Dubito Ergo SumECOSOFIALa CO2 e l’aria che diventa legno
Dubito Ergo SumECOSOFIALa CO2 e l’aria che diventa legno
ECOSOFIA

La CO2 e l’aria che diventa legno

6 minuti di lettura

Mentre lavoravo a uno dei miei bonsai mi sono ritrovato a pensare alla CO2 e l’aria. All’anidride carbonica il gas serra nemico pubblico numero uno.

Qualche giorno fa un amico mi ha mostrato un suo bonsai che mi ha attratto più degli altri e sul quale sta lavorando da circa 3 anni: un piccolo carpino. Le sue radici sono confinate in pochi litri di substrato, la potatura è lenta e paziente, con le stagioni che scandiscono un ritmo che sembra sospeso nel tempo.

Anno dopo anno, il tronco si è ispessito, la corteccia si increspata, la chioma espansa e la massa lignea cresce in modo tangibile.

Così, mentre innaffio il mio bonsai, mi fermo e mi chiedo: da dove viene tutta questa massa? Il legno, le foglie, i fiori, i frutti.

Non è una domanda poetica, è proprio un dubbio fisico. Mi ero già posto una domanda simile da ragazzino ma poi la vita (?) frenetica ti porta per altre strade e… ti perdi.

Il vaso contiene pochi ettogrammi di terra, l’acqua che verso certamente serve ma per lo più evapora o traspira, eppure l’albero accumula grammi su grammi, solidificandosi.

L’intuizione ci porterebbe a pensare al substrato, al concime, ma un certo Jan Baptist van Helmont, discepolo di Paracelso, ha già smentito questa idea secoli fa.

Durante le sue ricerche arrivò ad identificare un un fluido aeriforme e sostanzialmente caotico che chiamò GAS, traendo spunto dalla parola greca χάος, caos1. Ricordiamocelo.

Dopodiché identifica tre componenti atmosferiche:

  1. il diossido di carbonio (la CO2, nd.a.), che definisce gas silvestre,
  2. l’idrogeno, che chiama gas pingue e
  3. il metano, cui dà il nome gas inflammeo.

Tra il 1610 e il 1630 piantò un salice di due chilogrammi in novanta chili di suolo essiccato, lo innaffiò per cinque anni e lo ritrovò pesante settantasei. Il terreno? Aveva perso meno di sessanta grammi. La bilancia non mente: la massa non veniva dalla terra.

Nel suo Ortus Medicinae2 compare per la prima volta nella storia il termine gas:

Ovvero: “Le confutazioni sono quello spirito selvaggio che, anche quando acceso, non può uscire da un recipiente chiuso. Chiamo questo spirito finora sconosciuto con il nuovo nome di Gas, che non può essere né forzato né riportato in un corpo visibile se prima non ne è stato estinto il seme”3.

Per decenni abbiamo cercato nell’acqua, nei sali minerali, nelle “virtù” del substrato. Molti credono ancora dal famoso trio NPK. Poi, quando la chimica e la fisica hanno iniziato a guardare oltre il visibile, è emersa una verità che ancora oggi mi lascia senza fiato:

gli alberi sono fatti sostanzialmente d’aria, o dall’aria.

Più precisamente, di anidride carbonica. La CO2, quel gas che dell’atmosfera ne rappresenta appena una frazione minuscola (lo 0,04%, n.d.a.4), eppure basta che passi attraverso i microscopici pori delle foglie (stomi, n.d.a.)per essere smontato atomo per atomo.

Il carbonio viene trattenuto, l’ossigeno restituito. Quel carbonio diventa glucosio, poi cellulosa, poi lignina. Diventa tronco, corteccia, radice. Diventa legno! Citando Feynman dico che «comprendere il meccanismo non spegne la meraviglia, la accende».

Un bonsai non è un frammento di terra che ha imparato a stare in piedi. È atmosfera materializzata, cucita insieme da legami elettromagnetici e alimentata da fotoni che hanno viaggiato per cento e più milioni di chilometri. Mentre lo osservo, mi rendo conto che sto guardando aria che ha scelto di restare.

E qui mi collego al concetto di collasso della funziona d’onda che ho espresso in Entropia vita morte e coscienza.

La fotosintesi non è un dettaglio ecologico tra tanti: è il fondamento silenzioso di tutto ciò che mangiamo, respiriamo e costruiamo. Circa la metà del peso secco di qualsiasi pianta è carbonio prelevato direttamente dall’aria.

fotosintesi - bonsai e CO2

Senza CO₂, le foglie non avrebbero materia prima da fissare.

Senza carbonio fissato, niente glucosio. Niente cellulosa. Niente struttura. E senza struttura vegetale, crolla la base di quasi tutte le reti trofiche terrestri.

La storia geologica lo conferma: quando la CO₂ atmosferica scendeva sotto le 180 ppm, durante le ere glaciali, la produttività primaria si contraeva. Le piante dette C3, tra cui grano, riso e la maggior parte degli alberi, entravano in stress.

Solo risalendo verso le 280 ppm la fotosintesi ha ritrovato il suo ritmo, permettendo l’espansione delle foreste, la nascita dell’agricoltura e, di riflesso, la crescita delle civiltà.

La CO₂ non è un residuo da temere in sé: è il mattone invisibile su cui poggia la vita complessa.

Spingendo il ragionamento fino in fondo, emerge un nesso che oggi è scomodo evidenziare:

Se scendesse drasticamente, la fotosintesi diventerebbe inefficiente, le rese agricole crollerebbero, la biomassa globale si ridurrebbe e così meno cibo per tutti.

In un mondo con meno cibo e meno materie prime vegetali, la capacità di sostenere miliardi di persone verrebbe meno. Non per decreto, ma per legge biogeochimica.

La demografia umana poggia su una precisa base biologica: il flusso annuale di carbonio fissato dagli ecosistemi.

Estremizzando, una riduzione prolungata della CO₂ comporterebbe un ridimensionamento demografico forzato. La natura non negozia. Se la materia prima cala, il numero di organismi complessi che possono essere mantenuti si adegua, leggasi qualcuno si estingue.

A questo punto dovrebbe cominciare ad essere chiaro come queste mie riflessioni abbiano un riflesso nella sfera pubblica.

Ho letto spesso come questa constatazione venga strumentalizzata per sostenere politiche di denatalità, presentate come “necessarie” per l’equilibrio ecologico.

Ma la Scienza, quella senza l’H, descrive vincoli e processi, non legittima interventi coercitivi. La storia ci ha già mostrato i limiti etici e pratici di ogni tentativo di controllare la vita umana con la forza.

Inoltre, il legame tra CO₂ e popolazione non è matematico: la produttività dipende da suolo, acqua, varietà coltivate, gestione, innovazione.

Remember Bill gates at TED 2010 quando “suggerì” di ridurre le emissioni riducendo la popolazione

Nel corso dei secoli abbiamo imparato a produrre più cibo senza dipendere esclusivamente da ciò che il clima o il suolo ci offrivano spontaneamente. L’irrigazione, la selezione delle sementi (non gli OGM, i TEA o le NGT), la cura dei terreni ci hanno dato respiro.

Ma tutto questo non cancella un fatto elementare: senza anidride carbonica nell’aria, nessuna pianta cresce. Nessun intervento umano può sostituire, modificare o pretendere di gestire il carbonio che le foglie assorbono semplicemente stando al sole.

Eppure, quando si parla di limiti ambientali, si affaccia spesso l’idea che la soluzione sia ridurre il numero di persone. A me sembra un macroscopico errore di prospettiva. Ma abbiamo filoni di gran signori che sostengono questa visione e si definiscono pure filantropi!

Siamo il carbonio che vogliono ridurre.

La natura non è un asset che si gestisce chiedendo alla gente di fare meno figli, ma capendo come funziona e adattando il nostro modo di vivere. La risposta ai vincoli ecologici non sta nel controllare la vita, ma nello studiare i suoi equilibri e armonizzarsi con essi. Non è togliendo che si costruisce equilibrio, è comprendendo.

Ciò che conta, in definitiva, non è inseguire numeri ideali di concentrazione atmosferica, ma riconoscere che il ciclo del carbonio è un sistema dinamico, antico e interdipendente. Ogni variazione significativa, in eccesso o in difetto, produce effetti a catena che la biosfera assorbe e ricalibra, e, diciamolo, fregandosene di noi umani.

La nostra responsabilità non è decidere quanta CO₂ “dovrebbe” esserci, ma comprendere come i nostri gesti – dalla cura di un bonsai alla scelta di un modello agricolo – si inseriscano in questo flusso. Non siamo spettatori. Siamo parte del tutto.

E lasciatemi dire una cosa: quando ci dicono ‘modelli ecologici’, ‘agricoltura sostenibile’, stanno parlando della sostenibilità dei modelli economici, non di quella ambientale.

Feynman diceva che la scienza non smonta la poesia della natura; la rivela, e da queste considerazioni dovremmo realizzare che madre Natura dal caos ha generato l’ordine.

Sapere che il legno del mio bonsai è atmosfera fattasi materia, che il carbonio nelle mie ossa ha fluttuato come CO₂, che la luce solare diventa legame chimico e poi massa solida, non mi rende freddo e razionale. Mi rende consapevolmente partecipe.

Non siamo separati da questo ciclo. Siamo una sua variabile temporanea. La stessa fotosintesi che trasforma l’aria in quel carpino; trasforma il grano in pane, il pane in cellule, le cellule in pensiero.

Ridurre la CO₂ a bòtte di ETS è solo uno stratagemma per far arricchire i soliti noti. Agire con scellerate politiche green non sarebbe un “ritorno all’equilibrio”, ma un’emorragia del sistema che ci sostiene- vedi Transizione energetica e accaparramento dei terreni.

La vera responsabilità ecologica non sta nel fissare quanti esseri umani possono esserci – com’era scritto sulle Georgia guidestones -, ma nel proteggere i flussi di materia ed energia che rendono possibile la loro esistenza.

In un certo senso gli alberi non sono un prodotto della terra ma sono anime eteree scolpite dalla luce.

Ogni volta che modello un ramo del mio bonsai o lo innaffio, non vedo solo una pianta, ma un dialogo tra GAIA e il sole attraverso la chimica. Sento il patto invisibile che ci tiene in piedi.

E mentre scrivo spero che chi leggerà queste righe, la prossima volta che guarderete un albero, o anche solo una pianta in vaso sul balcone, sii fermi un istante in più a riflettere.

La vera scienza non ci impone cosa fare. Ci mostra ciò che è possibile. Spetta a noi scegliere con consapevolezza.


Nota metodologica: I dati fisiologici e biogeochimici riportati sono coerenti con la letteratura scientifica consolidata (es. Taiz & Zeiger, Plant Physiology; IPCC AR6; studi sulla risposta fotosintetica C3 alla CO₂). Le considerazioni demografiche e politiche le presento come analisi di sistema, non come prescrizioni. Il riferimento a Feynman riprende temi trattati in Six Easy Pieces e nelle conferenze BBC, dove il fisico sottolineava come la comprensione dei meccanismi naturali non impoverisca, ma arricchisca, la percezione della realtà.


  1. Il termine greco χάος (“cháos”) è all’origine della parola italiana “caos”. Però il significato antico era un po’ diverso da quello moderno. In greco antico χάος indicava soprattutto un’apertura immensa, uno “spalancarsi”, un vuoto originario. Non era semplicemente disordine nel senso comune di oggi. Nella cosmologia di Esiodo, per esempio, il Chaos è la condizione primordiale da cui emergono il cosmo, la terra e le altre forze della realtà. Una specie di abisso originario più che una confusione casuale. Col tempo, soprattutto attraverso il latino “chaos”, il termine ha assunto il significato moderno di disordine, confusione, mancanza di struttura. È interessante perché dentro la parola “caos” sopravvive ancora quell’idea antica: non solo distruzione o confusione, ma anche spazio potenziale da cui qualcosa può nascere. ↩︎
  2. “Ortus medicinae id est initia physicae inaudita. Progressus medicinae nouus” – La nascita della medicina, ovvero gli albori della fisica, è un fatto senza precedenti. Un nuovo passo avanti nella medicina. ↩︎
  3. Grazie e questa definizione Van Helmont è considerato tra i precursori della iatrochimica. Intuiva che nei processi vitali esistessero sostanze invisibili capaci di trasformare la materia. Qualche decennio più tardi, gli studi di Joseph Priestley e Jan Ingenhousz avrebbero collegato questi “spiriti” aeriformi ai processi respiratori e alla nutrizione delle piante, aprendo la strada alla comprensione degli scambi gassosi e della fotosintesi. ↩︎
  4. Detto in modo semplice: su 10.000 molecole presenti nell’atmosfera, circa 4 sono CO₂. Nonostante la percentuale sembri piccola, la CO₂ ha un ruolo molto importante nei cicli biologici, nella fotosintesi e nell’effetto serra terrestre. ↩︎

Acronimi
– NPK: Azoto Fosforo e Potassio
– OGM: Organismi Geneticamente Modificati
– TEA: Tecniche di Evoluzione Assistita
– NGT: Nuove Tecniche Genomiche
– ETS: Emission Trading System

fonti
https://heritagelab.italgas.it/storia/questo-spirito-finora-sconosciuto-io-lo-chiamo-gas-lortus-medicinae-e-il-primo-libro-del-mese/
https://www.eunews.it/2024/02/07/ogm-eurocamera-nuove-tecniche-genomiche/
Monolignolo
Shikimato
Lignina
Siringato


Foto di copertina Robert Balog da Pixabay

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“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

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