Non che presti particolare attenzione a ciò che dice la Chiesa ma, a mio parere, il recente discorso di Papa Leone XIV all’UNESCO in Francia offre uno spunto interessante per osservare ciò che accade ben oltre le parole pronunciate in quella sede.
Soprattutto se lo collochiamo in un contesto europeo nel quale si sta manifestando un rinnovato interesse per il cristianesimo tra le giovani generazioni della Francia, paese in cui il fenomeno migratorio ha prodotto un confronto letteralmente infuocato sul piano identitario, politico e sociale.
Un fenomeno che, evidentemente, fa comodo a una Chiesa
alle prese con il progressivo svuotamento delle messe domenicali e con il distacco delle masse di adulti dalla pratica religiosa. Un segnale che merita di essere osservato criticamente, senza liquidarlo frettolosamente come una semplice nostalgia religiosa.
Ma proviamo a guardare il quadro da un’altra prospettiva. Senza fare troppa dietrologia, perché talvolta è sufficiente mettere in relazione elementi che normalmente vengono raccontati separatamente.
Come sapete sostengo da tempo l’esistenza – se non altro su questo piano materiale di realtà – di due sfere contrapposte, un solo campo di battaglia: il controllo delle masse.
In questo quadro l’immigrazione incontrollata, e in particolare quella islamica, s’innesta sistematicamente nel dibattito pubblico attraverso una contrapposizione identitaria che finisce quasi sempre per alimentare uno scontro orizzontale tra popoli, culture e religioni.
Una contrapposizione che divide le persone lungo linee sempre più profonde, mentre il potere che governa le dinamiche economiche e finanziarie rimane sostanzialmente fuori dal campo visivo.
Che tutto questo, a prescindere dai vari generali in pensione (vedi Vannacci oggi e Pappalardo nel 2020) che scendono in politica, sia il risultato di una precisa pianificazione oppure di una convergenza di interessi, il risultato concreto non cambia poi molto: una società frammentata è una società più facilmente governabile.
E mentre gli uni temono gli altri, qualcun altro continua a gestire il tavolo.
In questo scenario, il Vaticano non è soltanto un’autorità spirituale. È un centro di potere millenario, capace di dialogare con le istituzioni, influenzare le coscienze e attraversare indenne trasformazioni politiche che hanno fatto scomparire imperi e ideologie.
Pensare che la dimensione ecclesiastica, quella politico-finanziaria e quella istituzionale siano compartimenti stagni sarebbe quantomeno ingenuo.
Non necessariamente serve un accordo scritto, una riunione segreta o una regia centralizzata. Spesso gli interessi convergenti producono risultati sufficientemente coordinati anche senza bisogno di concertazione.
Dall’altra parte si delinea invece una diversa sfera geopolitica, nella quale la Chiesa ortodossa, la Russia e, con modalità e interessi tutt’altro che coincidenti, i BRICS rappresentano alcuni dei riferimenti simbolici e materiali di un nuovo ordine multipolare alternativo a quello occidentale.
Non è una contrapposizione semplicemente religiosa o economica. È una competizione per la definizione degli equilibri futuri, nella quale identità culturale, sovranità nazionale, risorse energetiche e finanza internazionale diventano strumenti della stessa partita.
E qui arriviamo alla parte più grottesca.
Mentre l’Europa sembra prepararsi a una guerra “calendarizzata” al 2030 con la Russia, presentando il riarmo come una necessità storica, rimangono sullo sfondo problemi che non sono certo comparsi ieri mattina: la progressiva difficoltà di accesso a fonti energetiche a basso costo, la dipendenza dalle importazioni, la perdita di competitività industriale e le conseguenze di decenni di scelte economiche che definire discutibili è un eufemismo.
La Russia, piaccia o meno, è un interlocutore energetico logisticamente naturale per l’Europa.
Lo stesso vale, sotto altri profili, per l’Iran. Due realtà che si trovano però in una posizione di crescente contrapposizione agli interessi strategici americani. E gli Stati Uniti, dal canto loro, fanno i conti con un debito pubblico enorme e con una struttura finanziaria nella quale la Cina rappresenta l’ago della bilancia.
Insomma, mentre il cittadino europeo viene terrorizzato per prepararsi progressivamente a sacrifici, transizione, austerità e persino alla prospettiva di un conflitto, il problema energetico ed economico che avrebbe dovuto orientare le scelte politiche sembra diventare improvvisamente secondario per l’Europa e curiosamente favorevole per Israele.
E la soluzione? Riarmarsi. Kafka, probabilmente, avrebbe apprezzato la logica.
Poi se pensi che possa esistere necessariamente un unico disegno capace di collegare Vaticano, finanza globale, immigrazione, BRICS e guerra, sei complottista.
Magari può anche essere un’esagerazione ma sarebbe una semplificazione altrettanto comoda quella che vorrebbe raccontarci che ogni evento accada per ragioni completamente indipendenti le une dalle altre.
In questo mondo duale mi limito a osservare che esistono due grandi sfere di potere, con interessi differenti e talvolta inconciliabili, che si contendono risorse, influenza e legittimazione culturale.
E che, nel mezzo, ci siamo noi, popolazioni sempre più impegnate a combattere battaglie identitarie, mentre altrove si prendono le decisioni che incidono veramente sulla nostra esistenza.
Se vi state domandando chi abbia ragione in questa macabra singolar tenzone o quale delle due sfere rappresenterà la prospettiva migliore per il futuro dell’umanità, uscite dalla gabbia e chiedetevi perché, ancora una volta, qualcuno chiami il cittadino comune a scegliere da che parte stare, mentre non gli si chiede mai se sia d’accordo con le regole del gioco.
E soprattutto, non gli si dice mai chi le abbia scritte.
fonti:
– Papa Leone XIV – Discorso all’UNESCO, Parigi, 25 settembre 2026
Foto di copertina JEROME CLARYSSE da Pixabay
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