Nel cuore di Napoli, tra i vicoli che sanno di storia e le mura di palazzi testimoni di secoli di eventi, esiste una storia particolare, una vicenda che si lega a due semplici oggetti: una tazza nazista e il suo sottotazza.

Due pezzi di porcellana bianca, abbandonati in un appartamento nobiliare durante la ritirata delle truppe tedesche nel settembre del 1943, dopo lo sbarco alleato a Salerno.
Ho ereditato da mia nonna questa tazza nazista che sicuramente fa parte di un gruppo di soviglie abbandonate durante la ritirata. Sia la tazza che il suo sotto tazza sono un pezzo di storia in porcellana bavarese.
Fin da quando le abbiamo ricevute dalla mia famiglia, sono sempre stato curioso di sapere quale storia si potesse celare dietro queste stoviglie, tra cui figura anche un cucchiaio in acciao.
Durante l’occupazione nazista, molti edifici del centro storico di Napoli furono requisiti dai soldati tedeschi, trasformati in alloggi temporanei per ufficiali e sottufficiali.
In uno di questi appartamenti ci viveva mia nonna, una donna dal carattere forte e risoluto che, nel pieno del conflitto, si ritrovò a gestire, suo malgrado, un insolito “B&B” ante litteram, dove gli ospiti erano imposti dalle circostanze della guerra.
Con l’arrivo degli Alleati e la ritirata improvvisa dei tedeschi, l’appartamento venne lasciato in tutta fretta, e nel caos dell’abbandono, alcune tracce della presenza tedesca rimasero tra quelle mura.
Tra queste, una tazza nazista di porcellana Baucher Weiden del 1942 e una sottotazza marchiata EPIAG Elbogen del 1940, entrambe recanti l’emblema nazista dell’aquila con la svastica e la sigla FI.U.V.
Ho fatto un pò di ricerche eho trovato che la tazza nazista, prodotta dalla Baucher Weiden, e il sottotazza, firmato EPIAG Elbogen, erano oggetti d’uso comune tra gli ufficiali tedeschi, destinati probabilmente alla mensa degli alti ranghi.

L’acronimo FI.U.V. potrebbe riferirsi a un’unità militare o amministrativa specifica, o a un acronimo legato a funzioni istituzionali (ad esempio, “Führer Initiative für Versorgung”, un ipotetico programma di approvvigionamento per l’esercito o altre entità), per cui potrebbe indicare una divisione logistica o amministrativa dell’esercito tedesco.
La manifattura Baucher Weiden, tedesca, e la EPIAG, di origine cecoslovacca, furono entrambe produttrici di porcellane di alta qualità, spesso impiegate per uso militare.
La Bauscher Weiden, era un noto produttore di porcellana fondato nel 1881 a Weiden, in Baviera. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il regime nazista requisì l’azienda per produrre stoviglie destinate alla Wehrmacht e ad altre istituzioni naziste.

Anche in Cecoslovacchia, il regime nazista requisì la produzione delle fabbriche locali per rifornire le forze tedesche.
il marchio Epiag, acronimo di Erste Böhmische Porzellan Industrie AG, una manifattura di porcellana con sede nella regione boema (attuale Repubblica Ceca). La scritta “Elbogen” (nome tedesco di Loket, città della Boemia) conferma l’origine della produzione durante l’occupazione nazista.
La tazza nazista è il simbolo di una Napoli occupata, di una città che ha vissuto l’oppressione e che ha saputo ribellarsi con le famose Quattro Giornate di Napoli.

Credo che mia nonna avesse conservato quegli oggetti non per nostalgia, ma come monito, come memoria tangibile di un tempo in cui la sua casa non le apparteneva più, trasformata forzatamente in un avamposto nemico.
Anche se questi due oggetti sono testimoni silenziosi di un passato che non si può e non si deve dimenticare, sono anche la memoria di un’epoca oscura che oggi rievoca il ritorno di una vecchia retorica.
Guardando al presente, viene da chiedersi: quanto abbiamo imparato davvero? Ancora oggi, sentiamo parlare di riarmo, di minacce, di nuove alleanze per prepararci alla guerra.
La storia sembra ripetersi in una retorica grottesca che non ci abbandona mai, sempre pronta a giustificare investimenti miliardari in armamenti invece di costruire ponti, scuole, ospedali.
Quelle stoviglie lasciate dai tedeschi sono ora un pezzo di storia, un ricordo intimo e universale di un’epoca in cui anche il quotidiano, come bere un caffè in una tazza, era intriso di guerra e occupazione.
Ma non dovrebbero essere solo cimeli del passato: dovrebbero ricordarci che la militarizzazione dell’Europa ha già portato distruzione una volta.
Vogliamo davvero ripetere lo stesso errore?
Fonti:
– WorthPoint Dictionary
– EPiag Royal Czechoslovakia
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