Dubito Ergo SumConsapevolezzaEntropia vita morte e coscienza
Dubito Ergo SumConsapevolezzaEntropia vita morte e coscienza
6 minuti di lettura

Cosa resta di noi dopo la morte? Perché nasciamo, viviamo e moriamo? Perché ci riproduciamo? A cosa serve vivere se poi dobbiamo morire? C’è uno scopo in tutto ciò? Sono solo alcune delle domande assolute che molti di noi almeno una volta nella vita si pongono o dovrebbero porsi.

Ma forse c’è una domanda che ci portiamo dentro da sempre, come un’eco lontana che spesso viene soffocata dal rumore dei titoli dei giornali e dalle notifiche sullo smartcoso. Chi o cosa siamo, davvero?

Siamo solo macchine biologiche destinate a spegnersi? O siamo qualcosa di più, qualcosa che la scienza stessa inizia a descrivere con un linguaggio che suona incredibilmente simile a quello dei mistici?

Faggin e Malanga sono solo alcuni esempi popolari, ma oggigiorno sempre più scienziati e studiosi si spingono al limite dell’universo fisico conosciuto.

Come antichi navigatori solcano i mari dello scibile e si spingono oltre, perché le risposte che cercano sembrano allontanarsi sempre più velocemente, come un orizzonte irraggiungibile che custodisce verità non ancora svelate.

Il mare mi ha sempre fatto compagnia fin da tenera età. Il solo ascoltare la risacca e il frangersi delle onde sulle rocce o su una spiaggia, mi ricorda il respiro ritmico e costante di un grande essere vivente.

Immagina dunque l’oceano. Vasto, profondo, eterno. Immagina un’onda.

onda

Nasce, cresce, vive la sua vita per poi dissolversi di nuovo in quel grande blu.

Per un attimo, ha avuto un’identità, un nome, una forma. Ma la sua sostanza, la sua essenza più intima, è sempre stata e sempre sarà acqua di mare. Noi siamo come quelle onde.

Crediamo di essere separati, unici e soli, ma la nostra vera natura è quell’acqua, quell’Uno da cui tutto proviene e a cui tutto ritorna. È un’idea antica, che ritroviamo nelle filosofie di ogni tempo, ma oggi forse abbiamo una chiave di lettura nuova con una inattesa lente per osservarla: la fisica quantistica.

Pensate al secondo principio della termodinamica, all’entropia. È la misura del disordine, ma potrebbe essere anche la misura della coscienza?

Questo è anche ciò che propone il Prof. Malanga e mi sono sempre chiesto fino a che punto sia plausibile questa ipotesi.

Per cui ho rispolverato i miei studi universitari e immaginato che se i microstati non siano configurazioni fisiche di molecole ma le coscienze delle singole persone, allora l’entropia diventerebbe una misura della varietà e distribuzione di queste coscienze.

Usando la formula di Boltzmann–Shannon1

potremmo interpretare ogni pi​ come la probabilità che una coscienza assuma un certo stato di pensiero, percezione o scelta. Entropia vita morte e coscienza in un’unica equazione.

Se tutte le coscienze tendessero a pensare nello stesso modo, l’entropia sarebbe molto bassa: grande ordine, ma anche scarsa diversità. Se invece le coscienze fossero distribuite in tanti stati differenti, l’entropia sarebbe più alta, e questo significherebbe un mondo più vario, creativo, aperto a possibilità nuove. In un certo senso è il mondo che viviamo oggi.

Se rappresentiamo graficamente l’entropia vista come metafora della coscienza collettiva, allora possiamo avere questo tipo di situazioni:

entropia vita morte e coscienza
quando le coscienze sono quasi tutte uguali l’entropia è bassa (blu), quando sono distribuite in modo equilibrato l’entropia è massima (verde), mentre una diversità sbilanciata si colloca a metà strada (rosso).
entropia vita morte e coscienza
Questa curva mostra come l’entropia varia in una comunità con due stati di coscienza possibili: quando una prevale totalmente (p=0 o p=1) l’entropia è zero, quindi massimo ordine; quando invece sono in equilibrio perfetto (p=0.5) l’entropia è massima, cioè c’è la maggiore incertezza e diversità.
In questo senso l’entropia diventerebbe una metafora della ricchezza culturale e spirituale: l’uniformità produce stabilità ma anche rigidità, la molteplicità aumenta l’imprevedibilità e l’energia del sistema sociale.

Ma attenzione: l’entropia non aumenta sempre?

Ebbene, dipende dal punto di vista. Nella termodinamica classica, la seconda legge dice che in un sistema isolato l’entropia non può diminuire: tende sempre ad aumentare o al massimo restare costante, ed è questo che definisce la cosiddetta “freccia del tempo”.

Ma se un sistema non è isolato, cioè scambia energia e materia con l’esterno (il nostro corpo è un sistema non isolato), allora localmente l’entropia può diminuire, purché aumenti altrove.

in pratica è quello che succede con la vita: gli organismi creano ordine al loro interno, ma lo fanno disperdendo energia e aumentando l’entropia dell’ambiente. Espirazione, sudore, quella roba che evacuiamo in bagno, ma anche ciò che facciamo sull’ambiente che ci circonda.

Quindi SI’, in generale l’entropia universale cresce, ma in sottosistemi particolari possiamo vedere isole di ordine, come strutture viventi, coscienza, cultura.

In questo senso l’entropia non è solo “disordine crescente”, ma anche il principio che permette l’evoluzione: senza dissipazione non ci sarebbe complessità!

Quindi se prendiamo sul serio la metafora dell’entropia e la applichiamo alla coscienza cosmica, l’“Uno eterno”, di cui tanto parliamo, si presta a una doppia lettura che non è una contraddizione ma un apparente paradosso veramente interessante.

Da un lato, se pensiamo all’Uno come ad un unico stato assoluto, indivisibile e privo di differenziazioni, allora l’entropia è minima: non ci sono possibilità, non ci sono probabilità diverse da confrontare, ma solo un ordine perfetto e statico, come un cristallo eterno che non lascia spazio al divenire.

Dall’altro lato, se invece vediamo l’Uno come la fusione simultanea di tutti gli stati possibili, allora l’entropia è massima: ogni coscienza, ogni esperienza, ogni polarità – bene e male, Yin e yang, vita e morte – sono equiprobabili e si sovrappongono in un indistinto oceano di potenzialità.

In questo senso l’Uno è allo stesso tempo il silenzio immobile e il brulichio infinito, ordine assoluto e disordine totale, perché entrambi gli estremi coincidono nell’annullarsi in una coscienza integrata che non ha più un prima né un dopo!

È qui che l’idea di coscienza cosmica può essere letta come stato autotelico2: un essere fine a se stesso, che non evolve verso altro perché già contiene tutto, e proprio in questa coincidenza di massimo ordine e disordine allo stesso tempo diventa pura potenza immanente.

entropia vita morte e coscienza
La curva rossa mostra l’entropia dell’universo che cresce sempre, mentre la curva blu rappresenta un sottosistema come la vita o la coscienza, che può temporaneamente ridurre la propria entropia creando ordine, ma alla lunga torna ad aumentare seguendo il flusso dell’universo.

Entropia vita morte e coscienza si annullano per fondersi in un’unica autotelica coscienza, ovvero che ha in sé il proprio scopo.

Allora la vita, la nostra esistenza individuale, è un momento di bassa entropia: un ordine precario, complesso e temporaneo, un microstato che si è temporaneamente differenziato dal tutto.

E la morte? Quella che chiamiamo morte potrebbe essere semplicemente il ritorno all’entropia massima. Il dissolvimento della forma per ritornare alla Sorgente. Non un annientamento, ma una riunione. Un passaggio di stato, un trapasso, non una fine.

E questo ci porta dritti al paradosso del gatto di Schrödinger, quel felino che esiste sia vivo che morto nella sua scatola. E se quella non fosse solo un’astrusa curiosità quantistica, ma la metafora perfetta della nostra condizione?

Vivo e morto non sono due eventi su una linea del tempo, ma due stati sovrapposti che coesistono.

La realtà fondamentale è un campo di infinite possibilità. La nostra esperienza cosciente, qui e ora, sarebbe semplicemente il “collasso” momentaneo di quella funzione d’onda nello stato che chiamiamo “vita”. Ma l’altro stato, quello dell’unità, è altrettanto reale, sempre presente, sempre lì in attesa.

Ok ma allora cosa cambierebbe se tutto questo fosse vero?

Ma tutto!

Riuscite anche solo lontanamente ad immaginare le implicazioni di questa consapevolezza?

La paura della morte svanirebbe, sostituita da una curiosità reverenziale. Il nostro rapporto con gli altri si trasformerebbe, perché vedremmo negli altri non estranei, ma onde diverse dello stesso oceano.

La competizione sfrenata perderebbe senso, lasciando il posto a una naturale collaborazione. Smetteremmo di vederci come passeggeri su un pianeta morente e inizieremmo a riconoscerci come il pianeta stesso, che prende temporaneamente coscienza di sé attraverso noi!

Noi siamo il tutto e il tutto è noi, Sembra quasi banale, ma è di una semplicità disarmante. Se tutti ne avessimo la stessa consapevolezza, l’entropia sarebbe uguale a infinito e zero nello stesso tempo.

Infinito perché racchiuderebbe ogni possibilità, ogni stato di coscienza, ogni polarità fusa in un’unità equiprobabile e senza gerarchie. Zero perché in quell’Uno non ci sarebbe più distinzione, nessuna variabile da confrontare, nessun cambiamento che possa generare disordine o misura.

Foto di Mari Carmen Díaz da Pixabay

È un valore paradossale. Uno zero, anche visivamente, attorcigliato, collassato su sé stesso, come se l’entropia diventasse una singolarità, simile all’origine del cosmo o al cuore di un buco nero: massima e minima allo stesso tempo, coincidenza degli opposti. Entropia vita morte e coscienza in un infinito, dinamico e autotelico equilibrio.

entropia vita morte e coscienza

Forse è per questo che i mass media eterodiretti ci vendono una storia più semplice, più piatta. Una storia di separazione, paura e scarsità. Perché è una storia che si vende bene e contribuisce a tenere le masse sotto controllo nell’ignoranza.

Ma la storia più vera, quella che la fisica quantistica e la filosofia iniziano a sussurrarci, è una storia di unità, di connessione e di infinito potenziale o Amore se preferite!

È ora di svegliarsi da quel sonno e di iniziare a fare le domande giuste. La risposta, forse, è già dentro di te, ed è tutto ciò che sei.

  1. Questa espressione viene considerata una generalizzazione della S=kB​lnΩ di Boltzmann. Infatti, se tutti i microstati hanno la stessa probabilità pi​=1/Ω​ allora la formula di Shannon si riduce a (vedi immagine a lato).
    Cioè torna esattamente quella di Boltzmann. La differenza è che Shannon introduce il caso più generale, dove gli stati non sono equiprobabili, quindi puoi misurare l’entropia anche in sistemi con distribuzioni più complesse. ↩︎
  2. Che parolone! La lingua italiana è meravigliosa. In filosofia trattasi di entità o evento che possiede in sé la finalità ultima o contingente del proprio essere o del proprio accadere ↩︎

Foto di copertina vocablitz da Pixabay

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Carogiù

“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

3 Comments

  1. Mi viene in mente anche l’esperimento dei metronomi che si sincronizzano:


    che mi ha sempre fatto venire in mente come ci influenziamo a vicenda, il più delle volte inconsapevolmente. Così, immersi in questa incredibile esperienza che è la VITA, con il suo fluire incostante e cosmicamente imprevedibile, noi siamo al timone della nostra coscienza nel tentativo di trovare la nostra felicità. Su cosa essa sia per ognuno di noi, beh, ci vorrebbero ore a comprenderlo.

    Qui lo stesso esperimento esposto dal prof. Vincenzo Schettini:

  2. Davvero molto interessante, grazie! Come ripetevano il fisico quantistico Bohm e il neuroscienziato Pribram a metà dello scorso secolo, tutto è uno e non siamo gli avatar di questa simulazione olografica che chiamiamo vita, ma i player che li guidano, la cui coscienza non risiede nel cervello – lettore di ologrammi e ologramma a sua volta – ma è esterna, in una nuvola di informazione che permea l’universo.
    E Malanga ripete sempre che l’entropia non è la formula del caos ma dell’ordine a cui tutto tende, perché passa dalla dualità del finto mondo olografico alla simmetria dell’universo. Immaginiamo un sistema diviso in due con palline bianche a sinistra e nere a destra, il presunto ordine, che con l’aumentare dell’entropia vede le palline mescolate tra di loro, stesso numero di bianche e nere a sinistra e a destra. Questo è vero ordine perché rispetta la simmetria, non il contrario!
    Non per nulla Bohm considerava l’universo come un sistema dinamico e olografico in continuo movimento, da lui appunto chiamato olomovimento, il cui ordine implicito non siamo in grado di percepire e il cui ordine esplicito è il risultato dell’interpretazione, da parte del nostro cervello, delle onde di interferenza che lo compongono. In questo universo tutto quello che ci sembra separato nell’ordine esplicito è invece parte di una “indivisa interezza”, come gorghi in un fiume che però fanno parte del fiume stesso. Nell’ordine implicito tutto è visibilmente uno! 🙂

  3. Condivido uno dei video-inchiesta più interessanti e ben fatti che abbia mai visto sull’argomento. È un lavoro impeccabile: documentazione solida, filo investigativo serrato e una narrazione che ti prende dalla prima all’ultima minuta.

    E, come riportato nel video dal min 16:00, posso confermare, per esperienza personale, che non ho più paura della morte, le questioni materiali hanno perso importanza e provo una compassione così profonda da commuovermi, a volte in modo quasi imbarazzante.

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