divisione sociale
3 minuti di lettura

Ascoltavo “Thee Division Bell” quando ho realizzato, e ormai dovrebbe essere chiaro anche ai pali della luce, che uno degli strumenti principali di controllo non è la censura ma la divisione sociale. Sembra paradossale ma è così.

divisione sociale - The Division Bell

Hai voglia a lamentarti della censura in TV, sul web, sui giornali. La verità provata è che più la società è polarizzata, più è stabilmente gestibile per chi comanda.

Ci hanno insegnato a pensare che il conflitto sia una minaccia per il sistema. In realtà è una delle sue risorse principali. Quando le persone litigano tra loro smettono di guardare verso l’alto; si identificano in fazioni smettono di ragionare come individui. Diventano prevedibili, reattive, manipolabili.

Lo vediamo in ogni tema possibile. Salute, politica, scienza, informazione, diritti, sicurezza. Sempre due schieramenti contrapposti. Sempre buoni contro cattivi. Sempre un nemico da combattere mai un altro te da riconoscere.

L’orizzontalizzazione dello scontro è la divisione sociale per eccellenza, una dinamica antichissima ma oggi amplificata dai social media.

La rabbia collettiva viene incanalata in direzioni sicure. Invece di salire verso le strutture di potere scorre orizzontalmente tra le persone comuni.

Questa polarizzazione ha anche un effetto psicologico profondo.

Quando ci identifichiamo con un gruppo, smettiamo di pensare in modo critico. Difendiamo la nostra fazione anche a torto. Attacchiamo l’altra anche quando ha oggettivamente ragione.

E adesso, chi mi segue da tempo sa che non posso esimermi dal fare una citazione cinematografica. Perché chi consapevolizza questo stato dell’essere un uno non diviso dall’altro è libero.

Ma identificarsi in un gruppo è un meccanismo tribale inscritto nel nostro cervello vecchio di migliaia di anni. Il sistema lo conosce benissimo e lo usa costantemente contro di noi per evitare di evolverci come collettivo umano.

Durante il periodo pandemico questa dinamica della divisione sociale è stata portata all’estremo.

Responsabili contro irresponsabili. Obbedienti contro ribelli. Illuminati contro ignoranti. Il conflitto era ovunque. E mentre ci scannavamo a vicenda le decisioni strutturali sono passate senza quasi opposizione.

Ho dedicato una serie di tre articoli su questo punto:

  1. Cosa resta del Covid: la parola del Drago
  2. Cosa resta del covid: la struttura
  3. Cosa resta del covid: LA SCELTA

Oggi vedo lo stesso schema applicato agli scandali globali. C’è chi crede a tutto e chi non crede a nulla. Chi difende il sistema e chi lo demonizza in modo totale. Nel mezzo, pochissimo spazio per un’osservazione lucida.

Eppure è proprio in quello spazio che nasce una vera comprensione. Non nel tifare, non nell’urlare, né nel negare tutto. Ma nel restare presenti e collegare i punti.

La polarizzazione della divisione sociale è una trappola emotiva.

Ti dà l’illusione di partecipare, di lottare, di essere attivo. In realtà ti tiene occupato mentre il sistema continua a funzionare indisturbato.

Quando usciamo da questa dinamica smettiamo di essere pedine emotive.

Iniziamo a vedere il quadro completo. Riconosciamo che il problema non sono le singole fazioni ma il meccanismo che le crea.

E il potere perde una delle sue armi più efficaci.

The Division Bell dei Pink Floyd richiama proprio la campana utilizzata nel Parlamento britannico, anche se non è una singola campana specifica con quel nome ufficiale, ma una funzione precisa del sistema parlamentare del Parliament of the United Kingdom.

Nel sistema di voto della House of Commons (e anche della Camera dei Lord), quando i parlamentari devono votare si procede a una “division”, cioè una separazione fisica dei membri in due corridoi diversi a seconda del voto; prima che inizi la votazione, viene suonata una campana — chiamata appunto division bell — per avvisare i parlamentari sparsi negli uffici, nei corridoi o perfino nei pub vicini al palazzo che hanno pochi minuti per raggiungere l’aula e votare.

Il titolo dell’album allude simbolicamente a quel momento: la campana segna un punto di scelta, una linea di separazione, il momento in cui bisogna schierarsi, e infatti tutto l’album ruota attorno ai temi della comunicazione mancata, delle fratture personali e delle divisioni umane più che politiche in senso stretto; quindi sì, il riferimento nasce direttamente da una pratica reale del parlamento inglese, ma diventa una metafora molto più ampia sulla distanza tra le persone e sulla difficoltà di capirsi prima che “suoni la campana”.

Foto di copertina Gerd Altmann da Pixabay
immagine The Division Bell di Andy Mabbett – Opera propria, CC BY-SA 4.0

La consapevolezza si espande attraverso la condivisione.
Se questo articolo ha risuonato con te, condividilo e seminiamo insieme consapevolezza.

"Le coscienze risvegliate sono le luci che illuminano il cambiamento."

Vuoi ricevere altri spunti di riflessione?
Entra nella newsletter di Dubito Ergo Sum.

Carogiù

“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *