Dubito Ergo SumPOLITICAUSA fuori dall’OMS
Dubito Ergo SumPOLITICAUSA fuori dall’OMS
USA fuori dall'OMS
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L’uscita USA dall’OMS è diventata effettiva il 22 gennaio 2026 e non è una voce di corridoio, non è un’anticipazione e nemmeno una boutade politica buona per i titoli, ma l’esito concreto di un processo avviato un anno prima con l’Ordine Esecutivo 14155, rispettando alla lettera le regole previste dallo statuto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che impongono dodici mesi di preavviso.

Questo dato conta più di mille slogan perché sposta il discorso dal tifo emotivo al terreno dei fatti, dove le parole hanno un peso e gli atti valgono più delle intenzioni dichiarate.

L’uscita degli USA dall’OMS non è un fulmine a ciel sereno, ma il risultato di una tensione che covava da tempo tra cooperazione sanitaria globale e sovranità nazionale.

Una tensione che negli ultimi anni è diventata visibile anche a chi prima preferiva non vederla.

Per decenni l’OMS ha lavorato come organismo consultivo, producendo linee guida, raccomandazioni e standard, formalmente non vincolanti ma nella pratica decisivi per l’accesso ai finanziamenti internazionali e per orientare le politiche sanitarie dei singoli Paesi.

In questo quadro gli Stati Uniti sono stati il principale finanziatore dell’organizzazione, sostenendone il bilancio in modo determinante e, allo stesso tempo, utilizzandola come leva di influenza geopolitica e sanitaria.

Spero davvero che almeno qualcuno abbia colto questo dettaglio durante quella che, senza troppi giri di parole, è stata anche una gigantesca psico-pandemia.

Lo slogan “USA fuori dall’OMS” rappresenta così un tentativo di recuperare sovranità sanitaria

Non come un rifiuto della cooperazione in sé, ma come il rifiuto di delegare a un organismo sovranazionale decisioni che incidono direttamente sui corpi, sulle libertà e sulla vita quotidiana delle persone.

Sul piano formale l’Ordine Esecutivo 14155 è valido ed efficace, anche se negli Stati Uniti resta aperto il dibattito sul ruolo del Congresso e sugli obblighi finanziari residui, un confronto che non annulla però l’uscita sul piano internazionale.

Sul piano pratico “USA fuori dall’OMS” non significa isolamento sanitario, perché la cooperazione può continuare attraverso accordi bilaterali o multilaterali alternativi, ma segna un cambio di paradigma nel rapporto tra salute pubblica e governance globale.

Un aspetto spesso ignorato riguarda il futuro dell’OMS senza il suo principale donatore statale, perché “USA fuori dall’OMS” ridisegna gli equilibri finanziari dell’organizzazione, aumentando il peso delle grandi fondazioni private e di altri Stati, con conseguenze politiche che meritano attenzione reale, non slogan.

La domanda di fondo, che va oltre gli Stati Uniti e riguarda tutti noi, è semplice solo in apparenza:

chi decide davvero in caso di emergenza sanitaria e sulla base di quali criteri, tecnici, politici o economici?

L’uscita dall’OMS degli USA non offre una risposta definitiva, ma porta finalmente alla luce un problema rimasto troppo a lungo sotto il tappeto e che oggi chiede di essere affrontato con più lucidità e meno obbedienza automatica.

Ora viene da sperare che anche il satellitario governo italico prima o poi segua questa strada, per recuperare qualche brandello di sovranità sanitaria e restituire al Servizio Sanitario Nazionale almeno una parte di quell’orgoglio che lo aveva reso tra i più efficienti al mondo, non solo per tecnologia, ma anche per umanità.

fonti:
https://www.hhs.gov/press-room/fact-sheet-us-withdrawal-from-the-world-health-organization.html
– https://www.presidency.ucsb.edu/documents/executive-order-14155-withdrawing-the-united-states-from-the-world-health-organization
– https://www.govinfo.gov/app/details/DCPD-202500122
– https://en.wikipedia.org/wiki/Executive_Order_14155

Foto di copertina Kaufdex da Pixabay + logo WHO

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