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Negli ultimi mesi, l’oggetto interstellare 3I-ATLAS ha catturato l’immaginario collettivo e al tempo stesso fatto traballare certezze accademiche.

Mi diletto di un po’ di astronomia e lo spazio interstellare è stata sempre una mia grande passione, per cui sto seguendo con interesse questa strana vicenda degli oggetti interstellari, che dal 2017 a oggi sono stati osservati in tre occasioni mentre attraversano il nostro Sistema Solare. 

3I-ATLAS è il terzo visitatore certo proveniente da fuori il Sistema Solare (dopo ‘Oumuamua e 2I/Borisov) ed è entrato nei “nostri” cieli con caratteristiche che generano forti dubbi, rispetto a quanto già astronomicamente conosciuto.

La traiettoria iperbolica, l’assenza (o la debolezza) di evidenti emissioni gassose, la sua orbita quasi allineata al piano dell’eclittica, l’accelerazione non puramente gravitazionale stimata: questi sono alcuni degli “indizi strani” che portano la comunità scientifica a interrogarsi sulla natura vera di 3I-ATLAS.

3I-ATLAS

Avi Loeb1, uno dei più audaci teorici in questa “arena spaziale”, avanza l’ipotesi che l’oggetto potrebbe non essere la classica cometa, ma un artefatto tecnologico, forse persino un veicolo di origine aliena in missione esplorativa.

Secondo Loeb, la mancata emissione di gas identificabili finora, nonostante la presenza di una chioma diffusa, è sospetta.

Inoltre la particolare precisione dell’orbita, la quasi coincidenza con il piano dei pianeti (eclittica), e alcune deviazioni non gravitazionali suggeriscono secondo lui che “qualcosa in più” stia agendo.

L’astrofisico ipotizza che un oggetto con un’orbita così rara (0,005% di probabilità) possa essere un veicolo alieno in esplorazione. La sua traiettoria lo porterà vicino a Marte, Venere e Giove entro il 2026, per poi allontanarsi definitivamente, a meno che non “accenda i motori” cambiando rotta.

Ha ipotizzato che l’oggetto potrebbe contenere emissioni radioattive (o generare energia internamente) e ha invitato a osservazioni ravvicinate da sonde o telescopi spaziali per verificare se esiste un motore attivo o manovre intelligenti.

In particolare, ha preso spunto dall’idea che se 3I-ATLAS esibisse accelerazioni non spiegabili con il semplice sublimarsi del ghiaccio, questo potrebbe costituire un “segno distintivo” di tecnologia attiva.

Qui il suo studio:

Ma la scienza non si regge solo sulle idee audaci; serve rigore e confronto. Molti astronomi e astrofisici rimangono fortemente scettici verso l’ipotesi “aliena”.

Le obiezioni principali sono: l’assenza finora di conferme indipendenti di manovre non gravitazionali, la difficoltà di escludere che le emissioni gassose siano troppo deboli per essere rilevate alle distanze osservate, i modelli alternativi che prevedono naturalmente comportamenti “anomali” nei corpi interstellari ancora poco compresi.

Un lavoro su eartharxiv.org intitolato Natural Origins of 3I-ATLAS ha criticato la metodologia di Loeb, sostenendo che i dati attuali sono compatibili con modelli naturali e che le conclusioni “tecnologiche” esulano dall’evidenza. Il The Guardian ha riportato che la NASA ha rigettato le idee più estreme, ricordando che le osservazioni finora non mostrano nulla di inconciliabile con un corpo naturale.

D’altro canto, qual è la posizione che potrebbe assumere Michio Kaku2?

Infatti alcuni amici hanno condiviso con me certi articoli che attribuirebbero dichiarazioni abbastanza improbabili, come questo:

Le parole agghiaccianti di Kaku: «Questo potrebbe riscrivere tutto… o porre fine a tutto».

Ma che ad una ricerca più attenta sono risultate, diciamo, estreme. Al Jazeera, ha verificato che alcune frasi attribuite a Kaku su 3I-ATLAS sono delle fake alla prova dei fatti verificabili

In realtà, ho trovato strano che non ci fosse qualche dichiarazione dello scienziato giapponese, ma non ho trovato finora pubblicazioni specifiche di Kaku su 3I-ATLAS che propongano una teoria dettagliata come quelle di Loeb.

Tuttavia sappiamo che ama “pensare in grande” e dare spazio alle possibilità futuristiche nel contesto del rigore scientifico.

Di solito Kaku tende a interpretare fenomeni ambigui come opportunità per riflettere su quello che potremmo scoprire, senza saltare immediatamente alle conclusioni estreme.

Dopotutto ritengo che, nel caso di 3I-ATLAS, uno scienziato come Kaku adotterebbe un atteggiamento cautamente eccitato.

Ho letto due suoi libri -Fisica dell’impossibile e Iperspazio – e credo che riconoscerebbe che l’oggetto ha caratteristiche insolite e che non possiamo chiudere la porta a ipotesi tecnologiche, ma al contempo sottolineerebbe la necessità di dati robusti (spettroscopia, misure di accelerazione precisa, osservazioni ravvicinate) prima di abbracciare scenari fantascientifici.

Orientativamente è evidente che le idee di Loeb oggi rappresentano una sfida provocatoria allo status quo della cosmologia, uno stimolo a riflettere su come distinguere “naturale” da “artificiale” nello spazio.

Le doverose obiezioni scientifiche servono da contrappeso, e sottolineano che affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. Kaku, se intervenisse, probabilmente chiederebbe temperanza e rigore insieme a stupore, specie in un contesto dove l’ignoto è ancora grande.

Nel frattempo, 3I-ATLAS resta un mistero affascinante: la natura “vera” verrà svelata dal prossimo round di osservazioni, non dalle speculazioni (per quanto stimolanti) in assenza di dati.

fonti:
– https://science.nasa.gov/image-detail/amf-7457a3a4-c465-44d8-ae44-82a97e6b004d/
– https://en.wikipedia.org/wiki/3I/ATLAS
– https://avi-loeb.medium.com/is-the-interstellar-object-3i-atlas-alien-technology-b59ccc17b2e3
– https://lweb.cfa.harvard.edu/~loeb/HCL25.pdf
– https://avi-loeb.medium.com/testing-the-nature-of-3i-atlas-by-its-non-gravitational-acceleration-4089015ceaee
– https://www.theguardian.com/science/2025/sep/11/interstellar-comet-nasa-alien-made
– https://www.aljazeera.com/amp/features/2025/10/3/are-internet-rumours-of-a-comet-hurtling-towards-earth-true

Foto di copertina Kev da Pixabay

  1. Avi Loeb è un astrofisico israeliano-americano, attualmente Professore alla Harvard University, noto per le sue posizioni un po’ provocatorie nel campo della ricerca degli oggetti interstellari e dell’ipotesi di vita extraterrestre.
    Loeb fa parte del progetto Galileo che mira a identificare segnali o manufatti alieni, e non ha paura di proporre idee fuori dal coro, accendendo spesso dibattiti intensi nella comunità scientifica. ↩︎
  2. Michio Kaku è un fisico teorico statunitense, molto conosciuto anche come divulgatore scientifico: esperto di teoria delle stringhe, di fisica quantistica e cosmologia, spesso appare su media per parlare del “futuro della scienza” in modo accessibile.
    Il suo stile è più rassicurante, tende a “aprire finestre sul possibile” piuttosto che puntare su idee radicali da dimostrare subito. ↩︎
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