I Social media non uniscono dividono
A cura di Giuliano C.
Direi proprio di SI’. Se questo deve essere l’anno della “nuova normalità” che sia così allora ma sarà la mia nuova normalità.
Un po’ come dire, se devo morire voglio scegliere io come – ironia della sorte oggi sembrerebbe che sia così ma in realtà non lo è perché come è accaduto per la legge sul fine vita così sta accadendo con la nostra PRIVACY.
E’ ormai un anno che assisto a come ci indottrinano, su come è giusto e corretto vivere. Tutto ciò che hai imparato fino ad ora nella tua vita è spazzatura secondo la narrazione dominante, per cui meglio che ti adegui.
Scuola, economia, sanità non saranno più come le hai conosciute e le nuove linee guida sono già pronte e noi altri non dobbiamo fare altro che seguirle in regime di silenzio-assenso perché è per il nostro bene, garantiscono lorsignori.
Vaccinazione preventiva per malattie curabili anche se non te lo dicono perché idrossiclorochina, azitromicina, plasma iperimmune, lattoferrina e altre diavolerie simili sono solo fake news.
E per far sì che non ti venga mai in mente di curiosare in giro per il web o altrove come nella vita reale, magari incontrandosi con altri cervelli creando pericolosi assembramenti, stai pure tranquillo che a te ci pensano sempre lorsignori, ti forniranno tutte le notizie giuste al momento giusto, politicamente corrette e anche quelle che sembreranno scorrette in realtà erano già state preparate a tavolino, perché in fondo le news sono per loro il pane quotidiano.
E’ il loro lavoro e sanno farlo molto bene, anche se, come si vede nel video, talvolta strafanno in modo anche platealmente ridicolo.
La TV è ancora per ora il loro principale strumento di distrazione di massa, hanno perfino chiamato un programma “l’Arena” e noi siamo il popolo urlante, ma da quando la covid-19 (femminile perché è la malattia derivante dal virus, nda) ha fatto la sua comparsa sulla scena mondiale, ha dato il LA ad una molteplicità di processi che hanno in progetto un cambio radicale dei comportamenti sociali così come li abbiamo conosciuti fino ad oggi.
Tali processi si snodano attraverso la narrativa mediatica per cui si capisce che la comunicazione è lo scenario privilegiato su cui installare tutta l’opera teatrale a cui stiamo assistendo ormai forzatamente da un anno.
Senza partire dalla nascita dell’essere umano anche un microcefalo intuirebbe che la comunicazione è ciò che più di tutto ha dato un forte impulso all’evoluzione umana su questo piccolo sasso sperduto della Via Lattea, una galassia che pare sia anch’essa a sua volta ai margini dell’universo conosciuto1.
Chi controlla e gestisce la comunicazione ha dunque un grande potere non solo mediatico ma, si potrebbe azzardare, anche in senso evoluzionistico per la specie umana.

Ad Elon Musk è bastato un tweet di due parole «Usa Signal» per dare inizio a quella che forse verrà ricordata come una delle prime , se non la prima in assoluto, migrazione di utenze digitali, che si sta caratterizzando principalmente da Whatsapp a Signal, più massiccia e veloce della storia di internet.
Gli ingegneri rispondono «Bel messaggio, Grazie» e alla discussione si unisce Signal (un’intelligenza artificiale?) rispondendo un sibillino «E’ questo che vuol dire essere popolare?»
Il giornalista indipendente Roberto Mazzoni ci spiega perché dovremmo passare a Signal:
[Aggiornamento 18/1/2021 – incredibile ma vero il video è stato rimosso! Azzardo che il giornalista, con un canale seguito da oltre 30mila utenti, sia stato “allertato” da Youtube sul contenuto del video “non in linea con le rgole della community” per cui avrà preferito togliere il video. Il lettore si faccia qualche domanda e si dia una risposta.]
Il video è comunque visibile sulla pagina Rumble del giornalista QUI (Aggiornamento 18/05/2021: il video non è più disponibile e linka a un altro video, il profilo di Mazzoni non esiste più su Rumble). Ed è stato ricaricato su Facebook da un tente:
Riproponiamo l’intervento del giornalista indipendente (per intero e in versione breve) perché se vieni censurato ovunque allora mi sa che dici cose veramente sensate e che preoccupano qualcuno:
Il suggerimento di Musk arriva al momento giusto, proprio mentre circola la notizia fresca della chiusura dell’hosting di Parler da parte di AWS.
Amazon Web Services, cioè la sussidiaria che fornisce servizi Cloud, ha deciso di staccare la spina a Parler in modo improvviso e definitivo.
A memoria, non ricordo un caso simile in cui un provider Cloud abbia interrotto da un giorno all’altro il servizio a un cliente pagante.
Un gesto forte, che solleva parecchie domande sul potere effettivo che queste piattaforme possono esercitare, senza appello e senza preavviso.
Tale decisione pare abbia fatto terra bruciata attorno al servizio di rete sociale e microblogging statunitense lanciato nell’agosto 2018, infatti su Apple Store e Play Store non è ad oggi disponibile.

“Il fondatore e CEO di Parler, John Matze, ha affermato che la sua azienda è “pronta a intraprendere qualsiasi azione legale” dopo che diverse grandi aziende tecnologiche hanno sospeso i loro servizi al social network.
Il fondatore di Parler, ha dichiarato a The Epoch Times, in una e-mail, che crede che Apple, Google e Amazon abbiano agito in malafede”
fonte

Non solo. In questi giorni, chi utilizza WhatsApp su un dispositivo Android ha iniziato a ricevere un messaggio che annuncia nuove modifiche alla gestione della privacy.
La prima volta che l’ho visto ho pensato: “Ancora un’altra modifica?!”. Istintivamente stavo per cliccare su “Accetto”, ma poi – deformazione professionale forse – ho voluto approfondire.
Per chi ha già accettato la nuova regola imposta da Facebook (proprietaria di WhatsApp): tranquilli, non è successo nulla di grave… c’è già il Covid per quello, no?
Così mi sono letto tutto con attenzione e, senza troppe sorprese, ho scoperto che questa ennesima modifica unilaterale non tutela affatto la mia privacy.
Tutto è riassunto in un’immagine generica e rassicurante, ma la sostanza non cambia: la trasparenza continua a essere un concetto molto relativo.
A loro discolpa va detto che queste modifiche non riguardano noi utenti europei, perché siamo (almeno sulla carta) protetti dal famigerato GDPR.
Ma se per “tutelati” significa solo poter gestire i cookie muovendo il ditino sullo schermo… beh, siamo messi male, diciamolo.
E se poi ci vuole un dottorato per capire cosa accetti davvero, allora più che tutela è un lento logoramento psicologico.
Alla fine, quel pop-up sulla Cookie Policy è più invasivo di… fate voi il paragone. (Tranquilli, non tirerò in ballo i discorsi di Conte!)
Comunque i siti più magnanimi almeno ti danno la possibilità di “rifiutare tutti” i cookies. Se diamo per scontato che sia effettivamente così.
Menomale allora che con un altro messaggio su Twitter il direttore delle politiche per WhatsApp mette in chiaro la visione dell’azienda:
“Oggi Facebook non usa le informazioni del tuo account WhatsApp per migliorare le tue esperienze con i prodotti di Facebook. Qualora in futuro decidessimo di condividere tali dati con le aziende di Facebook per questo scopo, lo faremo solo dopo aver raggiunto un accordo con la commissione per la protezione dei dati irlandese”.
Niamh Sweeney
Naturalmente questa dichiarazione vuol dire tutto e niente visto che ciò non esclude la possibilità di farlo in futuro, magari anche molto prossimo. Anche perché, come spiega l’avvocato Diego Dimalta (specializzato in Diritto alla Privacy) sul sito Cybersecurity360.it:
“Facebook è stata dichiarata dalla Corte di Giustizia Europea (con sentenza Schrems II) non capace di garantire la tutela dei diritti degli utenti europei. L’invio di dati in USA non è sicuro. Facebook ora con questa modifica dei termini di WhatsApp si appresta a trasferire dalla app di messaggistica alle altre società del gruppo, una mole enorme di dati”
fonte
Questi dati hanno un valore non indifferente sul mercato, 612€ a cranio
Vedi qui VS la mascherina).
Naturalmente si potrà pensare “ma a me cosa importa, non ho nulla da nascondere” oppure “sono abbastanza avveduto da non incorrere in frodi informatiche” etc.
Il punto non è tanto questo secondo me perché, anche se possono essere argomentazioni valide, tali ragionamenti sono sempre dettati da un interesse egoico e non ci si immedesima negli altri.
Faccio un esempio pratico, personalmente ho deciso che eliminerò l’account WhatsApp – per me Telegram (a proposito se volete potete iscrivervi al canale!) ne è già un più che degno omologo e anch’esso pare sia oggetto di particolari attenzioni in questi giorni – Il fondatore di Telegram avverte del pericolo di Apple e consiglia di passare ad Android.
Dunque mi prenderò questo mese di tempo per avvisare i miei contatti.
I miei genitori, come tante persone anziane e disinformate, accetteranno ad occhi chiusi queste nuove norme PRIVATE che regolano ogni aspetto della vita digitale. Le accetteranno perché vengono presentate con il rassicurante obiettivo di “migliorare i servizi offerti”.
Ma così facendo, si troveranno esposti a un rischio concreto. Potrebbero finire vittime di truffe, attraverso una delle tante telefonate o email ingannevoli che ricevono ogni giorno.
Questi tentativi di raggiro si moltiplicano perché ormai i nostri dati personali circolano ovunque. Sono diventati, di fatto, quasi di dominio pubblico. E il paradosso più amaro è che tutto ciò avviene anche grazie alla cosiddetta legge sulla privacy, che avrebbe dovuto proteggerli.
Questo è solo uno degli aspetti più pratici che ho considerato.
Infatti non voglio pensare a come verranno trattati i dati di quella fascia di utenza che agli occhi di lorsignori si caratterizzasse come “non gradita” a tutta una serie di attori in questo grande palcoscenico, perché i loro comportamenti digitali possono creare “disagio e fastidio” a qualcuno.
Ritengo che sia in atto una vera e propria guerra digitale che si sta combattendo a livello globale anche e soprattutto sul piano della comunicazione e l’Italia in questo scenario potrebbe ricoprire un ruolo chiave.
Comunque sia ricordiamoci sempre che:
“Oggi noi come individui non contiamo più niente, siamo delle categorie merceologiche. Nel momento in cui qualche cosa ci viene data gratis, significa che noi siamo la merce: quando qualche cosa è gratis il prodotto sei tu.
Allora noi non siamo individui ma siamo categorie merceologiche. E siamo categorie merceologiche che sono interessanti nel momento in cui siamo raggruppati insieme attraverso la forza computazionale.
Siccome non contiamo più come individui, ma come categorie merceologiche, abbiamo da prendere in considerazione la necessità di costruire istituzioni del collettivo. L’individuo è morto, l’individualismo basato sul diritto soggettivo assoluto è un fetido cadavere.
Oggi ci sono i collettivi che vanno ricostruiti.”
(Ugo Mattei) – “Conferenza – Costituzione comunità diritti”, Torino, 19 novembre 2017 Dall’intervento: “Dall’appropriazione di terre, schiavi e risorse, al riconoscimento del nuovo diritto per un uomo nuovo”.
Quindi potrò anche passare un pò come un fissato, ma quale anticonformista per natura che sono ritengo che questo periodo di crisi sia ricco di opportunità per fare anche e soprattutto delle scelte diverse che non per forza di cose debbano andare sempre nella direzione scelta unilateralmente da qualcun altro.
Fonti:
– https://www.cybersecurity360.it/news/nuova-privacy-policy-whatsapp-tanti-timori-sulla-condivisione-dati-ecco-perche/
– https://www.dday.it/redazione/38106/signal-download-facebook-whatsapp
– https://it.wikipedia.org/wiki/Parler_(social_network)
PS: il fatto che ascoltassi i RATM durante la stesura di questo articolo, non ha influito minimamente sulla produzione dei contenuti 🙄
Approfondimenti:
Se pensi che sia una fake o disinformazione verifica pure su qui (dove si affidano a bufale,net) o butac (che si ferma a citare la GDPR senza guardare oltre) e decidi tu.
La consapevolezza si espande attraverso la condivisione.
Se questo articolo ha risuonato con te, condividilo e seminiamo insieme consapevolezza.
"Ciò che risveglia te, può risvegliare anche gli altri."
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Mai come oggi sento dentro di me la sensazione che ogni scelta che facciamo per quanto apparentemente irrilevante ha a che fare con motivi etici, di principio.
La comunicazione fra individui è fondamentale ma non può ridursi ad un linguaggio digitale. Siamo carne, risate, lacrime, emozioni. Non siamo riassumibili in una emoticon, un bot o un avatar.
Parliamoci e abbracciamoci questa è la vera rivoluzione.
Sull’argomento aggiungerei anche che il rischio di tale azione, dovuta principalmente a un ragionamento di pancia, come il buon Beppe Grillo chiedeva di fare ai suoi accoliti durante i vari comizi, può facilmente portare le persone a venire travasate da un contenitore all’altro. E chi comanda il contenitore? Credo che sia da privilegiare il rapporto umano basato sulle emozioni e sugli scambi empatici basati sugli incontri fisici. Credo che, in un futuro prossimo, diverrà molto più evidente quanto potrà essere difficile guardarsi negli occhi, stringersi la mano comprendendo il valore del gesto e il perché esso ha avuto origine, abbracciarsi ma anche sapersi mantenere a distanza, proteggendo il proprio campo aurico, sapere discernere e proteggere dai vampiri energetici che circolano nella società e sapersi condurre, capaci di percepire la strada da percorrere in modo che si possa portare a termine il destino prescelto.
Si Andrea.
Ieri m’è capitato di far due chiacchiere con un ragazzo, una bella conversazione con scambio di vedute ed esperienze.
Alla fine gli porgo la mano per presentarmi e c’è stato un attimo di esitazione da parte sua ma poi ci siamo stretti calorosamente la mano.
Il particolare è che entrambi indossavamo i guanti per il freddo di questi giorni…
Con questo ho detto tutto direi.
Ogni atto fa i conti con un valore che noi diamo a noi stessi…
Non posso che essere d’accordo Lidia.
Grazie
Il 15 maggio è arrivato e le regole di whatsapp sono cambiate: o le accetti o resti con una versione della App che lentamente diverrà pressoché inutile.
https://grandeinganno.it/2021/05/17/whatsapp-da-oggi-nuove-regole-per-la-privacy-ecco-cosa-accade-se-non-si-aggiorna-lapp/
BOOOOM!!!