Ringrazio Davide per la disponibilità a condividere – dal sito di Luogocomune.net – queste riflessioni sulla frustrazione del “Tanto non serve a niente”, che spesso sentiamo dire da chi mostra una resa psicologica ad una presunta inevitabilità del baratro su cui danziamo allegri ogni giorno.
Sono interessanti soprattutto perché non sono uno sfogo ma una presa di coscienza (ritorno sempre su quest’aspetto) che nasce da chi ha già attraversato la frustrazione e non ne è uscito da cinico.
di Davide71
Alle volte ritorna, nei commenti di Luogocomune, la frustrazione di alcuni utenti che, nonostante i loro sforzi, hanno l’impressione che non ottengono nessun risultato, e anzi, che il potere stia stringendo le maglie sulla controinformazione, zittendo le voci fuori dal coro con la propaganda, la censura, e a volte con sistemi meschini (attacchi informatici) e altri degni della Mafia, e non di un Paese civile (intimidazioni, se non peggio).
Ammetto che la frustrazione è comprensibile, e le preoccupazioni giustificate, ma questo non significa che le cose non cambino, anzi, in qualche modo stanno cambiando già in questo momento.
Per prima cosa la gente sta cambiando, e questa è già una vittoria di per sé.
Ricordo infatti che, per la maggior parte, la prima persona di cui siamo responsabili intellettualmente siamo noi stessi. Siamo noi che dobbiamo informarci, ragionare, e formarci idee il più possibile esatte di quello che ci sta succedendo intorno, e questo lo facciamo innanzi tutto per noi stessi.
In questo senso il cambiamento inizia leggendo i commenti di Luogocomune, confrontandosi con altri utenti, riflettendo sulle ragioni delle loro posizioni, ragioni che si possono anche indagare chiedendo all’utente di spiegare la sua posizione.
Il cambiamento inizia anche commentando su Luogocomune, esponendo le proprie idee onestamente e con chiarezza, accettando il confronto con serietà e soddisfacendo le curiosità degli altri utenti.
In questo modo un’opinione superficiale diventa un’opinione meditata, un’opinione errata diviene una corretta, un’opinione mal proposta diventa una espressa con chiarezza.
Sostituire un’opinione superficiale, scorretta e confusa con una approfondita, corretta e chiara deve per forza avere delle conseguenze nel nostro modo di operare, che si riverberanno verso tutti coloro che conosciamo.
Esiste una teoria secondo la quale noi siamo connessi con tutte le persone del mondo attraverso una catena di sei persone (teoria dei sei gradi di separazione). Adesso, magari non sono proprio sei, ma sono meno di quanti noi pensiamo.
Perciò noi non sappiamo chi raggiungiamo con le nostre parole e con le nostre azioni e quanto lontano riverberano, per quanto piccole possano essere.
Comprare una mela piuttosto di un pacchetto di patatine, andare in bicicletta piuttosto che in macchina, guardare un documentario piuttosto di un film, leggere un libro piuttosto che guardare la tele… piccoli cambiamenti che modificano la direzione in cui proiettiamo le nostre energie, e che modificano i rapporti di forza dei potenti che di queste energie si nutrono.
Tante volte i potenti della Terra restano al loro posto perché cavalcano la corrente, non perché costringono le persone a dirigere le loro energie nella loro direzione (cosa che definisce i regimi oppressivi e dittatoriali).
Questo perché il cambiamento nelle persone appartenenti a tutte le classi sociali, anche le più umili, crea molto spesso una reazione a valanga inarrestabile.
Ogni cambiamento è iniziato confrontandosi sui problemi, proponendo idee innovative, esponendo ingiustizie palesi e occulte.
Per esempio Kennedy e poi Johnson votarono leggi e provvedimenti a favore dei diritti civili dei neri in USA, ma voi pensate che se qualcun altro fosse stato al loro posto non sarebbe successo?
Quanto tempo ancora gli USA potevano opporsi a sanare un’ingiustizia che gridava al cielo, e che in terra peraltro provocava disordini con la prospettiva di un loro peggioramento?
Peraltro, creare una società totalitaria, socialista e consumista con negozi separati per bianchi e neri, pullman separati, ospedali separati, e tutto quanto il resto, è semplicemente impossibile oltreché ridicolo.
Tuttavia molte persone in America, anche di potere, si sono opposte all’inevitabile anche in modo violento. In questo senso, tramite l’informazione ci si può preparare al cambiamento, e quando è giusto, lo si può accogliere e diventarne parte, e quando sbagliato, ci si può premunire.
Le cose cambiano anche perché il potere commette errori; spesso le persone al potere sono moralmente e intellettualmente inadeguate al ruolo che ricoprono.
Secondo me l’11 settembre e soprattutto la storia del Covid sono stati errori (di valutazione, n.d.r.), nel senso che il potere ha scambiato un guadagno immediato con una grave perdita futura, ma solo il futuro ce ne darà la certezza.
Per esempio una delle decisioni più stupide che io mi ricordi fu la vendita delle indulgenze da parte della Chiesa Cattolica (fine Quattrocento). Il contraccolpo dovuto al disgusto per quella iniziativa fece perdere loro mezza Europa (tutto il mondo anglosassone), e all’epoca la Chiesa era “il potere” per eccellenza, a cui nessuno (individualmente) avrebbe osato opporsi.
Adesso possiamo constatare come il potere ha deciso di reagire alla controinformazione in maniera particolarmente opprimente.
Per quanto frustrante questo possa essere, e per quanto per qualcuno questo possa significare la perdita del lavoro, dei diritti e forse peggio, è proprio il segnale che lo status quo è stato minacciato.
Nessuna battaglia per i diritti civili è stata vinta senza che il potere abbia reagito violentemente prima di seguire la corrente. Perché, intendiamoci, Il potere è fatto da gente come noi, che magari sa cose che noi non sappiamo, ma non sempre sanno valutarle per quello che sono, e comunque non sono antiproiettile, e non amano uscire di casa ed essere insultati.
Non amano neanche perdere quattrini. Per cui, certamente saranno capaci di schiacciarci uno per uno, ma non possono schiacciarci tutti. Anche perché dipendono da noi.
Mi ricordo di quei film di zombie mangiatori di uomini che alla fine conquistavano il mondo. Bravi furbi, e adesso cosa mangiano? Anche i vampiri ci sono arrivati. Mica trasformano tutti in vampiri, no? Mica scemi.
Questo significa che purtroppo alcuni uomini e donne coraggiosi pagano molto caro il loro coraggio, mentre molti altri godono di quello che i primi hanno contribuito a portare senza essersi esposti.
Una triste verità a cui possiamo porre rimedio riconoscendo i loro meriti e mitigandone le conseguenze, per loro e le loro famiglie, non appena i cambiamenti che hanno propugnato si avverano. Anche questo succede, spesso ma non sempre.
Un ultimo punto.
Non sempre i cambiamenti rapidi sono meglio.
Le cose cambiano più velocemente quando questo fa piacere al potere. Questo succede anche quando il cambiamento viene promosso da gruppi di persone animati dalle migliori intenzioni, anzi succede la maggior parte delle volte.
Per esempio esistono sicuramente delle lobby che promuovono il transumanesimo (si legga In viaggio verso la post umanità, n.d.r.) in quanto lo considerano uno strumento utile per il controllo della popolazione.
Tuttavia, nella mente dei suoi promotori, esso è concepito come uno strumento di progresso sociale, ed essi sono sinceri nel proporlo.
Se esso verrà implementato – e lo considero una eventualità molto probabile – lo sarà per ragioni di potere, e il progresso sociale (vero o presunto, e comunque sempre relativo) passerà in secondo piano, come lo è stato per tutte le ideologie che lo hanno preceduto (capitalismo, comunismo etc.).
Io personalmente non lo condivido minimamente come ideologia, e ne ho anche più apprensione al pensiero di come verrà implementato sul serio, ma di sicuro la differenza la farà il numero di persone che ci hanno meditato sul serio rispetto a quelli che non lo vedranno arrivare, non gliene frega niente, e non lo ameranno ma non sapranno come opporglisi.
Quindi potremmo anche agognare il cambiamento e vederlo realizzato, salvo poi scoprire (come ha fatto chi ha votato i 5 Stelle) che non è successo per nulla quello che ci aspettavamo (non succede mai…).
In sintesi, cambiamo noi stessi, che è l’unica cosa su cui abbiamo un minimo di controllo, e per il resto io consiglio di non farsi il sangue amaro.
Dobbiamo essere pazienti. Una cosa è certa: maggiore è il grado di consapevolezza della verità, più rapido, duraturo e soprattutto efficace sarà il cambiamento, per cui ogni lavoro fatto in quella direzione è benvenuto.
Quello che mi ha colpito davvero delle parole di Davide è il fatto che qui non si parli di “fare qualcosa” nel senso rumoroso e performativo del termine, ma di assumersi una responsabilità più profonda e meno gratificante sul piano dell’ego.
Siamo in tanti che hanno sentito il bisogno di uscire allo scoperto, ognuno nei modi per se più congeniali, in modo tale che si possa creare quella maggioranza silenziosa che senza far rumore mediatico, ha già fatto una scelta consapevole che va in una direzione che non è quella tracciata dai potenti di Davos e consimili e avallata dalle moltitudini tiepide, egoiche, materialiste e sonnolente.
Avevo già espresso questo concetto più di tre anni fa in quest’articolo “Le proto scimmie della nuova normalità” (ci sono alcuni video non più raggiungibili che purtroppo per ora non riesco a recuperare o rimpiazzare).
Questa è una cosa che percepisco chiaramente, anche fuori da Luogocomune, nei discorsi sussurrati, negli sguardi, nelle mezze frasi dette con cautela, in persone che magari non scriveranno mai un commento ma che hanno già spostato il baricentro interiore.
Ed è una forza enorme, proprio perché non ha bisogno di dichiararsi. È quella maggioranza silenziosa che pur non esplicitando pubblicamente le proprie opinioni semina degli inestimabili contributi che, oltre a stimolare il pensiero critico e consapevole, invitano a non farsi trascinare da certe emozioni mediatiche fabbricate ad hoc per creare degli scenari che, inconsapevolmente condivisi, possono portare in luoghi decisamente lontani da quelli che in cuor nostro ritenevamo inizialmente ottime intenzioni.
Questo, per me, è il vero punto: non tanto vincere la frustrazione di una battaglia visibile, ma sottrarsi a una narrazione emotiva che ti vuole reattivo, polarizzato, prevedibile.
Quando il potere stringe le maglie è perché quella sottrazione sta avvenendo, e non la può più ignorare.
Non so come andranno le cose, né quando, ma sento che il lavoro più importante non è convincere gli altri, bensì non farsi deformare dentro, e riconoscersi tra simili anche senza bandiere.
Le parole di Davide, più che darmi speranza, mi hanno dato una sensazione più rara: la conferma di non essere solo in questo modo di stare al mondo, lucido ma non isterico, critico ma non rabbioso, presente senza bisogno di urlare.
Foto di copertina Przemysław Trojan da Pixabay
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