.
Ma quando un pastore di Mogorella scopre per caso che gli vogliono espropriare l’unico campo disponibile per il bestiame, e non può nemmeno andare all’incontro informativo perché è il periodo del parto degli animali, ti chiedi: di quale interesse pubblico stiamo parlando?
I numeri raccontano la stessa storia della concentrazione fondiaria: un impianto fotovoltaico su terreno agricolo genera una rendita di 2.000-4.000 euro per ettaro e se te lo dice sardegnagreenpower stiamo pur certi che è così.
Per un agricoltore in difficoltà, è una manna: terreni che valevano 12.000 euro a ettaro vengono pagati 40.000 euro
Ma una volta venduto, quel terreno non tornerà più agricolo.
È la stessa dinamica degli abbattimenti sanitari: emergenza reale o presunta, misura eccezionale, uscita dei piccoli, acquisizione dei grandi.
La Regione continua a trincerarsi dietro “atti dovuti” e “obblighi di legge”. Ma quando la stessa amministrazione regionale ha messo nero su bianco che certe aree sono vietate per questo tipo di interventi, e autorizza comunque gli espropri, la domanda non è più tecnica: è politica.
Il paradosso è che gli agricoltori sardi non sono contro le rinnovabili. Chiedono solo di poter produrre energia oltre il fabbisogno aziendale per integrare il reddito, invece di vedere le loro terre espropriate da società fantasma.
Ma questo significherebbe redistribuire il potere, non concentrarlo. E il sistema, si sa, non redistribuisce: accumula.
fonti:
– https://www.vice.com/it/article/fotovoltaico-sardegna-landgrabbing/
– https://www.unionesarda.it/news-sardegna/assalto-solare-espropri-pubblici-and-affari-privati-hpgng8f8
– https://www.unionesarda.it/news-sardegna/pale-espropri-e-speculazione-la-colonizzazione-energetica-affonda-lagricoltura-in-affanno-acibssqi
Foto di copertina Michael Schwarzenberger da Pixabay
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