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Hai mai avuto la sensazione che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in ciò che ti è stato insegnato su Gesù, sul suo messaggio, persino sulla sua umanità? Quella vocina che sussurra: “C’è dell’altro”.

E se quell’altro non fosse un dettaglio marginale, ma il cuore stesso di una verità sepolta per secoli? Immagina per un momento di scoprire che per quasi duemila anni ci è stata raccontata una versione edulcorata, parziale, della storia più importante di sempre.

Una verità che non diminuisce la grandezza di Gesù, ma la rende più umana, più tangibile, più rivoluzionaria.

Tutto inizia al temine della seconda guerra mondiale. Nel 1945 Mohammed Ali, un contadino egiziano, un musulmano, scavando presso Nag Hammadi, trova una giara di terracotta contenente tredici codici antichissimi1.

Testi che la Chiesa delle origini aveva cercato di distruggere perché ritenuti eretici. Tra questi, spicca il Vangelo di Filippo, che riporta parole che ancora oggi fanno tremare le fondamenta della tradizione: 

Non credo fosse un linguaggio simbolico. È la descrizione di una relazione umana, profondamente fisica e spirituale allo stesso tempo.

Ma allora perché questa verità è stata così ferocemente repressa? penso che la risposta vada cercata nel IV secolo, quando l’imperatore Costantino decise di “standardizzare” il cristianesimo per renderlo funzionale al controllo dell’Impero.

Un Messia celibe, distaccato dalle passioni umane, era molto più utile al potere di un uomo completo, con una compagna, magari sposato e pure padre!
Un Gesù che amava, che formava una famiglia, che generava vita, avrebbe reso il divino accessibile a tutti, non mediabile da alcuna istituzione. E questo non era per nulla funzionale alla gestione delle masse.

E così iniziò una campagna di sistematica riscrittura della storia. Maria Maddalena, da apostola degli apostoli, colei che per prima vide il Cristo risorto, fu trasformata in una prostituta pentita.

I testi che parlavano della sua relazione con Gesù furono bruciati, le testimonianze materiali distrutte. Ritengo che molti di questi testi fossero nella biblioteca di Alessandria, incendiata almeno nel 270, 391 e 642 d.c..

Ok, ma perché tutto questo dovrebbe interessarci oggi? Bhé non è solo una semplice curiosità storica.

Se Gesù ha amato, se ha avuto una compagna, e magari anche uno o più figli, allora la divinità non è qualcosa di lontano e trascendente. È qui, tra noi, nella materia, nell’amore umano, nella famiglia.

Significa che il sacro non è al di fuori di te, ma scorre nelle tue vene, nel tuo DNA, in ogni gesto d’autentico amore.

Gesù - 4Q246, uno dei Rotoli del Mar Morto rinvenuti a Qumran
4Q246, uno dei Rotoli del Mar Morto rinvenuti a Qumran

Questa non è una teoria così campata in aria. Oltre ai testi di Nag Hammadi, anche i Rotoli del Mar Morto, scoperti tra il 1947 e il 1956 nelle grotte di Qumran, contengono riferimenti indiretti ma significativi a un messianismo inteso anche in senso dinastico.

Il documento noto come 4Q246, per esempio, parla di un “regno eterno” usando un linguaggio che mischia lo spirituale al genealogico.

Studiosi come Lawrence Schiffman hanno sottolineato come per gli ebrei del tempo il Messia non fosse un’entità puramente spirituale, ma un discendente di Davide, la cui linea doveva per forza perpetuarsi.

Il vero sconcerto, quindi, non è che Gesù possa essere stato un uomo completo, ma che ci abbiano fatto credere il contrario. Ci hanno insegnato a disprezzare la carne, a vedere la sessualità come un peccato, a cercare Dio solo fuori da noi stessi.

Ma se questa verità sta riemergendo oggi, attraverso scoperte archeologiche, studi genetici, un rinnovato interesse per i testi gnostici, è forse perché l’umanità è finalmente pronta per un salto di coscienza?

Oramai non c’è dubbio che stiamo vivendo un’epoca di risveglio. Milioni di persone sentono che le narrazioni tradizionali non bastano più. Cercano una spiritualità diretta, esperienziale, che non neghi il corpo ma lo sacralizzi.

La rivelazione del legame tra Gesù e Maria Maddalena non è la fine della fede. È l’inizio di una fede più matura, più coraggiosa, più gioiosa. Una fede che non ha paura della vita.

Tu non sei un essere spirituale che fa un’esperienza umana. Sei un essere umano che fa un’esperienza divina.

Ai più attenti e i lettori che ci seguono, questa affermazione potrà sembrare contraddittoria rispetto a quanto scritto in Entropia vita morte e coscienza eppure:

  • La tua essenza è divina (l’acqua dell’oceano).
  • La tua forma è umana (l’onda).
  • Lo scopo dell’onda non è di smettere di essere onda, ma di realizzare di essere acqua attraverso l’esperienza di essere un’onda.

Quindi l'”essere umano” (con il suo corpo, la sua mente, i suoi sensi) non è un ostacolo alla spiritualità. È lo strumento attraverso cui il divino fa esperienza del mondo manifesto. È il mezzo attraverso cui l’UNO (o Dio, cristianamente parlando) può assaggiare un frutto, sentire il vento sulla pelle, provare amore per un altro essere, creare un’opera d’arte.

“Avere un’essenza divina” (spirituale) è il punto di partenza. “Fare un’esperienza divina” (umana) è il viaggio.

Ogni tua relazione, ogni atto d’amore, ogni momento di connessione autentica con l’altro è un atto sacro.

È il divino che si incarna, ancora e ancora.

Forse era questo il vero messaggio che Gesù e Maria Maddalena erano venuti a portare. E forse, dopo duemila anni, siamo finalmente pronti ad ascoltarlo.

fonti:
https://www.naghammadi.org/traductions
https://www.earlychristianwritings.com/apocrypha.html

  1. I manoscritti di Nag Hammadi. Una biblioteca gnostica del IV secolo di Nicola Denzey Lewis (L’autrice di questo libro non ti dice cosa pensare, ma ti fornisce tutti gli strumenti storici, archeologici e filologici per capire cosa stai leggendo e farti un’idea tua. Lo consiglio per chi vuole approfondire) ↩︎

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Carogiù

“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

One Comment

  1. Nel §35 de L’Anticristo di Nietzsche:

    Con la morte sulla croce tutto cambiò: il problema era solo come impossessarsi dell’eredità di Cristo, della comunità dei seguaci di Cristo. Qui cominciò il tipo del calunniatore della realtà — l’ho chiamato il “primo cristiano” — con la sua opera di falsificazione… Il simbolo della croce è ancora oggi lo scherno di ogni buon gusto, e ancor più di ogni sano — istinto. Esso sta lì come il più inquietante paradosso che si possa immaginare: come “divina” maniera, come istinto per il sacro, per la forza “redentrice”, per la vera realtà!… Qui trionfa l’istinto che nega tutto ciò che è naturale, bello, nobile nell’uomo — il vangelo è morto sulla croce…

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