Dubito Ergo SumSOCIETA'Modificare biologicamente l’uomo
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Modificare biologicamente l’uomo
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Modificare biologicamente l’uomo

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Modificare biologicamente l’uomo era un’idea che fino a pochi anni fa apparteneva quasi esclusivamente alla fantascienza. Oggi non siamo ancora arrivati a quel punto, ma, se ci avete fatto caso, qualcosa è cambiato. Non tanto nella tecnologia, quanto nel modo in cui ne parliamo.

Osservando le discussioni sui social e i dibattiti accademici degli ultimi quindici anni emerge uno schema curioso. Un pattern che, preso in esame di volta in volta singolarmente, potrebbe sembrare irrilevante.

Osservato nel suo insieme, invece, pone seri dubbi che meritano attenzione.

Tra il 2010 e il 2012 il tema era soprattutto capire se certe idee fossero persino pensabili. In quel periodo comparvero articoli e discussioni che affrontavano apertamente una domanda fino ad allora quasi tabù:

è possibile modificare biologicamente l’essere umano per affrontare problemi collettivi?

Uno degli esempi più noti di quel periodo è rappresentato dalle dichiarazioni del bioeticista Matthew Liao, direttore del Centro di Bioetica del College of Global Public Health della New York University.

Il dottor Liao, illustrava la sua visione sulla manipolazione genetica delle persone con l’obiettivo di salvare il pianeta.

Già all’epoca mi sembrava una follia, ma tra le proposte più discusse vi erano l’ipotesi di ridurre l’impatto ambientale intervenendo sui comportamenti umani.

Non solo, ma anche sulla possibilità di favorire predisposizioni considerate socialmente utili e perfino l’idea di adattare l’essere umano ai limiti del pianeta invece di adattare il pianeta alle esigenze dell’uomo.

In quel momento il dibattito sembrava marginale. Molti lo considerarono una provocazione speculativa. Qualcosa da discutere nelle università ma destinato a non uscire mai dalle aule accademiche.

Ma non ho mai dimenticato la questione e guarda caso, dopo qualche anno accadde qualcosa di interessante.

Tra il 2013 e il 2020 il focus della discussione cambiò. Non si trattava più di stabilire se l’idea fosse concepibile. La domanda diventò se fosse eticamente accettabile. Uno slittamento che in parte mi soprese, ma che da un lato, dentro di me, non mi meravigliava affatto.

Nacquero interi filoni dedicati al cosiddetto Progresso Morale1 (moral enhancement o ME, nda). L’argomento non riguardava più soltanto la genetica. Entravano in gioco le neuroscienze, certo, ma alla festa si erano unite la farmacologia, la psicologia e le biotecnologie.

La questione era diventata:

se fosse possibile aumentare cooperazione, empatia o senso morale attraverso interventi biologici, sarebbe giusto farlo?

Avete presente quando si dice «ne stiamo davvero discutendo?». La differenza può sembrare sottile, ma le implicazioni sono enormi.

Quando una società smette di chiedersi se qualcosa sia pensabile e inizia a chiedersi se sia giusto farlo, la finestra del possibile si è già spostata.

Dal Covid (2020) ad oggi il cambiamento appare ancora più evidente. Una parte crescente della discussione riguarda regolamentazione, governance e limiti.

In altre parole, non si parla più soltanto della possibilità teorica di intervenire sull’essere umano. Si discute chi dovrebbe decidere, quali interventi autorizzare e quali proibire!

Vi ricordate della finestra di Overton, più volte citata in questo blog? Ebbene se osserviamo il fenomeno attraverso questa lente il percorso sembra quasi banale, didattico per certi versi.

Modificare biologicamente l’uomo

Naturalmente questo non dimostra che esista un piano coordinato. Ma lo schema esiste, è lì sotto i nostri occhi e può essere osservato, per chi vuol vedere.

Sintetizzando il pattern che vedo io è questo:

Sembrerebbe finita qui, e invece no. Perché ancora più interessante è il fatto che tre settori apparentemente indipendenti sembrano convergere verso llo stesso concetto.

  • Il primo è l’editing genetico umano.
  • Il secondo è quello delle neurotecnologie e della modulazione del comportamento.
  • Il terzo è rappresentato dal progresso morale e dal Miglioramento comportamentale.

Si tratta di discipline differenti, con obiettivi e tecnologie diverse. Ma tutte finiscono per ruotare attorno alla stessa domanda:

fino a che punto è legittimo intervenire sull’essere umano per produrre risultati ritenuti desiderabili per la collettività?

Prese singolarmente sembrano tutte teorie affascinanti e per molti aspetti anche condivisibili, ma la questione diventa ancora più delicata quando entrano in gioco obiettivi considerati nobili.

Salute pubblica. Sicurezza. Sostenibilità ambientale. Riduzione della violenza. Benessere collettivo.

Chi si opporrebbe a tali finalità?

La storia insegna che molte delle trasformazioni più profonde non sono state introdotte come strumenti di controllo. Sono state presentate come soluzioni a problemi reali.

Il periodo psico-pandemico dovrebbe averci insegnato qualcosa in merito. Tuttavia questo non vuol dire che dietro ogni innovazione o cambiamento si nasconda necessariamente un progetto di dominio.

Ma pone all’attenzione che sarebbe incredibilmente ingenuo ignorare completamente la possibilità che interessi politici, economici o finanziari possano orientare certe direzioni di sviluppo.

Dopotutto le grandi trasformazioni tecnologiche non avvengono di punto in bianco. Richiedono investimenti, centri di ricerca, fondazioni, organismi sovranazionali, partnership pubblico-private e reti di influenza capaci di determinare quali progetti ricevano attenzione e quali vengano abbandonati.

E queste cose esistono sono reali, e sono appannaggio di élite di potere sovrannazionali che il più delle volte si incarnano in potentissimi gruppi finanziari come Blackrock, Vanguard, State Street.

Quando osserviamo, ed è tuttora in corso, la crescente convergenza tra biotecnologie, neuroscienze e governance globale, la domanda non dovrebbe essere se esista una cospirazione o meno. La domanda dovrebbe essere un’altra.

Chi decide quali caratteristiche umane devono essere preservate e quali migliorate?

personalmente ritengo che la vera questione non è se qualcuno stia già modificando biologicamente l’uomo per finalità sociali. Su questo ho pochi dubbi anche se non esistono prove pubbliche sufficienti.

La questione principale è comprendere se il terreno culturale e filosofico per accettare tali possibilità sia già stato preparato e se siamo ancora i tempo per smontarlo.

Osservando il percorso degli ultimi quindici anni, il dubbio appare quantomeno legittimo.

La finestra di Overton non è un oracolo e non ci dice cosa accadrà domani. Ci mostra però come il terreno venga preparato molto prima che un cambiamento diventi visibile.

È per questo che dovremmo prestare attenzione ai mutamenti lenti, quasi impercettibili, che ridefiniscono ciò che consideriamo normale. Il resto è spesso rumore mediatico.

Un flusso continuo di informazioni, polemiche, paure, rivelazioni e contro-rivelazioni che assorbe la nostra attenzione senza modificare realmente il corso degli eventi.

Mentre discutiamo di ciò che occupa le prime pagine, qualcun altro sta già ridefinendo le regole del gioco.

Se esiste una lezione da trarre da queste mie quasi ovvie considerazioni, è che il potere raramente si consolida attraverso imposizioni improvvise.

Molto più spesso avanza attraverso piccoli spostamenti culturali, graduali e silenziosi. E quando ce ne accorgiamo, ciò che ieri sembrava impensabile è già diventato normale.

  1. Progresso morale: Criteri ed esempi” di Christoph Lumer. fornisce una teoria generale del progresso morale, distinguendone tre tipologie principali:
    Miglioramento dell’etica (P1): un progresso nella conoscenza etica, che può riguardare la metaetica, l’etica normativa o l’etica applicata. Questo miglioramento è guidato dalla riflessione epistemologica ed etica e dalla ricerca empirica.
    Miglioramento della moralità in senso stretto (P2): un progresso che avviene all’interno dei sistemi morali socialmente condivisi e della moralità individuale, migliorando la qualità delle norme e dei valori praticati.
    Miglioramento mondano secondo criteri di bene sociale (P3): un progresso che si verifica nel mondo reale, ovvero un cambiamento delle condizioni sociali valutato positivamente secondo criteri di bene sociale moralmente giustificati. ↩︎

Fonti

Foto di copertina: Taras Yasinski da Pixabay

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“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

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