Il credito privato è improvvisamente entrato nel dibattito pubblico quando alcuni grandi fondi hanno limitato i rimborsi agli investitori. E’ notizia di ieri che:
“Il fondo BlackRock limita i prelievi mentre i rimborsi scuotono il credito privato”
fonte: Reuters (6/3/2026)
La notizia da noi è passata praticamente in sordina visto che solo il Messagero e l’Adige di Verona ne hanno parlato oggi. Probabilmente i soliti noti avranno pensato che è meglio non alimentare panico (qui vale per il Covid no, nda)
Ho voluto approfondire e in realtà ho capito che non si tratta di un blocco totale dei prelievi, come viene raccontato online, ma di un meccanismo previsto dai regolamenti di molti fondi che investono in prestiti non negoziati sui mercati.
In pratica quando molti investitori chiedono il rimborso nello stesso momento, il gestore non può semplicemente vendere i prestiti concessi alle imprese.
Questi prestiti non sono azioni quotate. Non esiste un mercato liquido dove possano essere scambiati in tempo reale. Il fondo deve quindi distribuire i rimborsi gradualmente.
Questo episodio ha riportato l’attenzione su un settore poco conosciuto ma enorme.
Il credito privato è diventato uno dei pilastri silenziosi della finanza globale.
Migliaia di aziende nel mondo ricevono finanziamenti proprio attraverso questi fondi.
In passato questo sistema ha funzionato senza grandi tensioni. I tassi di interesse erano bassi e il denaro circolava facilmente. Ma gli investitori cercavano rendimenti più elevati rispetto ai titoli di Stato e il credito privato sembrava offrire proprio questo.
Il mercato del credito privato è esploso dopo la crisi finanziaria globale del 2008. Dopo il crollo del sistema, le banche tradizionali sono state sottoposte a regole molto più severe e hanno ridotto i prestiti alle aziende più rischiose.
Naturalmente quando c’è una carcassa morente gli avvoltoi si fanno avanti e quel vuoto è stato riempito da grandi gestori come:
BlackRock, Blackstone, Apollo Global Management e Blue Owl Capital.
Questi operatori hanno creato fondi che prestano direttamente alle imprese, e spesso lo fanno, ovviamente, a tassi più alti rispetto alle banche, perché rischiano, loro.
Nonostante ciò il settore è cresciuto enormemente: oggi il private credit globale vale circa 1.700 miliardi di dollari.
Lo scrivo meglio 1.700.000.000.000 sarebbero 1.7 trilioni di dollari; 1,7 × 10¹² se vi piace la matematica, in ogni caso una cifra colossale, numeri senza senso per i comuni mortali.
Ma questi grandi gruppi finanziari, incarnati rispettivamente in personaggi come: Larry Fink, Stephen A. Schwarzman, Marc Rowan e Marc Lipschultz, si divertono così a fare soldi. Tasso più alto = costo del denaro più caro per chi prende il prestito = maggiori guadagni per chi presta il denaro (il fondo).
Sono ragazzi, lasciateli giocare.
Ma il vero problema è che molti di questi fondi sono strutturalmente illiquidi, un termine complicato che indica la difficoltà di trasformare quel prestito in denaro contante in tempi brevi.
In pratica prestano soldi ad aziende non quotate e quei prestiti non possono essere venduti velocemente sul mercato.
E così arriviamo alle tirate di freno a mano di oggi. In passato gli investitori entravano facilmente in questi fondi grazie a tessi bassi e promesse di rendimenti alti e stabili.
Poi le banche centrali, in particolare la Federal Reserve e la European Central Bank, hanno alzato i tassi per combattere l’inflazione.
Ora, con tassi più alti succedono tre cose contemporaneamente:
- La prima è che diventa più difficile per le aziende ripagare i prestiti. Molti prestiti di private credit hanno tassi variabili, quindi il costo del debito aumenta rapidamente.
- La seconda è che gli investitori trovano alternative più liquide, come i titoli di Stato, che ora pagano interessi più alti senza bloccare il capitale per anni.
- La terza è psicologica: quando alcuni investitori iniziano a uscire, altri fanno lo stesso. Non perché il fondo sia fallito, ma perché temono di restare bloccati.
Quindi, per quanto ho potuto capire, la limitazione ai prelievi di BlackRock non significa che il mercato sia vicino a una crisi.
Significa però che il ciclo del credito sta cambiando ritmo. E quando il ritmo del credito cambia, la storia insegna che vale la pena osservare con attenzione.
E noi osserviamo…

Continua…
Foto di copertina Dmitriy da Pixabay
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