Dubito Ergo SumSCIENZAVenezuela: quando un terremoto non è solo un terremoto
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SCIENZA

Venezuela: quando un terremoto non è solo un terremoto

4 minuti di lettura

Il tremendo quanto raro tipo di terremoto (vedi “doublet” sismico) che ha colpito il Venezuela mia ha riportato in mente una domanda che normalmente viene archiviata in pochi secondi. È possibile provocare terremoti artificiali?

Quando avanzo questa ipotesi, il dibattito si divide subito in due fazioni e lo vedo già da alcuni post online. Da una parte c’è chi liquida la questione come una fantasia. Dall’altra chi è convinto che ogni grande evento naturale possa nascondere una regia invisibile. personalmente credo che il punto interessante sia un altro.

Partiamo da ciò che sappiamo. Da decenni la scienza studia la cosiddetta sismicità indotta. In diverse parti del mondo sono stati osservati terremoti associati all’iniezione di fluidi nel sottosuolo, al fracking e all’estrazione di idrocarburi, alle attività geotermiche e perfino alla costruzione di grandi dighe. Non si tratta di teorie.

Uno schema di fratturazione idraulica allo scopo di estrarre gas da argille, con note su eventuali rischi ambientali. Di Mikenorton – Opera propria, CC BY-SA 3.0.

Si tratta di fenomeni documentati1.

Come avevo già osservato in un precedente approfondimento dedicato ai terremoti indotti artificialmente, l’essere umano ha dimostrato di poter modificare equilibri geologici che per lungo tempo sono stati considerati esclusivamente naturali.

In “Terremoti indotti artificialmente?” avevo scritto nel 2023 che il problema non consiste tanto nel dimostrare l’esistenza di una tecnologia segreta, quanto nel comprendere fino a che punto la nostra conoscenza dei processi geologici sia realmente completa.

A distanza di tre anni quella domanda resta ancora aperta. Se la scienza continua a studiare i limiti della sismicità indotta, possiamo davvero affermare di conoscere già tutte le possibili interazioni tra attività umana e faglie in tensione?

Quando si parla di terremoti artificiali, spesso si immagina qualcuno capace di generare dal nulla un sisma devastante. Eppure la questione potrebbe essere molto più sottile. Se l’attività umana può influenzare il comportamento di una faglia, dove si trova il limite di questa capacità? Possiamo davvero affermare di conoscerlo?

La risposta più onesta è no2.

Gli scienziati sanno che una faglia accumula energia per anni o secoli. Sanno che una piccola variazione di pressione può, in alcuni casi, modificare gli equilibri del sottosuolo. Sanno anche che esistono sistemi geologici vicini al punto di rottura.

Ciò che non sanno fare -almeno ad oggi – è prevedere con precisione il momento esatto in cui un grande terremoto si verificherà.

E ora seguitemi perché credo che il ragionamento diventi interessante.

Se nessuno è in grado di prevedere perfettamente il comportamento di una faglia, possiamo escludere che qualcuno stia studiando come influenzarlo?

Se enormi risorse vengono investite nello sviluppo di tecnologie militari, satelliti, intelligenza artificiale e sistemi di sorveglianza globale, è davvero assurdo ipotizzare che esistano programmi dedicati alla comprensione degli stress geologici del pianeta?

Attenzione. Non sto dicendo che esistano. Sto dicendo che non possediamo elementi sufficienti per trasformare l’impossibilità in una certezza.

La storia insegna che molte tecnologie considerate impensabili sono esistite anni o decenni prima di diventare di dominio pubblico (vedi la Macchina di Anticitera!). Questo non prova nulla. Ma dovrebbe renderci prudenti quando usiamo parole come impossibile.

Nel frattempo la cronaca continua a fornire curiose coincidenze. Oggi un forte terremoto in Venezuela. Ieri un altro grave evento sismico in Iran. Il ritorno ciclico delle previsioni sul Big One californiano. Eventi scollegati? Molto probabilmente sì. Ma quanto sappiamo davvero delle forze che agiscono sotto i nostri piedi?

Questa domanda assume una dimensione ancora più ampia se osserviamo la geopolitica contemporanea.

Venezuela e Iran non sono semplici punti sulla mappa. Sono nazioni che occupano posizioni strategiche all’interno di equilibri globali sempre più tesi. Attorno a loro si muovono interessi energetici, finanziari e militari che coinvolgono Stati Uniti, Russia e Cina.

Naturalmente un terremoto non rappresenta automaticamente un vantaggio per qualcuno. Anzi, spesso produce effetti imprevedibili.

Può distruggere infrastrutture ma anche rafforzare governi. Può interrompere attività economiche ma anche creare nuove opportunità di ricostruzione (non dimentichiamoci di come rideva Piscicelli della tragedia dell’Aquila 2009).

Chiunque cerchi una spiegazione troppo semplice rischia di perdere la complessità del quadro.

La questione dei terremoti artificiali non riguarda necessariamente la creazione di energia dal nulla.

Potrebbe riguardare, almeno in teoria, la capacità di influenzare sistemi geologici già prossimi alla rottura. È una differenza importante. Chi studia la sismicità indotta sa che modificare un equilibrio e creare un fenomeno sono due cose molto diverse.

Eppure,

Forse è proprio questo il punto che merita attenzione.

Oggi non esistono prove pubbliche che dimostrino l’esistenza di terremoti artificiali su larga scala. Allo stesso tempo, la storia della tecnologia insegna che ciò che è classificato rimane invisibile fino a quando qualcuno decide di renderlo pubblico.

Tra queste due affermazioni esiste uno spazio che merita, a mio avviso, di essere esplorato senza pregiudizi.

Non tanto per dimostrare che possa essere possibile una guerra fatta di terremoti indotti. Non abbiamo prove per affermarlo. Ma per riconoscere che la linea di confine tra fenomeno naturale e intervento umano potrebbe essere meno netta di quanto immaginiamo.

In un’epoca in cui quasi ogni aspetto della realtà viene sempre più modellato dalla tecnologia, dall’informazione e dall’intelligenza artificiale, continuare a considerare il pianeta come un sistema completamente separato dall’azione di una certa “umanità” potrebbe essere una certezza più ideologica che scientifica.

Tuttavia il dubbio che più mi interroga non è se possiamo influenzare la Terra, ma quanto siamo lontani dal comprendere tutte le conseguenze delle nostre azioni. La questione dei terremoti artificiali potrebbe dire molto di più sui limiti della nostra conoscenza che sulle risposte che crediamo di possedere.

Perché le domande più importanti non nascono quasi mai dalle risposte. Nascono da ciò che continuiamo a considerare impensabile.

note:

  1. Secondo lo USGS, attività umane come l’iniezione di fluidi nel sottosuolo, l’estrazione di idrocarburi e la realizzazione di grandi invasi hanno già dimostrato di poter innescare terremoti documentati in diverse aree del mondo. ↩︎
  2. Una revisione pubblicata su Nature Reviews Earth & Environment evidenzia che le attività umane possono perturbare faglie preesistenti e che la stima della magnitudo massima potenzialmente raggiungibile resta ancora una questione scientifica complessa e non completamente risolta ↩︎

fonti:
https://www.pisainvideo.it/2023/12/sismicita-indotta-il-punto-piu-aggiornato-su-cause-e-prevenzione-in-un-articolo-su-nature-reviews/

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Carogiù

“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

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