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ISP Throttling il maglio del potere

4 minuti di lettura

Il Throttling degli ISP è come un maglio nelle mani dei potenti sempre pronti a zittire i dissidenti.

Come sappiamo nel mondo della “nuova normalità”, internet è diventato la piazza virtuale dove nascono e si organizzano movimenti sociali, gruppi di contestazione e dibattiti. Ma vi siete mai chiesti cosa succede quando qualcuno decide che certe voci danno troppo fastidio e non devono essere ascoltate?

Qui entra in gioco una pratica poco discussa ma estremamente insidiosa: l’ISP throttling.

Immagina di essere un attivista che cerca di diffondere informazioni su un abuso di potere o di organizzare una protesta online. Pubblichi contenuti, condividi video e usi piattaforme di messaggistica per coordinarti con altri.

Ma, all’improvviso, tutto rallenta. I tuoi video impiegano ore per caricarsi, le tue dirette streaming si interrompono continuamente e i messaggi ai tuoi contatti arrivano con ritardi assurdi.

Non è un problema tecnico casuale: potrebbe essere una precisa scelta del tuo provider di internet (ISP), influenzato da chi ha interesse a farti tacere.

Non solo questa è una cosa tecnicamente possibile, esiste già, ma i risvolti di questo tipo di tecnologie sono a dir poco inquietanti. Si legga qui → Perché ci vogliono vaccinare tutti?

Questo è esattamente ciò che può accadere quando le lobby di potere – siano esse governi autoritari, grandi aziende o gruppi economici – decidono di usare il throttling come strumento di controllo.

Limitando la velocità di connessione di individui o gruppi specifici, possono rendere inefficace qualsiasi tentativo di organizzazione o comunicazione. Senza bisogno di censure esplicite o blocchi totali, basta rallentare abbastanza da frustrare l’utente e farlo desistere dal proseguire.

La meschinità di questa pratica è che è difficile da dimostrare.

Quando la tua connessione rallenta, pensi subito a un problema tecnico o a un sovraccarico della rete. Ma se fosse invece una decisione mirata? Se il tuo ISP stesse ricevendo pressioni per “gestire” il traffico in modo da colpire proprio te o il sito che stai usando?

Non ci sono avvisi, non ci sono spiegazioni: semplicemente, la tua voce diventa sempre più debole fino a scomparire. Non è una mia paranoia e durante la psico pandemenza ne abbiamo avuto prova fin troppe volte di queste pratiche infami.

Questo tipo di manipolazione digitale è particolarmente pericoloso perché colpisce soprattutto chi non ha risorse per difendersi.

Oramai questo blog è online da oltre un anno e a un certo punto sembrava andare bene, con una media di un centinaio di visitatori al giorni con punte di qualche migliaio. Oggi se va bene si arriva a picchi di 150 di tanto in tanto e nonostante vari accorgimenti tecnici (SEO, condivisioni social, ecc.) non ho notato miglioramenti apprezzabili.

Non penso di essere vittima di una deliberata discriminazione digitale, ma desidero evidenziare che un grande media o un’azienda ricca può permettersi di cambiare ISP, investire in infrastrutture private o persino denunciare il provider.

Ma un attivista indipendente, un giornalista freelance o un cittadino comune? Per blogger come noi, il throttling può significare la fine dei giochi online.

E non parliamo solo di politica e dissidenza. Immaginatevi un’azienda piccola o media che cerca di competere con un gigante del settore. Se il colosso ha abbastanza influenza, potrebbe convincere gli ISP a rallentare i servizi dei concorrenti, rendendo praticamente impossibile per loro offrire un’esperienza utente decente.

In questo modo, il mercato viene distorto, e la libertà di scelta dei consumatori viene stritolata.

La verità è che l’ISP throttling non è solo una questione tecnica: è uno strumento potentissimo nelle mani di chi vuole mantenere il controllo. Può essere usato per zittire dissidenti, soffocare movimenti sociali, accusandoli di un qualsivoglia e non meglio identificato “crimine informatico”, favorendo interessi economici o manipolare l’informazione.

Questo può verificarsi fino a estreme conseguenze come il blocco dell’accesso agli ATM o ai conti bancari (e già successo con i camionisti in Canada e Visione TV di Francesco Toscano) e ai pagamenti on-line; può cambiare la forma ma la sostanza resta. E poiché è una pratica nascosta e difficile da provare, è anche una delle armi più efficaci per chi detiene il potere.

Allora, cosa possiamo fare? La prima mossa è informarsi e capire se siamo vittime di throttling. Testare la velocità della connessione, usare una VPN per vedere se le prestazioni migliorano, monitorare il comportamento della rete durante determinate attività.

Se scopriamo che qualcosa non quadra, dobbiamo alzare la voce. Denunciare il problema, cercare alternative e, se possibile, passare a provider più trasparenti. Ma soprattutto,

dobbiamo iniziare a trattare l’accesso a internet come un diritto fondamentale, non come un privilegio negoziabile.

Fintanto che le compagnie e i governi avranno il controllo totale sulle nostre connessioni, la libertà di espressione sarà sempre a rischio. E nel momento in cui smettiamo di avere una voce online, smettiamo di avere un ruolo nella società.

Ma forse è proprio ciò che vogliono. Non avere nulla ed essere felici lo stesso.

ISP Throttling - Non avere nulla ed essere felici by WEF
Fonte immagine: Twitter

«Perché vuoi possedere un cellulare, se puoi semplicemente noleggiarlo? Perché non dovresti affittare il tuo frigorifero, o la tua lavatrice, o la tua lavastoviglie? Perché vuoi possederlo?»

La giovane leader globale del WEF, Ida Auken, già nel 2016 offriva una visione del futuro senza proprietà, in cui prodotti, strumenti ed elettrodomestici vengono affittati e condivisi, in quella che è nota come “economia circolare”, anziché essere posseduti a titolo personale.

Sembra fico ma questo potrà essere possibile solo se il tuo punteggio di credito sociale di bravo cittadino digitale sarà sufficientemente alto e non avrai superato la tua indennità settimanale di carbonio e naturalmente se sarai in regola con tutte le punture obbligatorie.

Altrimenti, il CBDC (il tuo conto bancario digitale) che stai utilizzando per affittare tutto ti verrà bloccato e non potrai portare a termine alcuna transazione che ti consentirà di vivere secondo il loro concetto di libertà.

Ida Auken, membro del parlamento danese.
Qui il discorso completo

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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Carogiù

“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

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