Avevo appena finito di scrivere alcune riflessioni sulla natura della coscienza, di imminente pubblicazione, quando, quasi sincronicamente, mi è comparso davanti un video / podcast di Franceschetti in cui parla del Cerchio Firenze 77.
Non lo cercavo, ma è come se mi avesse sincronicamente trovato lui, nel momento esatto in cui avevo bisogno di una conferma che certi interrogativi non nascono mai nel vuoto.
Ho fatto qualche ricerca ed ho scoperto che il Cerchio Firenze 77 era un gruppo di persone che, a partire dagli anni Cinquanta, si riunivano a Firenze attorno al medium Roberto Setti per dialogare con entità che si definivano “Maestri”.
So già cosa potreste pensare adesso: “uno che sentiva le voci”; ma la cosa mi ha colpito non tanto per il fenomeno in sé, quanto per il tono sobrio e riflessivo dei messaggi che, a differenza di tante derive esoteriche, non pretendevano di offrire verità assolute ma strumenti di comprensione.
l Cerchio Firenze 77 sembra essere stato più un laboratorio di coscienza che un gruppo medianico, un esperimento collettivo dove la voce interiore diventava esperienza condivisa.
Le trascrizioni delle sedute, molte delle quali sono ancora consultabili online, parlano di un’evoluzione dell’anima attraverso la materia, di un piano di realtà più vasto in cui ogni esperienza ha un senso, anche quando non lo vediamo subito.
In fondo, è ciò che anch’io sto cercando di capire: se esiste un legame tra la nostra percezione e ciò che chiamiamo realtà, se la coscienza è davvero un prodotto del cervello o qualcosa che lo precede e lo attraversa.
Il Cerchio Firenze 77 affrontava questi temi con un linguaggio che oggi potremmo definire quasi scientifico nella sua coerenza interna, pur restando ancorato a una visione spirituale.
Parlava di piani di esistenza, di vibrazioni, di evoluzione, ma sempre come metafore per spingere a una maggiore consapevolezza di sé.
Più che messaggi dall’aldilà, sembrano riflessioni provenienti da una parte più lucida dell’essere umano, quella che osserva senza giudizio.
Leggere le loro parole è come avere davanti un manuale di introspezione scritto da un’altra dimensione, ma con la stessa grammatica del cuore.
Ed è curioso come le domande di allora siano le stesse di oggi: cosa significa davvero vivere? Cosa resta di noi quando il corpo si dissolve? È possibile dialogare con una parte più ampia della nostra coscienza?
Mi rendo conto che queste domande non cercano risposte definitive, ma spazi di ascolto. Il Cerchio Firenze 77, in questo senso, è stato un’esperienza di ascolto collettivo.
E se penso a ciò che sto attraversando, alle mie ricerche sui livelli della mente e sulla possibilità che la realtà sia co-creata da chi la osserva, non posso fare a meno di sentire una risonanza.
Forse il punto non è credere o non credere a quei messaggi, ma comprendere che ogni tentativo di comunicare con l’invisibile è in fondo un modo per conoscersi meglio. Il mistero resta, ma smette di far paura quando lo si abita con curiosità.
Fonti utili:
– Il Cerchio Firenze 77 – Edizioni Mediterranee
– Cerchio Firenze 77 – Logica dell’amore
– https://www.famigliafideus.com/wp-content/uploads/2020/09/IL-COSMO-LA-MATERIA-LEVOLUZIONE-NellInsegnamento-del-Cerchio-Firenze-77-Luigi-Nardi.pdf
Foto di copertina MeditativeKaleidoscope da Pixabay
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"Le coscienze risvegliate sono le luci che illuminano il cambiamento."
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Ciao
mi fa piacere trovare sul tuo sito un articolo che parla del CF77
leggo i loro insegnamenti da un paio di anni, e NON mi ritengo un esperto,
però ci sono due passaggi dell’articolo che mi lasciano un pò perplesso:
cit. “l Cerchio Firenze 77 sembra essere stato più un laboratorio di coscienza che un gruppo medianico, un esperimento collettivo dove la voce interiore diventava esperienza condivisa”
cit. “Più che messaggi dall’aldilà, sembrano riflessioni provenienti da una parte più lucida dell’essere umano, quella che osserva senza giudizio.”
ecco, a me pare che abbiano dato ampia dimostrazione, che le comunicazioni provenivano da Entità totalmente estranee ai presenti alle sedute.
Primo, per i fenomeni prodotti:
decine e decine di oggetti; materializzati nel corso di 37 anni, levitazione del medium,
pioggia di foglie di ulivo o petali di rose dal soffitto, precisi profumi legati ad ogni Entità.
Poi per aver messo in contatto persone trapassate con i loro familiari durante le sedute,
e inoltre per il livello delle informazioni comunicate che erano totalmente fuori dalla portata di persone molto semplici dell’immediato dopoguerra.
Tant’è che quando, fra una seduta e l’altra, il gruppo si riuniva per discutere e cercare di capire cosa era stato detto nella seduta precedente, sovente nascevano discussioni e diatribe, allora nella seduta successiva, le Entità,, di solito Kempis,, tornava sull’argomento per dare chiarimenti, anche talvolta, con un tono di rimprovero!
e questo non credo possa essere generato da una coscienza di gruppo.
saluti
Antonio
Ciao Antonio,
grazie davvero per il tempo e la cura con cui hai letto l’articolo e per il modo rispettoso con cui poni le tue osservazioni, che sono tutt’altro che banali e meritano attenzione. Vorrei chiarire però un punto centrale, perché probabilmente lì nasce l’equivoco: quando parlo di laboratorio di coscienza o di voce interiore che diventa esperienza condivisa non intendo affatto una coscienza di gruppo nel senso psicologico o suggestivo del termine, né tantomeno una produzione collettiva inconsapevole. Non sto riducendo l’esperienza del CF77 a un fenomeno interno ai presenti, né sto negando l’alterità delle Entità che si sono manifestate, dei fenomeni fisici, delle comunicazioni personali o del livello delle informazioni trasmesse, che anch’io considero difficilmente spiegabili con le categorie classiche della medianità improvvisata o della semplice elaborazione umana. Il punto che cerco di mettere a fuoco è un altro e riguarda il piano su cui avviene l’esperienza: non tanto da dove arrivano le comunicazioni, quanto cosa attivano nell’essere umano che le riceve e le ascolta. Parlare di coscienza, per me, non significa chiudere il fenomeno dentro l’uomo, ma osservare come l’incontro con qualcosa di radicalmente altro costringa l’uomo ad ampliare se stesso, a riorganizzare il proprio modo di pensare, di percepire e persino di discutere, come dimostrano proprio le diatribe che citi e i successivi interventi chiarificatori di Kempis. Anzi, quel dialogo continuo, quel tornare sugli stessi temi, quel rimproverare e correggere, è uno degli elementi che più mi fa pensare a un processo educativo, non a una suggestione collettiva. Quando scrivo che sembrano riflessioni provenienti da una parte più lucida dell’essere umano, non sto dicendo che provengano dall’essere umano, ma che trovano nell’essere umano una risonanza capace di riconoscerle come lucide, coerenti e trasformative. È una distinzione sottile ma fondamentale. Il CF77, a mio avviso, non sminuisce l’ipotesi dell’alterità delle Entità, semmai la rende ancora più destabilizzante, perché mostra che l’incontro con esse non si limita al fenomeno straordinario, ma lavora in profondità sulla coscienza, individuale e non collettiva, chiedendo responsabilità, comprensione e maturazione. Se così non fosse, difficilmente avrebbe lasciato un’impronta così duratura e così poco conciliabile con le spiegazioni comode.
Un caro saluto.
Ciao Giuliano
scusa se è passato un pò di tempo dal tuo post, ma volevo ritrovare la registrazione di una lezione di Kempis, proprio sull’argomento di cui stavamo parlando. Ricordavo di averla ascoltata tempo fa, ma non sapevo
come rintracciarla, tra le centinaia che ci sono.
Qualche giorno fa l’ho ritrovata, e lascio il video o il link, anche per coloro che in futuro passeranno tra queste pagine.
Questa lezione di Kempis, ha anche altri spunti di riflessione e interessanti informazioni.
Ho letto con attenzione la tua analisi, che condivido, e di cui ti ringrazio.
Un caro saluto
Antonio
AUDIO: CF77 Kempis Realtà e apparenza 15 10 80
Ciao Antonio
non ti preoccupare affatto per il tempo, anzi, quando un contenuto torna fuori dopo una ricerca così lunga di solito ha ancora più valore, perché significa che ha lasciato qualcosa e chiede di essere riascoltato con occhi diversi
ti ringrazio davvero per aver condiviso la lezione, è un gesto che arricchisce non solo me ma anche chi passerà di qui in futuro, proprio come hai detto tu, perché spesso sono questi collegamenti che permettono di vedere il quadro in modo più ampio
Kempis ha questa capacità di intrecciare livelli diversi di lettura, e ogni volta che si riascolta emergono dettagli che prima sfuggivano, quindi sono curioso di rivederla/riascoltarla anche alla luce della nostra discussione
mi fa piacere che la mia analisi ti abbia risuonato, è sempre interessante quando punti di vista diversi si incontrano senza forzature ma per naturale convergenza
un caro saluto e grazie ancora per il contributo
Giuliano