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bonsai a ottobre
Bonsai

Bonsai a ottobre: imparare a rallentare

7 minuti di lettura

Ottobre: siamo da poco entrati nell’autunno, uno dei periodi dell’anno che preferisco, dove il tempo sembra elegantemente rallentare. Dopo la ripresa vegetativa di settembre, quella che nell’articolo precedente avevo chiamato la “piccola primavera dell’anima”, la stagione comincia lentamente a cambiare direzione.

Le giornate si accorciano, le temperature iniziano a scendere e la crescita delle piante rallenta progressivamente. Guardando i miei bonsai in questo periodo, mi sembra quasi che la natura stia abbassando il ritmo, invitandomi a fare altrettanto.

Dal punto di vista pratico, ottobre è un mese nel quale bisogna soprattutto osservare.

Non esiste una regola identica per tutti i bonsai, perché molto dipende dalla specie, dal clima e dalla posizione della pianta. Un bonsai coltivato nel Nord Italia non segue necessariamente gli stessi ritmi di uno che si trova in una zona dal clima più mite e, anche all’interno dello stesso territorio, esposizione e temperature possono modificare sensibilmente il comportamento della pianta.

È quindi il bonsai stesso a dirci quando intervenire, molto più di quanto possa fare una data sul calendario.

Questo è forse uno dei primi insegnamenti che mi viene in mente quando penso alla coltivazione di un bonsai:

È una cosa apparentemente semplice, ma niente affatto scontata.

Siamo abituati a programmare tutto e a cercare una procedura precisa per ogni situazione, mentre una pianta non segue un programma prestabilito. Risponde alla luce, alla temperatura, all’acqua, alla stagione e alle condizioni nelle quali vive. Per prendersene cura davvero bisogna quindi imparare a riconoscere questi segnali e ad adattarsi.

Anche le annaffiature, in ottobre, richiedono questa attenzione. Con il diminuire delle temperature e dell’evaporazione, il consumo d’acqua tende a ridursi e non ha più senso mantenere automaticamente la frequenza delle irrigazioni dei mesi estivi.

Questo non significa naturalmente lasciare asciugare completamente il bonsai, ma controllare maggiormente l’umidità del substrato e intervenire quando la pianta ne ha realmente bisogno. È una differenza sottile, ma importante:

bonsai a ottobre

A volte penso che sia proprio questa la parte più interessante della cura di un bonsai.

Un gesto apparentemente insignificante, come infilare un dito nel terriccio per verificarne l’umidità, può diventare un piccolo esercizio di presenza.

Per qualche secondo devo smettere di pensare a quello che devo fare dopo e prestare attenzione a ciò che ho davanti. Non è necessario attribuirgli un significato mistico: basta riconoscere che l’attenzione cambia il modo in cui compiamo anche le azioni più semplici.

Con ottobre arriva anche il momento di controllare con particolare attenzione il filo. Durante la stagione vegetativa i rami possono essere cresciuti abbastanza da far sì che il filo cominci a incidere sulla corteccia. È quindi importante verificare regolarmente la situazione e rimuoverlo quando necessario, perché un filo lasciato troppo a lungo può lasciare segni permanenti sul ramo.

Anche in questo caso il bonsai sembra offrire una metafora abbastanza evidente, ma che trovo interessante proprio perché nasce da un’esigenza concreta della pianta.

Il filo serve a dare una direzione.

Attraverso il filo posso accompagnare un ramo verso una determinata posizione e contribuire alla costruzione della forma dell’albero. Ma quello stesso filo, se dimentico di controllarlo, può diventare una costrizione. Non è cambiato il filo: è cambiata la relazione tra il filo e il ramo e questo dipende dalla nostra atenzione.

A volte penso che una cosa simile accada anche nella vita. Una regola, un’abitudine, una convinzione o persino un insegnamento possono essere stati utilissimi in un determinato momento e diventare successivamente qualcosa che limita la nostra possibilità di cambiare.

Il problema non è necessariamente ciò che ci ha dato una forma, ma il fatto di non accorgerci quando quella forma non ci serve più.

Il bonsai, in questo senso, mi ricorda che anche gli strumenti più utili devono essere continuamente osservati e, quando arriva il momento, lasciati andare.

Ottobre è anche un periodo nel quale alcuni interventi di potatura possono essere programmati, ma ancora una volta è necessario distinguere tra le diverse specie.

Per alcune sempreverdi può essere un buon momento per intervenire, mentre per molte caducifoglie è preferibile attendere la completa perdita delle foglie.

Quando l’albero è spoglio, infatti, la struttura dei rami diventa molto più evidente e diventa possibile valutare meglio quali rami conservare e quali eventualmente eliminare. La potatura non è quindi soltanto un’azione sulla pianta: è anche un esercizio di osservazione della sua struttura.

Bonsai a ottobre

Questa cosa mi affascina particolarmente perché l’autunno ci permette di vedere ciò che durante l’estate rimane nascosto.

Quando le foglie cadono, il bonsai perde temporaneamente quella parte della sua bellezza che siamo abituati a guardare e mostra qualcosa di più essenziale. Rimangono il tronco, i rami, le proporzioni, le cicatrici e gli spazi vuoti. È come se, per qualche mese, l’albero ci permettesse di osservare la sua architettura senza il velo della vegetazione.

Forse è anche per questo che l’autunno è una stagione che associo facilmente alla consapevolezza. Non che la caduta delle foglie rappresenti necessariamente una metafora della perdita, ma mostra con estrema semplicità che la forma esterna non coincide con ciò che mantiene vivo un organismo. L’albero perde una parte visibile di sé e, nello stesso tempo, continua il proprio ciclo.

Anche la concimazione segue questo progressivo rallentamento. Finché la pianta rimane attiva e le condizioni climatiche lo permettono, ottobre può ancora essere un periodo nel quale concimare, privilegiando però formulazioni con un contenuto di azoto più contenuto rispetto a quelle utilizzate durante la fase di maggiore crescita.

Con l’arrivo del freddo e la diminuzione dell’attività vegetativa, anche le concimazioni verranno poi progressivamente sospese. Ancora una volta non si tratta di una semplice interruzione, ma di un cambiamento di necessità.

Questo è ciò che trovo illuminante osservando il passaggio dall’estate all’autunno. Durante la stagione della crescita siamo portati a pensare che nutrire significhi favorire lo sviluppo, produrre nuovi germogli, nuove foglie e nuova vegetazione.

Quando invece la pianta rallenta, il concetto di crescita diventa meno evidente.

Non significa che la vita si sia fermata, ma che sta entrando in una fase nella quale il lavoro più importante non è necessariamente quello che possiamo vedere.

Ritengo che questa sia una distinzione che può essere curiosamente applicata anche agli esseri umani.

Siamo abituati a considerare come crescita qualcosa che produce un risultato visibile: imparare qualcosa, ottenere un riconoscimento, raggiungere un obiettivo, costruire un progetto.

Esiste però anche una crescita più silenziosa, fatta di esperienze che devono sedimentare, di idee che cambiano lentamente e di periodi nei quali apparentemente non accade nulla. I

l bonsai mi ricorda che non tutte le stagioni hanno bisogno di produrre qualcosa di immediatamente visibile.

E poi c’è la questione della luce. Con l’autunno il sole diventa meno intenso e le giornate più corte, ma proprio per questo è importante permettere ai bonsai di sfruttare bene la luce disponibile.

Le esigenze cambiano ancora una volta in funzione della specie e del clima, mentre le piante più sensibili al freddo dovranno progressivamente essere protette quando le temperature inizieranno a diventare troppo basse.

Per alcune essenze questo significa prepararsi al ricovero in ambiente protetto, mentre altre possono tranquillamente affrontare l’inverno all’esterno, se adeguatamente posizionate e protette dalle condizioni più rigide.

Anche qui mi sembra che il bonsai suggerisca qualcosa senza bisogno di trasformarlo per forza in una lezione spirituale.
La stessa pianta che durante l’estate aveva bisogno di essere protetta dal sole eccessivo può avere bisogno, qualche mese dopo, di ricevere quanta più luce possibile.

Non è la pianta ad essere cambiata nella sua natura: sono cambiate le condizioni intorno a lei.

E forse una parte della saggezza consiste proprio nel riconoscere quando è necessario cambiare il proprio modo di stare nel mondo.

Una riflessine che in qualche modo si ricollega con i concetti che ho espresso in risonanza evolutiva.

Ottobre, dunque, è un mese di transizione. Non ha più la spinta dell’estate e non è ancora completamente inverno. È una specie di soglia, per questo mi piace osservare i bonsai in questo periodo.

La natura non passa da una stagione all’altra con un interruttore. Lo fa gradualmente, attraverso piccoli cambiamenti che diventano evidenti soltanto quando impariamo a prestarvi attenzione.

È una cosa che il bonsai mi ha insegnato più volte:

il cambiamento raramente arriva nel momento in cui ce ne accorgiamo.

Quando vediamo chiaramente che una stagione è finita, probabilmente il processo era già iniziato da tempo.

Per questo ottobre, più che un mese nel quale fare molti interventi, mi sembra un mese nel quale imparare a scegliere meglio quali interventi fare. Alcuni lavori possono essere necessari, altri possono essere rimandati, altri ancora diventano inutili se la pianta ci mostra che non è il momento giusto. La cura non consiste nel fare continuamente qualcosa. A volte consiste proprio nel riconoscere che la cosa migliore da fare è aspettare.

E questa è proprio la differenza tra coltivare un bonsai e cercare di farlo crescere semplicemente. Nel primo caso bisogna entrare in relazione con i suoi ritmi; nel secondo si rischia di voler imporre i propri. Un errore a volte fatale che fanno molti neofiti, ma non solo

E così, mentre guardo i miei bonsai prepararsi all’autunno, mi torna in mente una delle cose che più mi affascinano della tradizione Zen: l’idea che

A volte è sufficiente osservare qualcosa abbastanza a lungo. Un albero che cambia colore, una foglia che cade, un ramo che rallenta la propria crescita o il terriccio che rimane umido più a lungo possono diventare piccoli segnali capaci di modificare il nostro modo di guardare.

I giapponesi chiamano questo 物の哀れ “mono no aware”: la capacità di lasciarsi toccare dalla caducità delle cose, riconoscendo nel loro continuo trasformarsi qualcosa che merita di essere osservato.

Non credo che il bonsai ci indichi come vivere. Sarebbe solo un’altra egocentrica forma di imposizione umana alla natura. Preferisco pensare che mi inviti semplicemente a rallentare abbastanza da accorgermi di cose che, nella fretta quotidiana, normalmente non vedrei.

Ottobre è questo: il momento in cui il bonsai comincia a lasciare andare qualcosa della sua apparenza estiva e io, osservandolo, posso chiedermi se sia davvero necessario continuare a trattenere tutto ciò che ho accumulato durante la stagione precedente.

Non è un cruccio al quale debba necessariamente trovare una risposta. E’ sufficiente lasciarla lì, mentre l’albero entra lentamente nel suo autunno.

Perché il bonsai non smette di vivere quando smette di crescere velocemente. Sta semplicemente attraversando un’altra parte del suo ciclo.

E in tal senso anche gli esseri umani dovrebbero ricordare che esistono momenti nei quali la crescita non assomiglia a una conquista, ma contro intuitivamente alla capacità di rallentare, osservare ciò che rimane e prepararsi con calma alla stagione successiva.

Winter is coming…

foto da Pinterest:
– copertina
– Ishizuki (bonsai su roccia)
– Bonsai senza foglie

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Carogiù

“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

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