Il Long Covid o comunque lo si voglia chiamare è una condizione reale studiata e riconosciuta a livello globale, a prescindere da come la si voglia credere o meno.
Certamente ridurre questa condizione a un’invenzione giornalistica significa ignorare gli “studi” scientifici e le esperienze di milioni di persone che convivono con questa sindrome. I sintomi più comuni includono:
- Affaticamento cronico
- Difficoltà respiratorie
- Dolori muscolari e articolari
- Problemi di memoria e concentrazione (“brain fog”)
- Disturbi del sonno
- Problemi cardiovascolari e neurologici
Ma non mi dire, dolori cronici nella maggioranza dei casi. Praticamente ce li abbiamo già tutti con o senza covid. E non ultimo:
“Patrick Soon-Shiong è un medico e imprenditore sudafricano naturalizzato statunitense.
Con la sua attività di ricerca medica ha realizzato l’Abraxane, un farmaco utilizzato nella terapia contro il tumore del pancreas.
Nel 2018 acquisisce la proprietà di due quotidiani: The San Diego Union-Tribune e il Los Angeles Times.A seguito della pandemia di COVID-19, nel 2020 una sua azienda viene selezionata, dal governo federale statunitense, per entrare in un progetto volto a sviluppare un vaccino contro tale virus.”
Da wikipedia
Questa condizione medica incasellata nel Long covid è un fenomeno clinico documentato e in fase di continuo studio.
Ma questa attenzione scientifica fa venire non pochi dubbi sul fatto che, dopo l’abbuffata vaccinale con guadagni record per l’industria farmaceutica, questa avesse già pianificato il “grande affare” della gestione delle malattie croniche nel lungo periodo post-pandemico.
A questo punto, però, se guardiamo la spesa sanitaria di uno Stato in modo un po’ freddo e sistemico, vediamo che il cancro, anche se colpisce molto l’immaginario collettivo, non è quasi mai la voce più dispendiosa in assoluto.
In molti Paesi occidentali il vero “buco nero” della spesa sono le malattie croniche.
Soprattutto quelle cardiovascolari, il diabete e, sempre di più, le patologie neurodegenerative come Parkinson, SLA, Alzheimer e demenze correlate.
Il motivo è semplice. La cura del cancro ha sì costi elevatissimi ma spesso sono compressi nell’arco di mesi, mentre le malattie croniche accompagnano la persona per decenni, richiedono farmaci continuativi, controlli costanti, ricoveri ripetuti e spesso assistenza domiciliare o residenziale.
A questo si aggiunge l’invecchiamento della popolazione, che fa esplodere i costi della non autosufficienza, delle RSA e della lungodegenza, che in molti bilanci pesa più dell’oncologia stessa.
D’altro canto l’’oncologia rappresenta una voce molto rilevante per l’innovazione tecnologica e farmacologica, perché le terapie avanzate hanno costi singoli altissimi, ma se si guarda al totale della spesa pubblica, il vero peso specifico è dato dalla gestione della cronicità e della disabilità nel tempo.
In altre parole, il problema non è solo cosa ci fa ammalare, ma per quanto tempo ci mantiene dentro il sistema sanitario.
Per il long covid, ricerche pubblicate su PubMed evidenziano diverse manifestazioni fisiche, cognitive e psicologiche che possono persistere settimane o mesi dopo l’infezione da SARS-CoV-2.
Ecco cosa emerge dagli studi:
- Cambiamenti nel cervello con il Long Covid
Uno studio ha usato risonanze magnetiche avanzate per osservare il cervello di persone con Long Covid.
Risultato? Anche se la materia grigia non sembra subire grandi cambiamenti, ci sono segnali di “stress” o modifiche nelle fibre nervose di certe aree del cervello.
Questi cambiamenti potrebbero spiegare sintomi come la fatica o la confusione mentale, il famoso brain fog.
Se vuoi leggere di più, trovi lo studio qui. - Fatica e mente stanca
Un altro studio si è concentrato su chi si sente sempre stanco anche mesi dopo il COVID.
Hanno usato test specifici per misurare la fatica e le capacità cognitive (tipo memoria e concentrazione).
Risultato? La fatica sembra essere un mix di problemi fisici e mentali, ma i test non sempre riescono a spiegare tutto. Insomma, è qualcosa di complesso e ancora poco chiaro.
Puoi approfondire qui.
Ma se poi questi studi ti dicono anche che:
Una recente ricerca condotta dal Centro Cardiologico Monzino e dall’Università degli Studi di Milano ha fatto luce sui complessi meccanismi che provocano danni polmonari persistenti nei pazienti affetti da Long Covid.
Pubblicati sulla rivista scientifica Journal of American College of Cardiology Basic to Translational Science, i risultati dello studio identificano nell’infiammazione cronica di basso grado e nell’attivazione piastrinica i principali responsabili dei sintomi debilitanti (come la dispnea, il dolore toracico e la stanchezza cronica).
Long Covid e danni polmonari: i risultati dell’ultima ricerca
Secondo il team di ricerca, guidato dalla professoressa Marina Camera, l’attivazione delle piastrine provoca la formazione di aggregati con i leucociti.I quali, come riportato da Leggo, penetrando nel microcircolo polmonare, generano danni vascolari e alveolari. Questo processo, a sua volta, favorisce la formazione di tessuto fibrotico, compromettendo il normale funzionamento del parenchima polmonare.
“I nostri studi hanno identificato un ruolo centrale, che nessuno aveva ancora considerato, sia dell’infiammazione cronica di basso grado che delle piastrine. Livelli anche di poco superiori alla norma di proteina C reattiva e interleuchina 6 possono sinergizzare, sostenendo l’attivazione piastrinica” ha spiegato la professoressa.
Fra luglio e ottobre 2020, il team ha analizzato 204 pazienti precedentemente affetti da Covid-19, individuando 34 soggetti con sintomi persistenti compatibili con il Long Covid.
Attraverso esperimenti in vitro, i ricercatori hanno osservato che farmaci già in uso, come l’aspirina, possono ridurre l’attivazione piastrinica e limitare il danno polmonare, aprendo la strada a nuove opzioni terapeutiche personalizzate.
Le prospettive verso nuove terapie personalizzate L’impiego di farmaci antiaggreganti e antinfiammatori emerge come una soluzione promettente per contrastare i sintomi del Long Covid. “Il nostro studio chiarisce come il danno polmonare, evidente anche agli esami Tac, sia strettamente legato a un fenotipo piastrinico pro-infiammatorio” ha dichiarato Marta Brambilla, ricercatrice del Monzino e prima firma dello studio.
fonte: NewsMondo
Allora un pò di dubbi ti sorgono. Sì, perché
la “colpa” del long covid è dell’attivazione delle piastrine [che] provoca la formazione di aggregati con i leucociti.
Un pò come l’impilamento dei globuli rossi individuato nel sangue dei vaccinati.
Non sarò medico ma a questo punto mi chiedo: fino a che punto hanno considerato il “Coinvolgimento di interazioni cellulari e proteine plasmatiche”?
Facciamo queste due considerazioni:
- Aggregati piastrine-leucociti: Si formano grazie all’attivazione delle piastrine, che espongono molecole di adesione come P-selectina. Questa interagisce con i recettori sui leucociti (ad esempio, PSGL-1), favorendo l’aggregazione.
- Impilamento dei globuli rossi: tecnicamente conosciuto come Rouleaux è mediato da proteine plasmatiche, come il fibrinogeno e le immunoglobuline, che favoriscono un’interazione temporanea tra le superfici delle cellule eritrocitarie.
Entrambi i fenomeni sono influenzati dalle condizioni del sangue come viscosità e presenza di proteine infamatorie come il fibrinogeno o la proteina C-reattiva (CRP).
Anche un’idraulico capirebbe che se:
- Gli Aggregati piastrine-leucociti: possono contribuire a fenomeni di occlusione vascolare, specialmente nei microvasi, come i capillari.
e - Il Rouleaux dei globuli rossi: aumenta la viscosità del sangue e può rallentare il flusso ematico nei capillari, favorendo la stasi;
sono due fattori che si somigliano per l’effetto che producono e quindi possono alterare, anche in modo irrimediabile, la normale circolazione sanguigna.
Ma se lo dicono gli shienziati che parliamo di cose diverse noi ci fidiamo perché stanno dalla parte della scienza, che è superpartes, no? Ne accennai qui Vaccini covid e miocardite: i morti preventivati dall’AIFA.
Oppure è possibile che, al di là della comunità medico-scientifica, alcuni “soggetti” influenti con il potere di finanziare e orientare la ricerca stiano sfruttando una somiglianza cruciale tra i due fenomeni?
Nonostante meccanismi e cellule coinvolte siano diversi, entrambi consistono in interazioni cellulari modulate dall’infiammazione e hanno un effetto dinamico sul comportamento del sangue.
Questa sovrapposizione di effetti potrebbe essere utilizzata per deviare l’attenzione, confondere i risultati e/o promuovere specifici interessi.
Specie se ci sono sempre più medici che denunciano la correlazione tra presenza di grafene nei vaccini a m-Rna e il fenomeno del Rouleaux dei globuli rossi1.
Sai com’è Andreotti docet…
- A tal riguardo ho visto il video della Dott.ssa boliviana Liliana Zelada in cui mostra degli aggregati ematici che ritiene essere causati dall’ossido di grafene.
Sulla Dott.ssa si è pronunciata Open che evidenzia come il microscopio usato in uno dei dievrso video denuncia sia sostanzialmente un giocattolo comprabile anche su Amazon a € 79,99, anche se io ho cercato il marchio dello stesso che si vede nel video – BioBlue-lab – e sul sito del produttore il Microscopio Binocular BioBlue BB.4260 costa € 518,00. ↩︎
Foto di copertina PublicDomainPictures da Pixabay
La consapevolezza si espande attraverso la condivisione.
Se questo articolo ha risuonato con te, condividilo e seminiamo insieme consapevolezza.
"La verità si propaga quando viene condivisa."
Vuoi ricevere altri spunti di riflessione?
Entra nella newsletter di Dubito Ergo Sum.

















