Dubito Ergo SumSanitàVaccini e autismo
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Vaccini e autismo
6 minuti di lettura

C’è un copione che si ripete, puntuale e prevedibile, ogni volta che la sanità pubblica incrocia la cronaca nera.

Funziona così: c’è un decesso, spesso tragico e complesso; i media individuano un capro espiatorio (la mancata vaccinazione); lanciano un titolo apocalittico; e nel frattempo, omettono sistematicamente i dettagli clinici e forensi che raccontano una storia molto, molto diversa.

Il risultato? Non è una maggiore consapevolezza sanitaria. È la criminalizzazione di intere fasce di popolazione, etichettate frettolosamente come “no-vax” irresponsabili, mentre la fiducia nelle istituzioni crolla sotto il peso di notizie che definire oneste è un eufemismo.

Prendiamo due casi recenti, distanti geograficamente ma uniti dalla stessa narrazione mediatica distorta: il caso della bambina di Palermo e le presunte morti per morbillo in Pennsylvania.

Il Caso Palermo: La Difterite come Spauracchio

In Italia, il caso della bambina di Palermo morta per quella che è stata definita “presunta difterite” ha scatenato un putiferio mediatico. Prima ancora che le indagini tossicologiche e microbiologiche potessero chiarire il quadro clinico completo, la narrazione dominante ha puntato il dito contro la presunta – ma data per scontata dai media – negligenza vaccinale della famiglia.

La difterite è una malattia grave, certo, ma anche curabilissima se correttamente diagnosticata. Ma attribuire la morte esclusivamente alla mancanza di un vaccino, senza attendere i referti ufficiali che escludano altre patologie concomitanti o cause diverse, è un atto di superficialità giornalistica pericoloso, e t’aggié trattat’ (e ti ho trattato con deferenza).

Si cerca di instillare nell’opinione pubblica l’idea che chi non segue pedissequamente il calendario vaccinale sia automaticamente colpevole di omicidio colposo verso i propri figli.

Una semplificazione che ignora la complessità medica e trasforma il dolore di una famiglia in un processo pubblico sommario che ricorda i tempi medievali della caccia alle streghe.

non mi dilungo oltre nel riportare le dichiarazioni dei pro-vax più ignobili e di becera ignoranza propalate da sedicenti portabandiera della vera scienzah.

Pennsylvania: L'”Arte” di Gonfiare i Numeri

Se pensate che questo sia un problema solo italiano, guardate agli Stati Uniti.

Poco tempo fa, le agenzie di stampa di tutto il mondo hanno replicato lo stesso titolo: Il morbillo uccide in Pennsylvania, i primi morti in 35 anni.

Sembrava la conferma definitiva delle tesi più allarmiste. Ma cosa c’era scritto sotto quei titoli da terrorismo psicologico? Quasi nessuno si è preso la briga di leggere il corpo dell’articolo, limitandosi a condividere il titolo.

Andando alla fonte, ovvero al Lancaster Online, emergeva una realtà ben diversa:

  1. Il medico legale della contea di Lancaster ha dichiarato esplicitamente che nessun decesso per morbillo era stato gestito dal suo ufficio.
  2. L’unico caso pediatrico citato riguardava un neonato risultato positivo al test del morbillo, ma morto per una rottura della milza, con indagine ancora aperta.
  3. Lo Stato aveva usato la formula tecnica “measles-associated” (associato al morbillo). Questa dicitura, come spiegato dalle autorità sanitarie, significa semplicemente che c’era un’evidenza di laboratorio o epidemiologica della presenza del virus, ma la causa ufficiale del decesso era ancora sotto indagine.

Inoltre, per questi due decessi “attribuiti” al morbillo, non è stato reso pubblico nulla: né l’età precisa, né la residenza, né le circostanze del decesso.

“Associato” non vuol dire “Causato”

Qui sta il cuore del problema. “Associato al morbillo” non vuol dire “morto di morbillo”.

Potrebbe significare che il paziente aveva il morbillo mentre moriva per tutt’altro. Ma nei titoli, questa sfumatura cruciale sparisce. Viene sostituita da un nesso causale diretto e inequivocabile che i fatti, allo stato attuale, non supportano.

Ma ciò non dovrebbe stupire visto che lo stesso becero modus operandi è stato -lasciatemi dire – schifosamente usato durante la psico pandemia quando venivano dichiarati morti per covid anche pazienti deceduti per annegamento o altre cause.

Questo metodo giornalistico è palesemente tanto stupido quanto controproducente. Chi grida “al lupo” a ogni notizia, gonfiando ciò che ancora non è accertato, ottiene un solo risultato: la gente si anestetizza.

Ma forse è voluto, perché ad anestetizzarsi è paradossalmente la gente più sveglia; i rompicoglioni per definizione, che dei media main stream non si fidano più, così come della sanità attuale.

E questo con buona pace delle nuove classi di giovani medici, “laureati” nel prescrivere farmaci senza saper formulare una diagnosi degna di questo nome.

In ogni caso nell’era digitale, in cui ogni fonte è a un clic di distanza, le persone leggono, confrontano e verificano.

Quando scoprono lo scarto abissale tra il titolo urlato e i fatti riportati nelle righe successive, smettono di fidarsi. Non si fidano più del giornale, non si fidano delle istituzioni sanitarie, non si fidano di niente.

Grazie al c… che poi vengono etichettati come “esitanti alla vaccinazione”.

Il Vero Movimento “Anti-Scientifico”

Vogliamo dirla tutta? Il vero movimento che danneggia la salute pubblica oggi non è quello dei genitori scettici che pongono domande (spesso legittime quanto scomode) sui rischi e benefici.

Ed è qui che il vero atteggiamento antiscientifico rischia, paradossalmente, di assumere le sembianze della scienza stessa: non quando si formula un’ipotesi scomoda o si mette in discussione un risultato, ma quando si pretende che una questione possa essere considerata definitivamente chiusa e che chi continua a porre domande debba essere “rieducato” all’ortodossia dominante.

Non è un’accusa rivolta a un singolo giornale o a un singolo autore: è un problema molto più generale di comunicazione scientifica. Eppure è difficile non notare quanto bene questo meccanismo emerga in alcune formulazioni oggi circolanti.

In un recente articolo dedicato alla vicenda Wakefield si legge, per esempio, che «la frode vaccini-autismo del 1998 è stata corretta da tempo» e che, con mal celata arroganza, occorre continuare a promuovere «l’alfabetizzazione medico-scientifica».

E altre formule apparentemente innocue diventano rivelatrici: «E l’esperimento di Wakefield non si riesce a riprodurre, mai». E la sentenza definitiva: «la scienza ha stabilito da tempo: nessun vaccino causa l’autismo».

Sono due frasi che sembrano chiudere la questione, ma che proprio per questo meritano di essere analizzate con attenzione.

La prima trasforma una complessa vicenda scientifica in un semplice verdetto di mancata replicazione.

La seconda compie un salto ancora più grande: da una specifica evidenza epidemiologica relativa soprattutto al rapporto MPR-autismo arriva a una proposizione universale, «nessun vaccino», applicata all’intero universo delle vaccinazioni pediatriche, delle combinazioni, dei dosaggi, degli adiuvanti, delle modalità di somministrazione e delle possibili vulnerabilità individuali.

Ma la scienza non dovrebbe funzionare attraverso gli assoluti quando gli assoluti non sono dimostrati.

E c’è un particolare che rende questa formulazione oggi ancora più difficile da sostenere: il CDC – l’equivalente americano della nostrana AIFA -, nella propria pagina ufficiale aggiornata nel 2026, afferma espressamente che la frase «vaccines do not cause autism» non costituisce un’affermazione basata sull’evidenza scientifica e riconosce la necessità di ulteriori ricerche sui possibili meccanismi e sulle possibili relazioni causali.

Questo non significa che il CDC abbia dimostrato che i vaccini causano autismo. Significa però che la stessa istituzione che per anni è stata percepita come una delle fonti dell’assoluto “nessun vaccino causa l’autismo” oggi ritiene quella formulazione assoluta non sufficientemente fondata sull’evidenza scientifica.

E allora il problema diventa evidente:

La prima è una conclusione scientifica circoscritta. La seconda è una sentenza universale.

E quando la narrazione pubblica presenta una sentenza universale come se fosse semplicemente “ciò che la scienza ha stabilito”, non esprime più prudenza scientifica basata sulla ricerca continua, ma trasforma una opinabile conclusione in un dogma comunicativo.

Nessun volantino distribuito sotto casa, nessun forum oscuro su Telegram, ha mai fatto ai vaccini il danno che fa un titolo scritto male, ripetuto mille volte e smentito dai fatti il giorno dopo. Questa pratica erode la credibilità scientifica proprio quando sarebbe più necessaria.

Non che me ne dispiaccia, in Italia c’è oltre il 90% di copertura, ma per lorsignori pare non basti e bisogna prendere atto che:

Criminalizzare una fetta di popolazione etichettandola negativamente come “no-vax” non serve a proteggere la salute.

Specialmente senza avere dati precisi e certificati sulla causa delle morti.

Piuttosto serve a creare divisione sociale, paura irrazionale e, paradossalmente, a rafforzare quelle teorie del complotto che i giornalisti amano tanto combattere.

Ma forse questa esasperazione dello scontro sociale è il vero target, perché il sistema per stare in piedi ha bisogno del nemico, e, come ho già scritto in passato, sulla questione vaccini è il “no-vax“, un’altra schifezza semantica importata d’oltre oceano assieme alla legge Lorenzin.

Mi vien da pensare che se la scienza chiede precisione, il giornalismo dovrebbe richiederne ancora di più.

Ma finché continueremo – da ambo gli schieramenti – a scambiare le correlazioni per causalità e i sospetti per certezze, continueremo a perdere non solo la battaglia dell’informazione, ma anche la fiducia medico-paziente, e, di questi tempi, non è detto che questo sia una male.


Fonti e approfondimenti:
Focus.it, “La difterite è ‘tornata’? Che cosa ci insegna il caso di Palermo”
• Corrieredellasera.it, “Vaccini e rischio autismo
Lancaster Online, “Lancaster County coroner’s records don’t add clarity to 2 Pa deaths tied to measles” (leggibile solo con VPN)
La «vaccinazione» fa bene agli affari ma non ai neonati: crollo della natalità a 9 mesi dall’inizio delle iniezioni (di Patrice Giberite)
Sperimentazione Sui Bambini (di Peppe Roccuzzo)
Nazismo sanitario (di Carogiù)
La Guerra dell’OMS Contro i bambini (di Gino P)

Foto di copertina ai generated Mimzy da Pixabay

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Carogiù

“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

One Comment

  1. Mariella Di Monte è una madre che affronta il dramma della malattia di una figlia diventata autistica subito dopo la somministrazione di una dose di vaccino MPR. “Ho sempre avuto fiducia nella scienza, se ne avessi avuta di meno forse oggi mia figlia sarebbe sana…”

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