Dubito Ergo SumGeopoliticaGas adriatico e armi chimiche
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Geopolitica

Gas adriatico e armi chimiche

3 minuti di lettura

Quando si parla di gas dell’Adriatico, le discussioni si concentrano quasi sempre sulle trivellazioni, sull’ambiente e sulla dipendenza energetica. C’è chi sostiene che l’Italia stia rinunciando a una parte delle proprie risorse mentre la Croazia continua a sfruttare i giacimenti offshore presenti dall’altra parte dell’Adriatico.

C’è chi punta il dito contro una normativa considerata troppo restrittiva e chi, al contrario, ritiene che i vincoli ambientali siano una necessità imprescindibile. Nei momenti di crisi energetica, come quello attuale Il dibattito si riaccende per poi tornare lentamente sullo sfondo.

Molto meno conosciuta è un’altra storia che riguarda lo stesso mare. Una storia raccontata dal giornalista Gianni Lannes prima nel suo libro “Bombe a mare” e poi in questa recente intervista per San marino RTV:

Sotto quelle acque, oltre ai giacimenti di gas, giacciono ancora migliaia di residuati bellici della Seconda guerra mondiale. Bombe convenzionali, munizioni e, secondo numerose ricostruzioni storiche e documenti ufficiali, anche ordigni contenenti sostanze chimiche affondati o smaltiti sui fondali nel dopoguerra.

Le due questioni vengono quasi sempre trattate separatamente. Da una parte l’energia. Dall’altra l’eredità della guerra.

Eppure condividono lo stesso mare, gli stessi fondali e, forse, alcuni dubbi e domande che mi son venute in mente e che raramente trovano posto nel dibattito pubblico.

È un fatto documentato che nel secondo dopoguerra vaste quantità di materiale bellico furono scaricate in mare. Per decenni questa pratica fu considerata una soluzione accettabile. Bombe convenzionali, munizioni e, in alcune aree, anche armamenti chimici finirono sui fondali dell’Adriatico.

Nel tempo il tema è emerso a intermittenza. Qualche studio, qualche allarme, qualche campagna di monitoraggio. Poi, come al solito, di nuovo il silenzio.

Allo stesso tempo, sotto quegli stessi fondali, esistono giacimenti di gas che l’Italia continua a sfruttare solo in parte. I dati ufficiali mostrano che l’Adriatico resta una delle principali aree nazionali per la produzione offshore.

Eppure il tema appare quasi sempre sospeso tra promesse, divieti, autorizzazioni e rinvii.

Ho pensato che estraiamo poco gas dall’Adriatico a causa della presenza di questi ordigni sul fondale, ma le fonti disponibili non indicano che la presenza di queste armi, anche chimiche, sia la causa della limitata estrazione italiana.

Tuttavia una domanda resta comunque interessante. Perché alcuni argomenti vengono continuamente discussi mentre altri sembrano confinati ai margini del dibattito pubblico, come l’intervista di Lannes?

Da una parte si parla di transizione energetica, crisi del gas, dipendenza dall’estero e sicurezza degli approvvigionamenti. Dall’altra esistono i giacimenti di di gas su fondali che custodiscono ancora l’eredità materiale di una guerra conclusa oltre ottant’anni fa.

Sarà solo una coincidenza. Ma potrebbe essere anche il risultato di una tendenza più ampia.

Le società moderne sembrano sempre più attratte dalle grandi narrazioni globali e sempre meno interessate alle stratificazioni locali della storia nostrana. Guardiamo lontano e dimentichiamo cosa si trova sotto i nostri piedi. O, in questo caso, sotto le nostre acque.

Alcuni colleghi si danno delle arie accampando teorie sulla spregiudicatezza croata. ma poi nel discorso non posso che osservare come certe domande restino sistematicamente senza risposta.

  1. Quanto gas potrebbe essere realmente estratto dall’Adriatico?
  2. Quali sono i limiti tecnici effettivi e quali quelli politici?
  3. Quanto incidono i vincoli ambientali e quanto le scelte strategiche compiute negli ultimi decenni?
  4. E soprattutto, quale mappa completa possediamo oggi di ciò che giace sui fondali tra piattaforme, relitti, ordigni e materiali pericolosi?

La storia insegna che spesso il problema non è ciò che sappiamo, ma ciò che smettiamo di osservare.

Le armi chimiche della Seconda guerra mondiale sono reali. I giacimenti di gas dell’Adriatico sono reali. Le decisioni politiche che hanno limitato o favorito determinate attività sono reali. Eppure ciascuno di questi elementi viene quasi sempre ignorato o al massimo analizzato separatamente dagli altri, come se ognuno di questi appartenesse a mondi diversi.

Forse la questione più interessante non riguarda ciò che si trova sotto il mare. Riguarda ciò che emerge in superficie.

Ogni epoca sceglie i temi da mettere al centro dell’attenzione e quelli da lasciare sullo sfondo.

Del resto non sarebbe la prima volta che l’Adriatico diventa teatro di vicende rapidamente archiviate dalla memoria collettiva.

Oggi quasi nessuno ne parla più, ma nel 1968, a poche miglia dalla costa romagnola, l’esperienza dell’Isola delle Rose dimostrò quanto anche una semplice piattaforma artificiale potesse trasformarsi in una questione di sovranità nazionale.

Una storia molto diversa da quella del gas o degli ordigni bellici, certo, ma che ricorda come il mare non sia mai stato soltanto acqua.

Sotto e sopra la sua superficie si intrecciano interessi, risorse, confini e poteri che raramente vengono raccontati come parti di un unico quadro.

Nel frattempo i fondali restano lì, immobili, custodi di risorse, di errori e di segreti accumulati nel tempo.

Ritengo che sia questa la riflessione più utile. Mentre di questi tempi il dibattito pubblico si sposta continuamente verso nuove emergenze, nuove paure e nuove distrazioni, esistono cambiamenti e questioni irrisolte che sono davanti ai nostri occhi da decenni senza trovare una vera soluzione finché non ci scappa la tragedia.

Spesso ciò che è complesso, scomodo o contraddittorio viene frammentato in tanti piccoli argomenti separati e aumentare la confusione.

Una realtà divisa in compartimenti diventa più difficile da comprendere nel suo insieme. Forse il vero esercizio di pensiero critico consiste proprio nel collegare quei punti che la narrazione dominante preferisce lasciare scollegati.

fonti:
https://www.mareamico.it/download/igidio-ibba-progetto-iprite-le-armi-chimiche-nel-basso-adriatico/
https://www.ilcambiamento.it/articoli/armi_chimiche_ordigni_adriatico_dossier_legambiente
https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/29810/fondali-marini-contaminati-da-ordigni-allarme-per-le-tremiti.html

Foto di Sergiy Bozhenko da Pixabay

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