GENERAZIONE-X
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Noi della Generazione X siamo probabilmente l’ultima generazione ad aver conosciuto la libertà senza doverla definire.

Ascoltavo questa playlist mentre i pensieri hanno cominciato a viaggiare…

Siamo stati una generazione libera non perché fosse perfetta. Non perché il mondo fosse migliore. Ma perché gran parte delle esperienze che hanno formato il carattere di chi è nato tra la metà degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta si sono svolte lontano dagli schermi, dagli algoritmi e dalla sorveglianza di massa diffusa che oggi accompagna ogni gesto quotidiano.

Noi della Generazione X siamo cresciuti in una terra di mezzo che oggi sembra quasi impossibile da immaginare.

Abbastanza vicini al Novecento da comprenderne i codici e abbastanza vicini al nuovo millennio da assistere alla nascita della rivoluzione digitale. Usavamo la calcolatrice e ora l’intelligenza artificiale. Ne capiamo i pregi e i pericoli. Soprattutto questi ultimi.

Abbiamo scritto lettere a mano – lo faccio ancora – e inviamo e-mail. Consultavamo enciclopedie cartacee e ora usiamo i motori di ricerca. Abbiamo vissuto il passaggio da un mondo che richiedeva pazienza a uno che pretende velocità.

Forse è proprio questa posizione intermedia ad averci reso difficili da catalogare. Troppo giovani per appartenere ai Baby Boomers. Troppo vecchi per identificarci nelle logiche delle generazioni successive.

Siamo cresciuti senza tutorial, senza GPS e senza smartphone. Se volevamo sapere qualcosa dovevamo cercarla. Per incontrare gli amici dovevamo uscire di casa. Se sbagliavamo, spesso nessuno era lì a proteggerci dalle conseguenze.

Abbiamo imparato a drizzare le antenne ogni qualvolta sentiamo puzza di bruciato.

Quella scuola di vita vissuta ha lasciato un segno profondo in ognuno di noi. Ci ha insegnato a cavarcela. A diffidare delle soluzioni facili e dei falsi profeti. A sviluppare un istinto che oggi sembra quasi ridicolo e démodé.

E’ l’istinto di verificare prima di credere.

Le informazioni arrivavano da più direzioni. Le opinioni si formavano lentamente. Le relazioni esistevano anche senza essere registrate, archiviate o monetizzate da qualche piattaforma.

Quando il mondo è entrato nell’era della connessione permanente, noi della Generazione X non l’abbiamo subita passivamente. L’abbiamo osservata e adottata quando serviva; rifiutata quando diventava invasiva.

Forse perché ricordiamo ancora un tempo in cui essere raggiungibili non era considerato un obbligo.

Molti ci descrivono come cinici realisti. In realtà potremmo essere semplicemente prudenti.

Chi ha visto cambiare il mondo più volte sviluppa una naturale diffidenza verso le verità assolute. Sa che le mode passano. Sa che le narrazioni cambiano; che ciò che oggi viene presentato come inevitabile domani potrebbe apparire assurdo.

Anche durante gli anni della pandemia questa caratteristica è emersa con forza. Al di là delle scelte individuali e delle convinzioni o debolezze personali, molti di noi appartenenti alla Generazione X hanno mostrato un’inattesa – per lorsignori – resistenza psicologica alle pressioni collettive.

Non necessariamente per ribellione. Piuttosto per abitudine al pensiero autonomo. Per quella tendenza a porsi domande prima di accettare risposte preconfezionate.

Forse è stato il frutto di un’infanzia vissuta senza filtri digitali. Magari il risultato di un percorso iniziato quando l’autorità doveva ancora guadagnarsi credibilità invece di imporla e pretenderla.

O forse è semplicemente la conseguenza di aver vissuto abbastanza a lungo da riconoscere che la realtà è sempre più complessa degli slogan.

Noi della Generazione X siamo un ponte tra due epoche.

Generazione X - un ponte tra mondi

Abbiamo visto il mondo analogico raggiungere il proprio apice e il mondo digitale conquistare ogni spazio disponibile. Conosciamo la scarsità delle informazioni e la loro abbondanza incontrollata. Abbiamo imparato a orientarci senza mappe e oggi usiamo sistemi capaci di generare risposte in pochi secondi.

Tra la calcolatrice e l’intelligenza artificiale c’è un’intera storia umana. Una storia che Noi abbiamo attraversato in prima persona.

Forse per questo continuiamo a sfuggire alle definizioni, gli incasellamenti e le etichette.

Se esiste una caratteristica che ci distingue davvero non è la nostalgia del passato né l’entusiasmo per il futuro.

È la capacità di attraversare il cambiamento senza consegnargli completamente la propria identità.

In un’epoca che sembra chiedere continuamente conformità, questa potrebbe essere l’unica forma di libertà.

La più rara di tutte.

5/5

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Carogiù

“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

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