E così, quatti quatti, tra una distrazione e l’altra siamo arrivati a quasi quattro anni e mezzo dall’inizio dell’operazione speciale russa1 …
Il 4 agosto 2026, il Ministro dell’Energia ucraino Denys Shmyhal ha convocato una riunione con il corpo diplomatico ucraino per coordinare la preparazione del settore energetico all’inverno. Il messaggio è stato chiaro:
Naftogaz Group necessita di ulteriori 400 milioni di euro per finanziare le importazioni di gas naturale.
E da dove potrà mai arrivare questo gas? Ma naturalmente da Europa e USA!
L’Ucraina sta utilizzando diversi corridoi per importare questo gas:
Attraverso la Germania: La società TotalEnergies fornisce GNL statunitense all’Ucraina attraverso il terminale tedesco di Rügen, gestito da Deutsche ReGa.
La Polonia: Un accordo con la compagnia polacca ORLEN prevede la fornitura di 300 milioni di metri cubi di GNL statunitense nel primo trimestre del 2026. Il gas viene rigassificato nel terminale di Świnoujście e poi trasportato via gasdotto.
Attraverso la Lituania: Un accordo con il gruppo lituano Ignitis Group ha garantito la fornitura di 90 milioni di metri cubi di GNL statunitense, trasportato attraverso il terminale di Klaipėda.
Attraverso la Grecia: L’Ucraina sta importando GNL statunitense attraverso i terminali greci, sfruttando il cosiddetto “Vertical Corridor“. Un accordo con la joint venture greca Atlantic See LNG Trade prevede forniture a partire da marzo 2026.
E per ultimo ma non per questo meno importante, anzi, c’è un’impennata nelle importazioni di GNL, principalmente dagli Stati Uniti per circa 1 miliardo di metri cubi nel 2026.

Si prevede un giro di affari stratosferico. Ma se vi sembrano già tanti soldi, sappiate che è solo la punta di un iceberg molto, molto più grande e complesso.
Infatti il ministro ha anche specificato che l’Ucraina necessita di oltre 507 milioni di euro per il sostegno al settore energetico e di altri 600 milioni di euro per il riequilibrio del mercato…
400 + 507 + 600…
Da ricercatore curioso, ho deciso di seguire le tracce di questa dichiarazione per capire cosa si potesse nascondere questi numeri.
Quello che emerge è un quadro… diciamo kafkianamente affascinante: un mercato energetico in piena trasformazione, investimenti miliardari, attori globali in competizione e un business che, nonostante la guerra, o forse si dovrebe dire proprio grazie ad essa, continua a crescere a ritmi vertiginosi.
I numeri della guerra in Ucraina e business delle opportunità
Il ministro Shmyhal ha quindi rivelato che i bisogni non finanziati dell’Ukraine Energy Support Fund superano i 507 milioni di euro, mentre le compagnie energetiche ucraine necessitano di altri 600 milioni di euro per ripristinare la stabilità finanziaria del mercato del bilanciamento. In totale, stiamo parlando di oltre 1,5 miliardi di euro di fabbisogno immediato.
Evidentemente i circa 400 miliardi di euro2 – si avete letto bene – ricevuti fino ad oggi tra aiuti militari, finanziari, umanitari, cessi d’oro e macchine di lusso non bastano. Non pensate a male, #nessunacorrelazione se l’ex ambasciatrice ucraina negli Usa ed ex ministro della Giustizia, è indagata dall’Anticorruzione.
Ma il dato più interessante, almeno dagli articoli che ho potuto trovare, riguarda le attrezzature energetiche.
Dall’inizio del 2026, l’Ucraina ha ricevuto 4.466 unità di equipaggiamento energetico dai partner internazionali:
generatori, trasformatori, caldaie modulari, unità di cogenerazione. E altre 882 generatori, 165 trasformatori e 157 altre unità sono attese in arrivo.
L’Obiettivo dichiarato del governo è quello di creare una riserva tripla di tutte le attrezzature critiche. Una strategia che, come vedremo, sta movimentando un mercato da DECINE di miliardi di dollari.
Il mercato dell’usato
Una delle dichiarazioni più interessanti del ministro riguarda le attrezzature dismesse all’estero. Infatti ha spiegato che l’Ucraina sta recuperando apparecchiature dismesse in altri Paesi ma ancora funzionanti per costituire la riserva d’emergenza.
Sembra una cosa strana ma vi assicuro che i numeri sono concreti: oltre 3.300 tonnellate di tali attrezzature sono già arrivate da impianti di cogenerazione in Lituania e Germania, con ulteriori spedizioni previste dai cazzuti Lettoni.
Occhio però. Questo non è aiuto umanitario, o meglio non solo. Questo è un mercato parallelo dove componenti – che in Europa sarebbero rottamati – trovano una seconda vita, a prezzi molto competitivi, creando opportunità per chi sa muoversi velocemente. A buon intenditor poche parole.
Infatti i cinesi non hanno perso tempo e grazie al loro proverbiale fiuto per gli affari sono diventati il partner commerciale dominante nel settore delle attrezzature energetiche. I dati parlano chiaro:
- Nei primi quattro mesi del 2026, l’Ucraina ha importato batterie elettriche per 1,137 miliardi di dollari, di cui l’89,3% (1 miliardo di dollari) proveniva dalla Cina.
- Nel primo semestre del 2026, le importazioni sono cresciute di 3,3 volte rispetto al 2025, raggiungendo 1,8 miliardi di dollari, con la Cina che ha fornito 1,62 miliardi di dollari (89,7% del totale).
- Per i generatori, nel primo semestre 2026 la Cina ha rappresentato il 22,4% delle importazioni (112,1 milioni di dollari), seconda solo alla Repubblica Ceca.
Ma la Cina non si limita a esportare. Sta anche investendo direttamente:
- La società statale China Energy ha firmato un contratto da 210 milioni di euro per costruire un impianto di termovalorizzazione (WTE) a Kiev, che tratterà 1.500 tonnellate al giorno.
- La stessa China Energy ha siglato contratti per un impianto fotovoltaico da 200 MW in Ucraina del valore di 253 milioni di dollari.
- Un’altra società cinese ha firmato un contratto da 100 milioni di dollari per una centrale solare da 100 MW nella regione di Cherkasy.
A questo punto Lubrano avrebbe detto che la Domanda nasce spontanea: ma allora la Cina – paese partner della Russia nei BRICS – investe in Ucraina?
Sì, eccome!
Ma lo fa come fornitore di beni e appaltatore di opere, più che come investitore di capitale di rischio. La finanza è roba da broker yankee, perché rischiare quando Russia e Nato lavorano per creare il mercato ottimale per la più pratica Cina?
Una strategia – oserei dire derivante da una cultura millenaria – che combina business e influenza geopolitica.
I giganti della finanza globale: BlackRock, Vanguard e State Street
Ma allora. visto che la torta è grande, non ho potuto fare a meno di chiedermi se ci fosse e quale sarebbe il ruolo dei grandi fondi di investimento americani. Perché non possono non partecipare alla festa che definisco, senza giri di parole, satanica, visto che stiamo parlando di vite umane sacrificate sull’altare del business globale.
BlackRock, manco a dirlo, è l’attore principale.
Dal 2022 al 2024, a guerra pienamente in corso, riveste il ruolo di consulente gratuito – sono filantropi si sa – per il Fondo di Sviluppo dell’Ucraina (UDF); un’infrastruttura finanziaria capace di attirare capitali privati internazionali per la ricostruzione dell’Ucraina.
Tradotto: predisporre il terreno affinché banche, fondi d’investimento e grandi investitori possano finanziare — e, naturalmente, trarne un congruo e giusto ritorno economico — la ricostruzione del Paese..
Nel 2023, il governo ucraino ha incaricato BlackRock e JPMorgan di creare un fondo per la ricostruzione che potesse attrarre capitali privati per un processo stimato in centinaia di milioni di dollari.
Ma all’inizio del 2025 ha smesso di cercare investitori per il fondo. Il vicepresidente, Philipp Hildebrand, ha dichiarato che il fondo era vicino a ottenere 500 milioni di dollari da governi e banche di sviluppo e 2 miliardi di dollari da investitori privati, ma la decisione di interrompere la ricerca è stata influenzata dall’elezione di Donald Trump e dal conseguente disimpegno americano. Ah! Cattivone che fa crollare la Kabala.
Ma se il fallimento è prossimo a realizzarsi, bisogna spararla più grossa.
A gennaio 2026, durante il World Economic Forum di Davos, emerge il nuovo ruolo di BlackRock. Il CEO Larry Fink diventa un consigliere chiave per un mastodontico piano di ricostruzione chiamato “Prosperity Plan” (Piano della Prosperità).
Secondo Politico, il piano di ricostruzione guidato da BlackRock avrebbe una dimensione da 800 miliardi di dollari – vedi lo Ukraine Prosperity Plan.
Un piano che si basa su un cessate il fuoco che resta sostanzialmente inapplicabile finché la Russia persisterà con la sua “operazione speciale” su vasta scala.
E Vanguard e State Street? Non risultano avere un ruolo operativo nella gestione diretta dei fondi per la ricostruzione ucraina, ma il loro interesse per il conflitto e le sue conseguenze economiche è tutt’altro che irrilevante.
Come documentato da Il Fatto Quotidiano già nel marzo 2022, i cosiddetti “Big Three” del capitalismo globale – BlackRock, Vanguard e State Street – figurano tra i grandi azionisti dei principali produttori di armi al mondo.
State Street, ad esempio, detiene partecipazioni significative in colossi della difesa come Lockheed Martin (14,5%), Raytheon Technologies (9,2%) e Northrop Grumman (9,5%), e in meno di un mese dallo scoppio del conflitto il valore delle sue quote è salito di oltre 3,7 miliardi di dollari.
Allo stesso modo, Vanguard possiede il 7,2% di Northrop Grumman, il 7,2% di Lockheed Martin e il 7,5% di Raytheon.
Il loro interesse per l’Ucraina è quindi tutt’altro che distaccato: è un interesse finanziario legato alle dinamiche di un mercato bellico che, indipendentemente da come e quando finirà la guerra, vedrà i budget per la difesa di molti paesi destinati a salire, alimentando così i profitti delle aziende in cui questi fondi detengono quote importanti.
Ed è in questo contesto che il piano ReArm Europre si configura come un business sistemico, dove la necessità strategica si intreccia con logiche economiche.
L’aiuto militare all’Ucraina, attraverso meccanismi finanziari e di lobbying, alimenta profitti stratosferici per il complesso militare-industriale.
I cicli di riarmo e ricostituzione degli arsenali diventano così motori economici stabili, trasformando la guerra in un volano industriale e finanziario per il fallimentare barcone europeo.
E’ anche, e forse soprattutto, per questo che che certi malati di menti inneggiano compulsivamente a una fantomatica guerra con la Russia per il 2030.
Mettendo insieme questi pezzi, il quadro che emerge è quello di una guerra ucraina che, oltre alla tragedia umana, alimenta anche un business da decine di miliardi di euro:
- Le importazioni di generatori in Ucraina nel 2025 sono state di 1,69 miliardi di dollari, 2,3 volte in più rispetto al 2024.
- Le importazioni di batterie nel 2025 sono cresciute del 55% a 1,48 miliardi di dollari.
- Il governo ucraino ha abolito dazi e IVA su generatori e batterie nel luglio 2024, creando un incentivo fiscale senza precedenti.
- Il GNL statunitense raggiungerà 400-500 milioni di dollari nel 2026 per ogni miliardo di metri cubi, a seconda dei prezzi di mercato e dei contratti.
Chi ci guadagna?
Oltre ai soliti noti, ci sono i fornitori cinesi, americani ed europei, gli intermediari locali che applicano ricarichi enormi, e i fondi internazionali che muovono capitali enormi.
Ironico no? Gli americani avviano il motore economico con la strage di Odessa. Un motore che richiede sempre più denaro per ripagare un debito inestinguibile3 che non fa altro che aumentare, e che anzi accelera durante la psico pandemia fino ad oggi.

Un’economia di guerra crea una domanda altissima, e dove l’offerta è limitata i margini di guadagno sono rappresentati da cifre senza senso per l’uomo comune.
Oggi, mentre seguiamo queste vicende del mercato bellico ed energetico ucraino, credo che non dobbiamo dimenticarci di quella eco inquietante proveniente dal passato.
Ho visto un video del Prof. Barebro dove in buona sostanza rammentava di come per decenni, dopo la Seconda Guerra Mondiale, siamo vissuti nella convinzione che una guerra tra paesi europei fosse ormai un’idiozia.
Oggi sentiamo parlare della “prossima guerra” con la stessa naturalezza con cui, tra Ottocento e Novecento, si diffondevano romanzi che evocavano il nemico alle porte, orientando l’opinione pubblica verso la corsa agli armamenti.
Fu così che le grandi potenze investirono fortune nella costruzione di gigantesche flotte corazzate, arricchendo i magnati dell’acciaio e della cantieristica.
Quelle navi, costate decenni di lavoro e miliardi, finirono per combattere una sola battaglia e per autoaffondarsi nella baia di Scapa Flow, diventando il simbolo di una corsa agli armamenti che aveva alimentato soprattutto un enorme business.
Oggi ritengo che, mentre osserviamo l’Ucraina che crea riserve triple di attrezzature, attira fornitori globali come la Cina e cerca finanziamenti internazionali per la ricostruzione, non possiamo ignorare il rischio che questa stessa logica si stia ripetendo.
Vediamo un mercato energetico in ebollizione dove si intrecciano geopolitica, business e sopravvivenza, ma dove l’idea che armarsi e prepararsi sia l’unica risposta rischia di trasformarsi in una profezia che si autoavvera.
Perché a forza di pensare alla guerra come inevitabile, si finisce per chiedersi non più “se” ma “quando” ci sarà, dimenticando che la lezione della storia è che la pace non si costruisce accumulando mezzi di guerra, ma imparando finalmente a spezzare quella catena di insicurezze che ha portato l’umanità sull’orlo del baratro per troppo tempo.
Fonti
- Cabinet of Ministers of Ukraine – Denys Shmyhal meets with Ukrainian diplomatic corps to coordinate energy sector winter preparedness (4 agosto 2026)
https://www.kmu.gov.ua/en/news/denys-shmyhal-proviv-zustrich-z-ukrainskym-dyplomatychnym-korpusom-shchodo-pidhotovky-enerhetyky-do-zymy - Ministry of Energy of Ukraine – Denys Shmyhal Meets with Ukrainian Diplomatic Corps to Coordinate Energy Sector Winter Preparedness (4 agosto 2026) https://mev.gov.ua/en/news/denys-shmyhal-meets-ukrainian-diplomatic-corps-coordinate-energy-sector-winter-preparedness
- https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/05/stefanishyna-indagata-anticorruzione-ucraina-notizie/8470922/
- Вести.ru – Министр энергетики Украины заявил, что на импорт газа ему нужно 400 млн евро (4 agosto 2026) https://www.vesti.ru/ns/ministr-ehnergetiki-ukrainy-zayavil-chto-na-import-gaza-emu-nuzhno-400-mln-evro
- Interfax-Ukraine – Ukraine aims to triple energy equipment reserves – Shmyhal (3 marzo 2026) https://en.interfax.com.ua/news/economic/1148859.html
- Ukraine Support Tracker – Kiel Institute for the World Economy: https://www.kielinstitut.de/topics/war-against-ukraine/ukraine-support-tracker/?spm=a2ty_o01.29997173.0.0.65a355fbTt7NBp
- NV.ua – Купили на $1 миллиард. Китай стал крупнейшим поставщиком в Украину ключевого оборудования (18 maggio 2026) – Acquistato per 1 miliardo di dollari. Dall’inizio del 2026, la Cina è diventata il principale fornitore di apparecchiature chiave per lo stoccaggio dell’elettricità all’Ucraina.
- NV.ua (English) – China supplies 1.62 billion dollars in battery equipment to Ukraine (20 luglio 2026) https://english.nv.ua/business/china-supplies-1-6-billion-dollars-in-batteries-to-ukraine-50625677.html
- Вести.ru – Bloomberg: компания BlackRock прекратила поиски спонсоров для Украины (18 luglio 2026) – “BlackRock Inc. ha smesso di cercare investitori per finanziare il fondo di ripresa multimiliardario dell’Ucraina all’inizio di quest’anno”, ha affermato l’agenzia in una nota. https://www.vesti.ru/article/4582355
- WTErt.org – China Energy Building WTE Plant in Ukraine (21 giugno 2026) https://wtert.org/china-energy-building-wte-plant-in-ukraine/
- Ministry of Energy of Ukraine – Nearly 4,500 Pieces of Energy Equipment Delivered to Ukraine Since the Beginning of the Year (20 luglio 2026) – https://mev.gov.ua/en/news/nearly-4500-pieces-energy-equipment-delivered-ukraine-beginning-year
- Ukrinform – Ucrania recibe este año más de 4.300 unidades de equipos energéticos de sus socios (6 luglio 2026) – Quest’anno l’Ucraina riceve più di 4.300 unità di apparecchiature energetiche dai suoi partner – https://www.ukrinform.es/rubric-economy/4141408-ucrania-recibe-este-ano-mas-de-4300-unidades-de-equipos-energeticos-de-sus-socios.html
- https://fiscaldata.treasury.gov/datasets/historical-debt-outstanding/historical-debt-outstanding
- In estrema sintesi, “operazione militare speciale” è un termine tecnicamente esistente nell’ordinamento russo per azioni minori, ma è stato strumentalizzato nel 2022 come escamotage giuridico-politico per condurre operazioni militari su larga scala evitando le conseguenze interne ed esterne di una dichiarazione di guerra formale. ↩︎
- Nota metodologica: Il Kiel Institute distingue tra aiuti bilaterali e multilaterali (UE, FMI, Banca Mondiale). Secondo un report del Parlamento Europeo (febbraio 2026), il solo supporto UE (stati membri + istituzioni) ammontava a €237 miliardi (€163 mld per rifugiati + €74,6 mld assistenza diretta). I dati Statista/Kiel dello stesso periodo indicavano impegni governativi bilaterali per circa $135 miliardi (€115 mld) da USA ed Europa combinati. La stima complessiva di 380-420 miliardi euro aggrega queste componenti con aiuti militari non tracciati e costi indiretti. ↩︎
- I principali creditori sono:
– Investitori statunitensi (fondi pensione, fondi comuni, banche, assicurazioni, cittadini): circa il 60-70%.
– La Federal Reserve, la banca centrale americana, che negli anni di quantitative easing ha acquistato migliaia di miliardi di dollari di titoli di Stato.
– Governi e banche centrali estere, che usano i Treasury come riserva. Tra i maggiori ci sono Giappone, Regno Unito, Cina, Canada, Belgio, Lussemburgo, ecc.
– Altri enti governativi statunitensi, come il fondo della Social Security, che investono gli avanzi in titoli del Tesoro. ↩︎
Foto di copertina Pete Linforth da Pixabay
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