Dubito Ergo SumSOCIETA'Orphan Trains dell’America dell’800
Dubito Ergo SumSOCIETA'Orphan Trains dell’America dell’800
Orphan Train
SOCIETA'STORIA

Orphan Trains dell’America dell’800

5 minuti di lettura

Nell’ambito di una mia ricerca sul passato americano dell’800, mi sono imbattuto nello strano fenomeno Orphan Trains e i numeri riportati non tornavano.

Parliamo di centinaia di migliaia di bambini spostati dall’Est all’Ovest degli Stati Uniti tra il 1854 e il 1929, e già questo dovrebbe bastare quantomeno per porci qualche dubbio.

Certo che si potrebbe pensare cosa importa a noi di quello che è accaduto a fine ottocento negli Stati uniti, ma non sono così d’accordo con questa visione perché tutto quanto è successo e accade negli States prima o poi si ripercuote su suoi Stati satellite come l’Italia.

Gli Orphan Trains vengono raccontati come un gesto di salvataggio filantropico, rivolto a orfani e bambini poveri,

Tuttavia esaminando i registri, guardando documenti d’archivio, alcuni studiosi, come Marilyn Irvin Holt e Stephen O’Connor, hanno evidenziato che parte della storiografia più recente sottolinea come tali registri e le testimonianze disponibili non restituiscono l’intero quadro umano e sociale del fenomeno degli Orphan Trains, lasciando questioni aperte sul destino reale di molti bambini e sulla natura delle loro esperienze.

Ma da dove arrivavano davvero tutti quei bambini? Possibile che fossero solo figli di immigrati recenti o vittime di povertà urbana?

Nel XIX° sec. e città dell’Est, New York in testa, crescono vertiginosamente. Massicce ondate di immigrati europei, epidemie ricorrenti, mortalità infantile altissima e nessuna rete di protezione sociale moderna creano condizioni di estrema vulnerabilità.

Eppure, per decenni, quei bambini non esistono come categoria pubblica. Vivono, lavorano, muoiono ai margini, spesso senza lasciare traccia nei registri1.

Gli Orphan Trains emergono quando questa povertà infantile smette di essere rumore di fondo e diventa un problema amministrativo.

Non intercettano “nuovi bambini”; piuttosto aprono una valvola su un bacino accumulato per decenni. Bambini poveri, semiabbandonati, figli di famiglie giudicate inadatte, non sempre orfani, ma considerati a rischio morale.

Non a caso è durante questi decenni di fine Ottocento che nasce, per la prima volta nella storia moderna, un’istituzione dedicata specificamente alla protezione dei bambini dalla crudeltà e dall’abuso, un’istituzione che non guarda più ai minori come a una risorsa o un problema sociale, ma come a soggetti la cui sofferenza merita attenzione pubblica e intervento organizzato.

Nel 1875 a New York viene incorporata la New York Society for the Prevention of Cruelty to Children (NYSPCC), la prima agenzia al mondo dedicata alla protezione infantile, nata dall’eco del caso drammatico del 1874 di una bambina, Mary Ellen Wilson, vittima di abusi che nessuna legge allora consentiva di fermare fino a quando una lavoratrice sociale non si rivolge agli animalisti per ottenere aiuto.

È incredibile pensare che a salvare un bambino dalla crudeltà furono prima le norme contro la sofferenza degli animali, proprio perché fino a quel momento i bambini non avevano alcuna tutela legale specifica: non esisteva un sistema legislativo o sociale che riconoscesse i loro diritti alla sicurezza o a una vita non violenta.

Non è un caso né una coincidenza.

La società americana di metà Ottocento si accorge che sta muovendo, spostando, educando, salvando ma anche sfruttando enormi masse di bambini senza un quadro etico e legale coerente.

La SPCC serve anche a questo: a dare una cornice, a legittimare l’intervento esterno nella famiglia quando un’autorità la giudica “inadeguata”.

Fino a quel momento l’idea che lo Stato o un’istituzione potessero entrare nel rapporto genitore-figlio era vista come un’eccezione estrema; dopo il 1875 diventa una possibilità strutturata.

Ed è qui il punto delicato:

la protezione dei bambini nasce insieme al potere di sottrarli.

Vi risuona? Su questi argomenti ne avevo scritto in “Mio figlio o dello Stato?” e “Scuola e sistema libertario“.

La SPCC non agisce solo contro la violenza evidente, ma contribuisce a definire cosa sia una famiglia “crudele”, “inadatta”, “pericolosa”, allargando ulteriormente quella zona grigia in cui un bambino può essere separato dal proprio contesto per il suo stesso bene, almeno secondo i criteri dell’epoca.

La NYSPCC non si limitava a intervenire nei casi di abuso, ma ha posto le basi per una nuova idea di responsabilità collettiva, promuovendo leggi sulla protezione dell’infanzia, regolamentando il lavoro minorile e portando la questione della violenza domestica nel dibattito pubblico e giudiziario.

Orphan Trains
Un volantino che annuncia la necessità di case familiari in tutti gli Stati Uniti.

In questo senso la SPCC non è solo la prima organizzazione di tutela, è anche l’emblema di un cambiamento profondo: per la prima volta nella storia americana – e nel mondo cosiddetto civilizzato – un’istituzione dice apertamente che la crudeltà verso un bambino non è un fatto privato ma un problema che riguarda tutta la società.

E questo avviene proprio mentre, con gli Orphan Trains, si sta inventando un modo nuovo di intervenire sull’infanzia “in eccesso”, rendendo possibile sia la protezione sia la sottrazione legale dei minori dalla loro famiglia naturale, secondo criteri che allora venivano definiti morali e necessari2.

Il concetto di “bambino a rischio morale” è elastico, e la sua elasticità permette che il numero di soggetti considerati rilevanti cresca rapidamente.

La Children’s Aid Society di Charles Loring Brace parla esplicitamente di “children of the streets”, non solo di orfani: bambini letteralmente trovati per strada.

Quando i treni partono, le comunità dell’Ovest accolgono questi bambini come opportunità, sia sociale sia economica. L’Est si alleggerisce, l’Ovest riceve forza lavoro e famiglie che crescono. Ma il quadro non è semplice.

Sembra che questi bambini appaiano letteralmente dal nulla, ma questa impressione nasce dal fatto che, per la prima volta, qualcuno li conta, li classifica e li sposta sistematicamente. In tale contesto, i numeri diventano impressionanti. Si potrebbe dire una vera e propria esplosione di visibilità.

Inoltre, le statistiche aggregate ricollocano molti bambini più volte, quindi essi compaiono più volte, gonfiando ulteriormente la percezione di un flusso continuo. Questo non diminuisce la complessità o i rischi del sistema, li amplifica.

L’America dell’Ottocento non si limita ad aiutare dei bambini: sta imparando a gestirli come categoria sociale.

Gli Orphan Trains non sono un’anomalia, sono una tecnologia di gestione della povertà infantile, figlia di un’epoca che corre più veloce della propria capacità di comprendersi, costringendo le istituzioni a trovare soluzioni pratiche prima ancora di porsi domande etiche.

In realtà più che un’anomala e misteriosa comparsa di bambini dal nulla, con numeri “impossibili”, approfondendo questo fenomeno dei treni carichi di bambini diretti verso l’ignoto, non vedo solo salvezza o sfruttamento.

Vedo il momento preciso in cui l’infanzia ha smesso di essere un fatto privato ed è diventa una questione pubblica, di sicurezza sociale se volete, e pertanto amministrabile gestibile ad uso e consumo degli Stati nazionali, anche attraverso le istituzioni scolastiche

Ma questa è un’altra storia e mentre chiudo questa prima tappa dell’indagine sugli Orphan Trains, nasce una domanda che non si può ignorare:

Qui che il discorso si allarga, toccando altri capitoli meno raccontati della storia americana, dove l’infanzia diventa terreno di sperimentazione sociale e culturale.

Ma questo richiede un passo ulteriore, e sarà il centro del prossimo articolo.

Nota al lettore:
questo articolo fa parte di una serie di quattro testi dedicati al modo in cui l’Occidente moderno ha imparato a gestire l’infanzia come categoria sociale, amministrativa e culturale. Gli Orphan Trains sono solo il primo tassello di una storia più ampia, che continuerà nei prossimi articoli.

  1. Marilyn Irvin Holt, The Orphan Trains: Placing Out in America – catalogo e descrizione del libro come fonte storica seria (non un articolo, ma un riferimento bibliografico concreto) orphantraindepot.org
    Recensione accademica di Stephen O’Connor su Orphan Trains – conferma l’esistenza di un’opera critica e approfondita su Charles Loring Brace e il movimento digitalcommons.unl.edu ↩︎
  2. New York Society for the Prevention of Cruelty to Children – storia ufficiale (fonte storica e istituzionale sul sito dell’organizzazione) NYSPCC – storia della protezione dell’infanzia negli USA
    New York Society for the Prevention of Cruelty to Children su Wikipedia (riassunto storico della fondazione, basi legali e impatto) New York Society for the Prevention of Cruelty to Children – Wikipedia ↩︎

Fonti:
Orphan train

Children’s Aid Society Archives

National Orphan Train Complex

Illinois State University: Recounting the Past – Orphan Trains

https://orphantraindepot.org/history/artifacts-of-the-orphan-trains/

Foto di copertina “Autore ignoto” https://thehistoryinsider.com/the-orphan-trains/

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“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

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