Molti di noi si sono sentiti dire, almeno una volta nella vita: “non parlare a degli sconosciuti”.
Tradizionalmente, questo suggerimento, indirizzato per lo più ai bambini, nasce dalla loro naturale indole fiduciosa, che li può esporre al rischio di cadere nelle mani di malintenzionati.
Non contesto la ragionevolezza di questo diktat per quanto riguarda un bimbo: parlare a degli sconosciuti, per un minore, può significare diventarne potenzialmente vittima e tanti esempi ne abbiamo visto nella storia e nella cronaca.
In realtà, molti studi di psicologia sembrano suggerire che stabilire un contatto ed avviare una conversazione con soggetti sconosciuti, apporti dei benefici tangibili, come un migliore tono dell’umore e sul senso di sicurezza di sé.

Nel testo: “The Power of Strangers“, Joe Keohane scopre i sorprendenti benefici derivanti dal parlare con gli sconosciuti, esaminando come anche interazioni superficiali possano aumentare empatia, felicità e sviluppo cognitivo, alleviare la solitudine e l’isolamento, e radicarci nel mondo, approfondendo il nostro senso di appartenenza.
In genere sottovalutiamo quanto si potrebbe imparare in una conversazione occasionale con persone che non si conoscono
Diffidenza che nasce dal fatto che la conversazione con uno sconosciuto non ha specifici elementi di prevedibilità.
Come dire: non posso sapere cosa potrei imparare da questa conversazione, quindi non sono stimolata ad intraprendere questa specifica esperienza.
In realtà, proprio uno degli aspetti più interessanti di un’interazione con uno sconosciuto risiede nella totale assenza di pregiudizi e di conoscenza della nostra storia personale.
Questi sconosciuti sono davvero importanti poiché ci osservano con occhi nuovi, liberi dal peso del nostro passato e dalle aspettative preconfezionate.
In questa conversazione nuova, fresca, in questo sguardo privato della stanchezza, delle abitudini e delle idee costruite con l’esperienza, possiamo ritrovare in noi stessi, dei “nuovi” noi stessi, nella pulita superficie riflettente di un mondo nuovo.
Per questo motivo è spesso più semplice parlare di aspetti che ci preoccupano, ci angosciano o di cui ci vergogniamo con sconosciuti, che sia uno psicoterapeuta o uno sconosciuto che aspetta il bus alla pensilina insieme a noi.
In quel momento, in quel contatto, noi esistiamo in un modo del tutto nuovo.
Il contatto con uno sconosciuto o una sconosciuta può esaurirsi nell’arco del tempo di attesa di un bus, di un viaggio in treno, nella sala di aspetto del medico, ma può anche arricchirsi e lasciare spazio ad un interesse nuovo che può riservare molte sorprese.
Il film “prima dell’alba”, uscito nel 1995, ha tratto ispirazione da una vicenda vera accaduta al regista Richard Linklater.

Il regista ha raccontato durante un’intervista che, nel 1989, quando lui era ventinovenne, incontrò casualmente una ventenne in un negozio di giocattoli a Philadelphia.
Linklater stava facendo visita alla sorella prima di tornare a New York e tra i due nacque immediatamente un’intesa, e passarono insieme una notte a conversare, passeggiare e approfondire temi che spaziavano dall’arte alla filosofia (proprio come accade a Jesse e Céline nel primo film della trilogia).
Il regista ha voluto cercare, con questa trilogia1, di incastonare un momento unico da lui vissuto che, per una serie di circostanze, non ha avuto seguito ma che è rimasto fortemente impresso nella propria memoria.
Insomma, parlare agli sconosciuti è un’esperienza interessante e benefica, ci consente di ingaggiare un dialogo che non lascia spazio al giudizio o alla vergogna, aspetti che possono invece intervenire su una relazione più intima e profonda.
Più intimità abbiamo con qualcuno e più tenderemo a concentrarci sugli attributi positivi ma noteremo anche difetti e fallimenti e gli effetti che essi creano su di noi e su gli altri possono causare molto dolore.
Parlare agli sconosciuti ci può aiutare a superare preconcetti e idee preconfezionate
Idee che tendiamo a costruire con il solo giudizio esterno su – per esempio – un determinato tipo di abbigliamento, stile ed etnia.
Viviamo continuamente di pregiudizi, che ne siamo consapevoli o meno. Concederci la libertà di superarne qualcuno – iniziando magari con una semplice domanda Perché dovrei? – non può che darci un senso di sollievo e incrementare il nostro senso di appartenenza alla comunità e al mondo.
proviamo lasciarci andare a quest’esperienza (per qualcuno del tutto nuova) e potremmo incontrare tanto delle resistenze e della diffidenza, quanto una scintilla di umanità che non può che risultare efficace nel ricordarci il nostro bisogno di “restare umani“.
- Il film è il primo capitolo di una trilogia che Linklater ha dedicato alla medesima coppia di protagonisti. I sequel sono Before Sunset – Prima del tramonto del 2004 e Before Midnight del 2013. I due attori riprendono i rispettivi ruoli anche nel film d’animazione Waking Life del 2001, dello stesso Linklater ↩︎
Foto di copertina by themoviedb.org dal film “Prima dell’alba”
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Hai sempre un tocco speciale nel trattare certi argomenti. Parlare agli sconosciuti ha dentro una tensione che va oltre la semplice frase, è come quella regola che da bambini ci ripetevano fino alla nausea e che da adulti scopriamo essere quasi un paradosso esistenziale perché la vita autentica sta proprio nel confronto e nella relazione con ciò che non conosciamo davvero, negli occhi di chi incrociamo per caso per strada o nelle idee che non abbiamo mai preso in considerazione; e qui c’è una verità che sfugge a molti: il rischio non è nello sconosciuto in quanto altro da noi ma nella nostra incapacità di guardarlo e ascoltarlo, perché se evitiamo la conversazione con l’altro finiamo per evitare lo specchio della nostra stessa oscurità e potenzialità.
C’è un aforisma che gira da anni in rete che dice più o meno così:
e in quella frase c’è il cuore del dubbio e della curiosità, quella inquietudine che spinge a mettere in discussione le mappe mentali ereditate e ad abbracciare l’insicurezza come luogo di incontro reale.
Viviamo in un’epoca in cui i media e le piattaforme tecnologiche sembrano moltiplicare le connessioni ma in realtà spesso coltivano l’isolamento: commentiamo vite che non conosciamo davvero, scrolliamo pensieri senza ascoltarli davvero e poi ci meravigliamo se tutto sembra più rumoroso che significativo, se la conversazione autentica tra sconosciuti diventa un rischio da evitare anziché un’avventura da abbracciare.
E nel nostro tempo il “parlare agli sconosciuti” non è una leggerezza, è un atto di coraggio che richiede di sospendere i pregiudizi, di riconoscere la dignità al di fuori delle nostre categorie rassicuranti e di capire che l’altro è sempre un territorio da esplorare e non un pericolo da scansare, è apertura alla differenza che ci rinnova e ci fa pensare profondamente, non solo reagire in superficie.