Di terreni e green economy sulla pelle degli allevatori ne avevo, in qualche modo, già scritto nel 2021, quando provavo a mettere a fuoco come la cosiddetta green economy e la gestione del rischio stiano diventando leve di governo straordinarie, capaci di normalizzare interventi eccezionali erodendo la sovranità delle comunità locali. Poi, nel 2024, tornavo sul tema dell’agricoltura senza agricoltori, citando il caso di Bill Gates, diventato il più grande proprietario terriero privato degli Stati Uniti o di Hugh Richard Louis, terzogenito del VI duca di Westminster, classe 1991.
Pur essendo il terzo figlio, in quanto primo maschio è diventato il più giovane e grande proprietario terriero del mondo. Niente di strano: funziona così, da sempre.
Ma il sistema per tutti gli altri comuni mortali funziona diversamente. Nel Regno Unito, sulla successione dei terreni agricoli grava una tassa del 20%1. Il che lascia due sole opzioni: vendere alle multinazionali – che poi decideranno cosa e come dovrai mangiare – oppure rivolgersi ai banksters per un prestito.
Risultato? La terra non si frammenta mai. Si concentra. Sempre nelle stesse mani.
la riforma del 2026 è stata pensata apposta per colpire i “piccoli grandi” proprietari terrieri (quelli che ci sono finiti dentro per caso o per lavoro, di solito con patrimoni tra 1 e 10 milioni di sterline.; quelli che, guarda caso, sono “ricchi di terra ma poveri di liquidità”) ma lascia sostanzialmente intatti i veri giganti, che hanno strutture come i trust e non passano mai per la successione.
Come dice lo stesso governo britanico, la riforma colpirà “solo i 500 patrimoni più ricchi”… ma i primissimi della lista, i Grosvenor, ne sono già fuori per costruzione.
È la solita, brutale e becera logica del doppio standard. Il “my lordino”, ovviamente, non ha dovuto vendere nulla. La terra si è solo spostata nelle mani giuste.
Oggi, leggendo di abbattimenti di capi sani in Sardegna o di pressioni sugli allevatori della Valle d’Aosta, quel filo mi sembra si tiri da solo. Ma se pensate che sono un fissato complottista vi deludo. Stavolta ciò vedo è un pattern che mi fa dubitare e non poco. C’è uno schema che si ripete da anni in modo quasi ridicolo quando lo vedi chiaramente.
Partiamo dai fatti, perché i numeri, quando smettono di essere astratti, raccontano storie precise, così facciamo contenti pure i precisini.
Tra il 2010 e il 2020, l’Europa ha perso tre milioni di aziende agricole.
Quasi tutte sotto i cinque ettari. Nello stesso periodo, le aziende sopra i cento ettari sono cresciute. Ma la superficie agricola totale è rimasta pressoché la stessa.
La terra, insomma, non è scomparsa: ha cambiato proprietario. Oggi, il 3,6% delle aziende controlla oltre la metà della superficie agricola europea. Ci siamo?
In Italia, la concentrazione è ancora più evidente: l’1% più ricco degli agricoltori incassa il 31% dei pagamenti PAC; il 20% più ricco riceve l’82% del totale. Sembra una barzelletta ma è così.
Quando leggi che Bonifiche Ferraresi è «il maggiore proprietario terriero italiano», o che Genagricola (Gruppo Generali) gestisce oltre 17.000 ettari tra Italia e Romania, non stai leggendo di eccezioni. E’ la regola.
E allora, poiché sono “gombloddista”, mi chiedo: cosa succede se una misura presentata come eccezionale — un abbattimento sanitario, una vaccinazione obbligatoria, una zona “a rischio” — si applica in un contesto già strutturato e preparato per favorire certe dinamiche, che so… come la concentrazione dei latifondi? Sai com’è, chiedo per un amico.
Ad esempio quando ho letto che In Sardegna, il Consiglio di Stato ha bloccato l’abbattimento di 140 bovini sani e vaccinati, stabilendo che la soppressione “non risponde più alla finalità precauzionale” prevista dalle norme UE, ho pensato: finalmente una buona notizia!
Magari il giudice ha intravisto altre finalità, ben più vicine agli interessi economici che alla salute dei consumatori. Uno squarcio su un meccanismo che procede a viso scoperto, ammantato da tutela collettiva.
Ma poi succede che in Valle d’Aosta, sempre più allevatori denunciano pressioni per vaccinare capi perfettamente sani, con la minaccia dell’abbattimento in caso di rifiuto.
A livello nazionale, le chiusure accelerano: meno 19.000 stalle bovine in dieci anni, meno 77% negli allevamenti da latte in quattordici. Non sono statistiche. Sono famiglie che chiudono bottega, storie e tradizioni che si interrompono, territori che cambiano volto.
Chi rileva quei terreni? I dati del mercato fondiario italiano rivelano una domanda «sostenuta in prevalenza da giovani imprenditori e da aziende strutturate», con una «crescente presenza di operatori del settore delle energie rinnovabili».
Tradotto: non è il vicino di paese che rileva la stalla. Sono soggetti con accesso al credito, capacità di scalata, interessi integrati. Fondi di investimento come Atlas SGR:
“autorizzata da Banca d’Italia nel settembre 2022, è la Piattaforma Multiasset Indipendente di gestione di Fondi di Investimento Alternativi (FIA) che si distingue per l’ideazione di strategie di investimento innovative in grado di ottimizzare la curva rischio-rendimento per gli Investitori.”
Oppure operatori di private equity vedono la terra come asset a rendimento stabile, scarsamente correlato con i mercati tradizionali.
Quando si parla di Terreni allevatori e green economy, l’agricoltura diventa finanza. La terra, portafoglio.

Spero che mi abbiate seguito fin qui perché ora viene il bello (sono ironico, nda). Con tutto questo immenso monopoli di allevamenti e pascoli agricoli:
non esiste un registro pubblico che tracci il passaggio di proprietà da un allevamento familiare in chiusura a un grande acquirente.
Sì avete letto bene. I dati registrano volumi e prezzi medi, ma non i beneficiari finali. Questo “omissis” non è un dettaglio tecnico: è la condizione che permette al sistema di funzionare senza domande scomode.
Per deformazione professionale ho provato a ripercorrere la tracciabilità di certe dinamiche ma, niente. Nada de nada.
In pratica:
“I dati pubblici sul mercato fondiario — CREA, Agenzia delle Entrate, Consiglio del Notariato — registrano volumi, prezzi medi e categorie generiche di acquirenti, ma non tracciano il nesso tra la chiusura di un allevamento familiare e l’acquisizione del relativo terreno da parte di grandi operatori.
Questa frammentazione informativa rende di fatto invisibile il passaggio di ricchezza fondiaria, specialmente quando i vantaggi strutturali che ne derivano sono concentrati in una ristretta cerchia di soggetti“
Poi uno diventa complottista. Se non lo sei, finisci per diventarlo! Quante volte vediamo schemi simili? E questo è il pattern, lo schema.
E sono sicuro che lo stesso pattern c’è anche nel business del fotovoltaico, in Sardegna come per le altre regioni italiane. Anzi sarà il prossimo articolo.
In un’epoca di crisi climatica, alimentare e democratica, questi pattern meritano di essere indagati — non con accuse e slogan scritti sui muri alla caxxo di cane, ma con domande precise, dati alla mano.
Chi beneficia, concretamente, quando un piccolo allevatore esce dal settore? Cui prodest?
Quali meccanismi di trasparenza mancano nelle decisioni di abbattimento di animali sani e nei passaggi fondiari successivi? Come distinguere precauzione sanitaria da opportunità economica, quando i risultati strutturali sono sempre gli stessi?
le informazioni ci sono per chi li vuole leggere. Lo era per il covid, lo è ora per le balle climatiche e la green economy di sto c… Oggi restare ignoranti è una scelta. Se questo silenzio omertoso è funzionale al sistema, che strumenti abbiamo per rivendicare dignità?
A mio parere, il cerchio si chiude con quella che definisco come la narrazione del vuoto pneumatico. Se non c’è in TV non esiste.
Ad esempio per secoli e a scuola, l’Amazzonia è stata descritta come “deserto verde” o “natura selvaggia allo stato primordiale”. Quando ascoltavo queste narrazioni sui banchi di scuola mi sentivo confuso e “perculato”. Come può un deserto essere verde?
E’ un ossimoro! Ma quella narrazione non era un errore: era, se ci pensiamo, una necessità giuridica.
Se la terra è “selvaggia” e “senza cultura”, chi la occupa per primo ne acquisisce il titolo.
Il risultato lo conosciamo: genocidio delle popolazioni autoctone, espropri legittimati (gli yankee sono maestri del male in queste pratiche, nda), conversione forzata a pascolo o monocoltura.
Ho pensato a quest’aspetto quando ho visto questa interessante indagine sulle rovine sepolte dalla vegetazione in Amazzonia:
Quindi, la tecnologia LIDAR ha squarciato quel velo: sotto la vegetazione sono emerse piramidi, autostrade, città che ospitavano milioni di persone!
Ma attenzione al paradosso: e se la stessa tecnologia che dimostra l’occupazione storica fosse strumentalizzata? “Queste aree hanno valore archeologico” può diventare “limitiamo l’accesso alle comunità locali“.
“Scoperte archeologiche = attrazione turistica” può diventare “speculazione immobiliare”. “Terre ‘storiche’ = gestione statale” può diventare “esclusione dei diritti consuetudinari”.
Il pattern, insomma, si ripeterebbe. Ma non serve andare in Amazzonia per vederlo all’opera. “Allevamento non redditizio” diventa “abbattimento sanitario”, che diventa uscita dei piccoli fattori, che diventa acquisizione fondiaria da parte di grandi operatori.
“Area rurale spopolata” diventa incentivo al consolidamento, che diventa concentrazione in poche mani. La narrazione cambia — oggi si parla di sanità, efficienza, sostenibilità — ma la struttura logica è la stessa: il vuoto, naturale o creato ad hoc che sia, giustifica l’appropriazione.
Ora però non fraintendetemi, non sto dicendo che ogni abbattimento sanitario nasconda un piano di accaparramento delle terre. Non urlo al “gombloddo!”. Sto solo dicendo che, quando guardi certi numeri — tre milioni di aziende familiari sparite in Europa in un decennio, l’82% dei sussidi PAC che finisce al 20% più ricco, le stalle che chiudono mentre i grandi gruppi acquisiscono ettari — non vedo anomalie: vedo un sistema.
E quando lo stesso schema lo ritrovo in Amazzonia, dove per secoli ci hanno raccontato che la foresta era “vuota” per giustificare l’esproprio e il genocidio degli indios, e oggi scopriamo che sotto quel “vuoto” c’erano città di milioni di persone, mi chiedo: quante narrazioni del vuoto pneumatico stiamo ancora accettando, oggi, in nome della sicurezza, dell’efficienza, della sostenibilità?
E se “l’omissis” non fosse un effetto collaterale, ma il meccanismo stesso che permette al sistema di funzionare senza resistenze?
Quanto siamo disposti a mettere in discussione, non per ideologia, ma per curiosità critica, per quel semplice dubbio che — come dice il nome di questo blog — ci rende e mantiene umani?
- Autumn Budget 2024 – La riforma che introduce un tetto di £1 milione all’esenzione dall’Inheritance Tax per i terreni agricoli. Oltre quella soglia, si paga il 20%. Per i piccoli, s’intende.
Hugh Grosvenor è diventato il VII duca di Westminster nell’agosto 2016, alla morte improvvisa del padre. La riforma dell’Autumn Budget 2024 (quella della tassa del 20% sui terreni agricoli) è entrata in vigore il 6 aprile 2026 ↩︎
fonti:
– In Italia l’82% dei fondi Pac va al 20% degli agricoltori più ricchi
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