In Israele molti sanno che il 7 ottobre è solo un piccolissimo passo verso il progetto della grande Israele perseguito dai sionisti, che più o meno religiosamente si confà alle “sacre” scritture bibliche.
Guardare a certe cose nel 2024 sembra del tutto anacronistico e fuori luogo poiché legato ancora a logiche preistoriche ancorché medievali.
Eppure se si guarda bene ai fatti, la narrazione occidentale sui fatti del 7 ottobre occorsi tra Gaza e Israele assume un quadro del tutto diverso e molto più coerentemente semplice nella sua raccapricciante realtà.
Per una parte del mondo e non solo in Israele, il 7 ottobre 2023 verrà ricordato come l’anniversario dell’infamia sionista
Di seguito il video del magistrale Massimo Mazzucco che illustra tutte le prove che Israele ha prima provocato e poi lasciato succedere gli attacchi del 7 ottobre, per poi avere mano libera contro la popolazione di Gaza.
Ma non è solo questo video, perché se si va ad approfondire, anche solo un pochino, chiunque può capire che l’attacco del 7 ottobre di Hamas è stato pilotato. Il progetto sionista per quanto irreale possa sembrare, affonda le sue radici nelle sacre scritture come ci evidenzia Mauto Biglino che “ci propone una riflessione inedita quanto provocatoria.
“Cosa succede quando la cronaca dell’attualità si fonde con testi scritti più di duemila anni fa?”
Il saggista legge i cosiddetti “testi sacri” in particolare i “Patti di Abramo”, e invita a confrontarci con episodi che vanno dalla conquista di territori alla lotta tra popoli, raccontati nella Bibbia come cronaca militare.
Attraverso questi passaggi, vediamo come antiche narrazioni si intersecano con questioni attuali, lasciando spazio a profonde riflessioni. Un video davvero sconcertante per l’attualità della storia biblica e dei suoi legami con i fatti del presente.
Quindi non bisogna meravigliarsi se alcuni soldati israeliani dell’IDF hanno indossato mimetiche con patch che mostrano una Grande Israele i cui confini includono paesi come la Palestina, la Giordania, il Libano, il Kuwait, una parte della Siria, dell’Iraq, dell’Egitto, della Turchia e dell’Arabia Saudita.


Ora se vi chiedete come un popolo che ha subito la shoah possa ripetere in egual misura o addirittura peggiore le stesse malvagità a un altro popolo, consiglio la visione di questo breve video, dove il giornalista indipendente Franco Fracassi sintetizza magistralmente, con una micro lezione di storia recente e proibita, il sionismo nazista che non vedrete né sentirete insegnare in nessuna scuola o università.
Quando dico che quelli li ci considerano tutti göyim1 intendo proprio ciò che ha detto Gideon Levy, famoso giornalista israeliano, che spiega come facciano gli israeliani a vivere in pace con la propria coscienza, nonostante la palese ingiustizia che stanno perpetrando da decenni contro il popolo palestinese.
Tuttavia non tutti gli ebrei abbracciano l’ideologia sionista. Molti haredim, gli ultraortodossi, sono antisionisti, perché credono che lo stato di Israele possa essere istituito solo dopo l’arrivo del messia e che quindi qualunque altro tipo di sovranità ebraica sia addirittura una blasfemia.

Alcuni di loro sono addirittura sostenitori della causa palestinese.
Come l’ha definito Moni Ovadia :
“Il Sionismo, è un crimine colonialista, segregazionista e razzista”.

- Nel contesto della religione ebraica, goy viene utilizzato per indicare una persona che non appartiene al popolo ebraico, quindi un non ebreo. in alcuni contesti possono essere usati con una connotazione leggermente negativa o ironica. Ad esempio, nella lingua colloquiale, un ebreo potrebbe usare il termine in modo scherzoso o per sottolineare la differenza culturale con i non ebrei. Tra il popolo ha assurto un significato in senso dispregiativo, per questo motivo molti ebrei evitano di usare il termine per evitare malintesi o offese. ↩︎
Foto di copetina David Gallie IA generated da Pixabay
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