Dubito Ergo SumANTICHE CIVILTA'La Moschea al Aybaki di Gaza
Dubito Ergo SumANTICHE CIVILTA'La Moschea al Aybaki di Gaza
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La Moschea al Aybaki a Gaza (XII sec – 16/9/2025)

Quando ho visto queste immagini non ho potuto fare a meno di ricordarmi della distruzione del ponte di Mostar, a colpi di mortaio, per mano delle forze croato-bosniache nel corso della guerra in Bosnia, la mattina del 9 novembre 1993.

O ancora della distruzione del Buddha di Bamiyan il 12 marzo 2001 ad opera dei Talebani.

Il leader talebano Mullah Omar, ordinò di distruggere tutte le statue in Afghanistan “in modo che nessuno possa adorarle o rispettarle in futuro”. L’opinione pubblica internazionale e locale condannò la distruzione dei Buddha.

Questa Moschea era un monumento del periodo mamelucco, risalente al tardo XIII secolo, dedicato a Sheikh Abdullah al Aybaki, ed era situata nel quartiere Tuffah della città, una zona storica che custodiva secoli di stratificazioni culturali e religiose.

Fondata in un’epoca in cui Gaza era un crocevia di commerci e di spiritualità, questa moschea non rappresentava soltanto un luogo di culto, ma un pezzo della memoria collettiva, un riferimento per la comunità, un punto in cui storia, fede e identità si fondevano in continuità con le generazioni precedenti.

Il 16 settembre 2025, la Moschea al Aybaki è stata distrutta da un bombardamento israeliano

diventando un nuovo simbolo della fragilità del patrimonio culturale in tempo di guerra. Ma è solo l’ultima di una serie di moschee intenzionalmente rase al suolo dall’esercito israeliano.

Quando un edificio simile viene abbattuto, non scompare solo un insieme di pietre e mura, ma si recide un legame spirituale che lega il presente a un passato che non può più essere toccato, se non attraverso i ricordi e la contemplazione.

La distruzione intensiva e intenzionale di monumenti religiosi storici di un popolo durante una guerra è considerata a livello internazionale una forma di pulizia culturale al pari di quella etnica.

In certi casi, di crimine di guerra, perché non mira soltanto a eliminare infrastrutture materiali ma a cancellare un’identità, una memoria e una continuità spirituale.

In questo senso,

la perdita della Moschea al Aybaki non riguarda solo Gaza, ma l’intero patrimonio dell’umanità che si priva di un frammento insostituibile della propria diversità.

Eppure, questo “nobile” atto è compiuto da chi nel linguaggio ufficiale ama definirsi “l’unica democrazia” dell’Oriente.

Secondo fonti mediche, dall’alba di martedì scorso almeno 106 persone sono state uccise in tutta Gaza.

Nel mezzo di questa ennesima brutale offensiva, la Commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso che la guerra di Israele contro Gaza è un genocidio.

Un momento storico per l’ONU ,dopo quasi due anni di guerra che ha causato la morte di almeno 64.964 persone. C’è da andarne fieri, no?

Ovviamente la mia è un’amara ironia, perché la democrazia non si misura soltanto con il numero di elezioni o con un parlamento funzionante, ma con la capacità di proteggere la vita, la cultura e la dignità di chi non appartiene alla propria “maggioranza”.

Moschea

Distruggere un luogo come la Moschea al Aybaki significa colpire nel profondo non solo un popolo ma l’intero concetto di umanità.

fonti:
https://www.aljazeera.com/news/2025/9/16/thousands-of-palestinians-flee-as-israeli-bombs-rain-down-on-gaza-city
https://www.ohchr.org/en/hr-bodies/hrc/co-israel/index
https://en.wikipedia.org/wiki/Aybaki_Mosque

Foto di copertina Samer Chidiac da Pixabay

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