Fanno da contraltare a quanto visto nella prima parte altri artisti, figure che hanno pagato con la vita o con la diffamazione il coraggio di alzare lo sguardo. Le loro dipartite hanno lasciato uno strascico di mistero, domande senza risposta ed eventi troppo poco chiari per essere liquidati come semplici coincidenze.
Partiamo da chi, forse più di tutti, ha saputo mettere a nudo il meccanismo con una lucidità disarmante: John Lennon.
In un’intervista registrata il 6 giugno 1968 per il programma della BBC2 Release, a un giornalista che gli chiedeva se provasse ancora rabbia verso la religione organizzata e l’istruzione, Lennon non rispose con un facile slogan.
Offrì invece un’analisi chirurgica della società. Ecco il passaggio che, a distanza di decenni, ancora ci dovrebbe far tremare i polsi:
È la stessa cosa che esprimo sempre, ma ora posso riassumerla in questa frase: penso che siamo gestiti da maniaci per fini maniacali.
Se qualcuno può mettere su carta cosa stanno veramente cercando di fare il nostro governo, il governo americano, quello russo, quello cinese… e cosa pensano di stare facendo, sarei molto lieto di sapere cosa pensano di fare.
Penso che siano tutti malati.
Ma sono passibile di essere rinchiuso come folle per averlo detto. Questo è ciò che è folle. Non è solo un po’ strano.
È semplicemente folle, e nessuno lo sa.”
La forza di queste parole sta tutta qui:
denunciare la follia del potere significa, per il sistema, essere etichettati come folli a propria volta.
È un cortocircuito perfetto, un meccanismo di difesa che trasforma la verità in patologia. Lennon lo sapeva. E forse, proprio per questo, è diventato un bersaglio.
Come ad esempio è accaduto per il nostrano Lucio Dalla, che nel 2009 a Cagliari tenne un discorso lucidissimo, in cui aveva già intuito il degrado culturale e umano che stavamo – e stiamo – vivendo.
Parole che oggi suonano profetiche, e che meriterebbero di essere riascoltate con attenzione, non archiviate come le riflessioni di un artista “fuori tempo massimo”.
Non è un caso che tra i materiali lasciati negli ultimi anni della sua vita sia emerso anche un brano rimasto incompiuto, “Starter”, scritto tra il 2010 -2011 e pubblicato postumo nel 2018, dove Dalla sembra osservare il cielo con lo stesso sguardo inquieto con cui guardava la società:
“Che cos’è che passa lì nel cielo? Un aereo o una meteora?C’è qualcosa che vien giù: è una neve metafisica, la morta chimica”
E cosa dire dell’indimenticabile Michael Jackson?
Il 6 giugno 2002, durante una conferenza stampa alla National Action Network, MJ denunciò apertamente la cospirazione delle case discografiche contro gli artisti di colore.
Definì Tommy Mottola, ex presidente della SONY, “diabolico”. Non era un’esagerazione dettata dalla rabbia: era la testimonianza di chi aveva visto da dentro i meccanismi dell’industria.
Già il 9 luglio 2001, Jackson aveva avvertito il pubblico: «L’umanità è manipolata». In quei video diceva cose che allora potevano sembrare paranoie, ma che oggi risuonano con una chiarezza agghiacciante:
Stanno manipolando anche i libri di storia, quello che dicono adesso i libri di storia non è la verità. Essi manipolano per decidere quale disco è vendibile e quale no.
Loro mi dicono che sono pazzo, omosessuale. Fanno in modo di farmi passare come uno stupratore e far credere che mi sono sbiancato la pelle e fanno tutto questo per controllare la popolazione.
E’ tutto una cospirazione.”
Michael Jackson
Naturalmente, come aveva intuito Lennon, anche Michael fu etichettato come “complottista”, un genio in preda a “esaurimento nervoso”. La strategia è sempre la stessa: prima ti isolano, poi ti patologizzano, infine ti cancellano.
MTV scrisse sostanzialmente che per evitare i danni d’immagine era diventato complottista:
“Michael Jackson afferma che l’industria lo ha etichettato come “mostro” al vertice di Harlem”
La pop star cerca di limitare i danni e sostiene teorie del complotto.
MTV [solo su Archve.org – chissà perché]
(Official Video)
E mentre Jackson veniva distrutto mediaticamente, altri accumulavano potere.
Fra le tante iniziative positive del re del pop per migliorare la qualità del mondo, vi fù la “Heal The World Foundation” da lui creata tramite l’immensa somma guadagnata nel corso del Dengerous World Tour.
Sembrerebbe che proprio questo innato altruismo di Michael gli abbia inimicato tutti quei poteri forti deviati che invece lucrano sul mantenere il mondo in perenne conflitto e divisione.
L’odio nei confronti del cantante non nasceva solo dall’essere danneggiati dalla sua beneficenza, ma sarebbe dipeso anche dal fatto che gli incassi da lui devoluti per la creazione della “Heal The World foundation” si basavano su un tour che promuoveva la vendita dell’album Dangerous.
Nella copertina sarebbero presenti allegorie e simbolismi di matrice iniziatico-esoterico-occultista, il cui vero messaggio era destinato unicamente a coloro che ne possedevano la corretta chiave di lettura…
continua sulla fonte: I SEGRETI DI MICHAEL JACKSON
Per chi non l’avesse mai visto si ripropone il docufiction sulla morte di Michael Jackson secondo le “rivelazioni di Adam kadmon”.Leggi tutto ▼
La teoria di Adam Kadmon parte dal presupposto che Michael Jackson non sia morto per cause naturali o per colpa del suo medico, ma che quella versione fosse solo una copertura per nascondere una lotta epica tra il bene e il male.
Il vero nemico sarebbero gli Illuminati, un’élite globale che mira a instaurare un Nuovo Ordine Mondiale tenendo l’umanità in catene. Michael Jackson, al contrario, era, secondo Kadmon, un uomo di immensa bontà e nobiltà d’animo, che aveva donato centinaia di milioni in beneficenza e cercato di guarire il mondo con messaggi di pace come “Heal the World”, diventando così una minaccia mortale per i piani dei potenti.
A sostegno di questa tesi, Kadmon analizzava i videoclip e le copertine di Jackson come se fossero codici segreti, vedendo nel video di “Leave Me Alone” un uomo ingabbiato e nella copertina di “Dangerous” simbologie esoteriche, ma il pezzo forte era l’interpretazione di “Blood on the Dancefloor”, dove l’abito rosso, la città sullo sfondo e la posa del cantante sarebbero stati una rivelazione anticipata dell’attacco alle Torri Gemelle, un messaggio per smascherare i poteri forti.
Per aver sfidato il sistema con questi messaggi, Michael sarebbe stato punito con le accuse di pedofilia negli anni Novanta, che secondo Kadmon non furono un caso ma una macchinazione studiata per fermarlo e distruggere la sua reputazione.
La teoria non si fermava però alla morte, perché Kadmon ha sempre sostenuto che Jackson potesse essere ancora vivo: il momento clou di questa ipotesi riguarda David Rothenberg, un uomo pesantemente ustionato che Jackson aveva aiutato per anni, e secondo Kadmon nel giorno del funerale di Michael, quell’uomo altri non era che il cantante stesso travestito, apparso in tv per dare un ultimo saluto ai fan nascondendo il suo volto ormai irriconoscibile a causa delle ustioni e della chirurgia plastica, approfittando del debito di gratitudine del vero Dave.
L’idea era che Jackson si fosse finto morto per sfuggire ai suoi aguzzini e vivere in pace, o forse per continuare la sua battaglia da lontano.
Coincidenze? Forse. Ma quante coincidenze servono prima che smettiamo di chiamarle così?
Nelle ultime settimane, mi sono purificato ed è stata una rinascita per me. È come uno spirito di purificazione. Anch’io vi amo.
La mia infanzia mi è stata completamente portata via [musica]. Non c’era Natale. Non c’erano compleanni. Non è stata un’infanzia normale. Nessun normale piacere dell’infanzia. Tutto ciò è stato scambiato con duro lavoro, lotta e dolore, e un eventuale successo materiale e professionale. Ma come un prezzo terribile, [musica] non posso ricreare quella parte della mia vita. Né cambierei alcuna parte della mia vita.
Tuttavia, oggi quando creo la mia musica, mi sento come uno strumento della natura. Mi chiedo che delizia deve provare la natura quando apriamo i nostri cuori [musica] ed esprimiamo i nostri talenti donati da Dio. Il suono dell’approvazione è salito attraverso l’universo e tutto il mondo abbonda di [musica] magia. La meraviglia riempie i nostri cuori per ciò che abbiamo intravisto per un istante. La giocosità della vita. Ed è per questo che amo i bambini e imparo così tanto stando intorno a loro.
Ho realizzato che molti dei problemi del nostro mondo oggi, dalla [musica] criminalità urbana alle guerre su larga scala e al terrorismo, fino alle nostre prigioni sovraffollate, sono il risultato del fatto che ai bambini è stata rubata l’infanzia. La magia, la meraviglia, il mistero e l’innocenza del cuore di un bambino sono i semi della creatività che guariranno il mondo.
Ci credo davvero.
Michael Jackson
Poi c’è PRINCE.
Nel 2009, durante un’intervista a Tavis Smiley su PBS, Prince parlò apertamente di scie chimiche, citando l’attivista e comico Dick Gregory come fonte di ispirazione per la canzone Dreamer:
Prince non era un teorico della cospirazione per hobby. Era un artista che osservava, ascoltava, e trasformava in musica ciò che percepiva come un malessere collettivo.
Dreamer non è solo una canzone: è un atto di testimonianza.
E il fatto che un artista del suo calibro abbia scelto di dedicare tempo e creatività a questo tema dovrebbe farci riflettere, non liquidare frettolosamente la questione.
Dick Gregory, del resto, non era “un comico fallito” come qualcuno ama ripetere per sminuire il messaggio: era un attivista che ha pagato sulla propria pelle il coraggio di dire verità scomode. E Prince lo sapeva.
Cosa resta, allora, di tutte queste voci?
Restano domande. Restano intuizioni che il tempo sta trasformando in evidenze. Restano artisti che hanno osato guardare oltre il sipario, e che per questo sono stati messi a tacere, derisi, o peggio.
Nella terza e ultima parte di questo viaggio, proveremo a tirare le fila: cosa possiamo fare noi, oggi, di fronte a questo scenario?
Vedremo cosa si nasconde dietro le morti di artisti come Chris Cornell e Chester Bennington. Esiste ancora uno spazio per un’arte libera e ispirata, o siamo destinati a essere solo spettatori di un copione già scritto?
E soprattutto: come possiamo proteggere le giovani menti da questa lobotomizzazione culturale, senza cadere nella rassegnazione o nel cinismo?
La risposta, forse, non è nelle grandi narrazioni. Ma nei piccoli gesti di consapevolezza che possiamo coltivare ogni giorno.
Alla prossima, per il capitolo finale.
Sono nato, cresciuto in una piantagione di schiavi
Negli Stati Uniti, del rosso, bianco e blu
Non ho mai saputo che fossi diverso, finché il dottor King non era su un balcone
Lì in una piscina insanguinata
Mi aspettavo molto di più da un amore
Una società amorevole, amorevole
Una spiegazione veritiera, sai cosa
Ne ho un’altra, un’altra cospirazione
Se era solo un sogno, ascolta, chiamami, chiamami anche un sognatore
Con più premi e riconoscimenti, quindi chiunque prima o dopo
21 ° secolo, oh che peccato, che peccato
Gara, la razza conta ancora
Una corsa a cosa e dove stiamo andando
Siamo nella stessa barca, ma io sono l’unico a remi
L’ultima volta che ho controllato, dormivi, ma puoi chiamarmi anche un sognatore
(Che succede con questo)
Logica al burro di arachidi, servita su un letto di bugie
Non scendere troppo facilmente, quando hai visto piangere tuo padre
Hai mai stretto il volante in macchina troppo stretto
Pregando che le sirene della polizia ti passino accanto quella notte
Mentre l’elicottero ci circonda, questa teoria si sta approfondendo
Pensa che stiano spruzzando sostanze chimiche sulla città
Mentre dormiamo.
Dai, resto sveglio
Puoi chiamarmi anche un sognatore
(Ahhh, ho un occhio aperto per questi diavoli)
(Sveglia Sveglia)
(Giuro fedeltà, a)

fonti:
– La cruna dell’Ago – Michael Jackson aveva denunciato l’influenza sionista nella musica. Ha pagato con la vita.
– Dick Gregory: State of the Black Union (2008)
– I SEGRETI DI MICHAEL JACKSON
Foto di copertina Dayron Villaverde da Pixabay
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