Ho scritto nei pezzi precedenti che 3I/ATLAS ha costretto a guardare oltre la narrativa convenzionale degli oggetti interstellari, perché non è tanto la classificazione a sorprendere quanto il modo in cui le istituzioni reagiscono all’informazione.
Ora abbiamo una conferma ufficiale che apre nuovi interrogativi: la CIA ha risposto a una richiesta FOIA dichiarando che non confermerà né negherà l’esistenza o la non esistenza di documenti relativi a 3I/ATLAS, e che persino l’eventuale esistenza dei documenti è classificata.
La risposta, pubblicata da John Greenewald di The Black Vault, è visibile qui:

Se 3I/ATLAS è davvero una cometa, questa posizione “Glomar” appare anomala perché di norma è usata per proteggere tecnologie militari o operazioni sensibili, e non oggetti astronomici naturali.
Avi Loeb ha sollevato lo stesso punto, chiedendosi perché un corpo celeste naturale dovrebbe rientrare in questa zona d’ambiguità istituzionale:
Se 3I/ATLAS è una Cometa, perché la CIA “non nega né conferma” l’esistenza di documenti al riguardo?
Dopo che le forze aerospaziali sono diventate una realtà, a mio avviso una possibile chiave di lettura riguarda gli strumenti e i metodi osservativi impiegati: telescopi, sensori e sistemi di raccolta dati che potrebbero essere coperti da segreto militare o da protocolli riservati, e che renderebbero ogni risultato non divulgabile senza rivelare capability sensibili.
Questo porta a riflettere sul confine tra osservazione scientifica e sorveglianza strategica, e sul modo in cui la narrazione ufficiale spesso semplifica la realtà per rassicurare, chiudendo domande di pubblico interesse che invece dovrebbero restare aperte.
Riprendendo anche le riflessioni di Michio Kaku, il problema non è solo l’oggetto in sé, ma la cultura della scienza mediata dalle istituzioni, dove la trasparenza si scontra con interessi di sicurezza e protocolli di riservatezza.
Non tiro conclusioni definitive, ma invito chi legge a considerare la complessità del contesto: 3I/ATLAS ci mostra che anche la scienza del cosmo ha, per definizione, zone d’ombra cosmiche, e che la curiosità critica resta l’unico strumento per affrontarle senza cadere in interpretazioni preconfezionate.
fonti:
– https://x.com/theblackvault/status/2008267999535571027
– https://avi-loeb.medium.com/if-3i-atlas-is-a-comet-why-would-the-cia-neither-deny-nor-confirm-the-existence-of-records-on-897a8cb5f6bd
Foto di copertina Ondřej Šponiar da Pixabay
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