Dubito Ergo SumSanitàAddio a trattato pandemico e RIS?
Dubito Ergo SumSanitàAddio a trattato pandemico e RIS?
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Addio a trattato pandemico e RIS?

3 minuti di lettura

C’è qualcosa che non torna nel modo in cui stanno ridisegnando le regole globali della salute. Fino a pochi giorni fa, sembrava che il famoso trattato pandemico dell’OMS e le modifiche al Regolamento Sanitario Internazionale fossero ormai cosa fatta. Invece, a sorpresa, l’Italia, insieme ad altri Paesi, ha rifiutato l’ampliamento dei poteri dell’OMS. Nessuna modifica, almeno per ora.

Una buona notizia, certo. Ma è davvero una vittoria autonoma? O è l’ennesima conferma che, in fondo, la linea italiana si muove ancora una volta all’ombra degli Stati Uniti, che sono stati tra i primi a opporsi? Ne avevo scritto qui Lo Stato della Louisiana mette fuorilegge OMS ONU e WEF.

La sensazione è che più che una presa di posizione coraggiosa, si tratti di un atto di allineamento. Cambia il risultato, ma il gioco resta sempre nelle mani di pochi.

Ciò che molti non sanno è quanto sia profondo il legame tra l’OMS e certi poteri finanziari.

La Fondazione Rockefeller, così a caso. Sul sito ufficiale dell’OMS c’è un articolo che celebra i loro 70 anni di collaborazione, come se fosse una bella storia di successo. Ma quando un’organizzazione che dovrebbe occuparsi di salute pubblica è così strettamente legata a fondazioni private, viene da chiedersi: chi sta davvero tirando le fila? Chiedo così per un amico.

Ricordo quando, all’inizio della pandemia, Bill Gates si era autoproclamato esperto globale, dettando linee guida come se fosse un’autorità in campo medico. Parlava di miliardi da investire in vaccini, di sistemi di sorveglianza globale, di database centralizzati.

Tutto questo mentre i dati reali – come quelli dell’ISS – raccontavano una realtà meno allarmante. Solo due morti su mille realmente attribuibili al virus, nelle prime fasi – vedi Oltre 12mila morti a causa del vaccino covid ma tranquilli, nessuna correlazione. Eppure, le misure sono state le stesse ovunque, quasi a confermare che il copione era stato già scritto.

E quel video del deputato giapponese Haraguchi, che gira ancora online, dove racconta gli effetti avversi post-vaccino? Non un complottista, ma un ex ministro. Parla di “turbocancro”, di decisioni affrettate, di pressioni ricevute. Ascoltarlo fa venire i brividi, perché mette sul tavolo domande che ancora oggi restano senza risposta.

Il trattato pandemico avrebbe dovuto “proteggerci” da future emergenze.

Ma leggendo tra le righe, sembrava più un manuale per il controllo globale: lockdown decisi a Ginevra, protocolli imposti dall’alto, obblighi sanitari che bypassano i parlamenti nazionali. Tutto in nome della salute, certo. Ma la salute può anche diventare un pretesto. E quando la paura viene utilizzata come leva, si impone la protezione con atti autoritari. Ne abbiamo avuto ampiamente prova durante la psico pandemia.

Sede OMS di Ginevra - trattato pandemico
Sede OMS di Ginevra – foto © Yann Forget / Wikimedia

Molti pensano che, con il rifiuto degli emendamenti, la partita sia chiusa. Ma non è così. È solo un rinvio, una pausa tattica.

Lo so che rischio di passare come l’uccello del malaugurio, ma gli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale erano, e restano, il fulcro del disegno: molto più incisivi e pericolosi del trattato pandemico stesso.

L’approccio “One Health“, che fonde ideologia climatica e logiche vaccinali in un unico folle schema di controllo globale, è stato momentaneamente respinto. Così come l’articolo che cancellava il riferimento esplicito al rispetto delle libertà fondamentali, sostituendolo con i soliti concetti ambigui e “fluidi” come “inclusione” ed “equità”. Termini che suonano bene all’orecchio meno attento, ma che possono bellamente giustificare discriminazioni su base geografica, economica o persino genetica.

Fortunatamente, con il rifiuto degli emendamenti, l’Italia si è sottratta anche all’obbligo di trasmettere dati sanitari (e genetici) all’OMS, all’introduzione dei certificati vaccinali digitali con QR code e, cosa più importante a mio avviso, alla possibilità che un singolo direttore generale dichiari un’emergenza sanitaria mondiale senza possibilità di opposizione da parte degli Stati.

Ma attenzione: questo rifiuto non è scolpito nella pietra.

Ogni Paese può revocarlo in qualsiasi momento, con una semplice comunicazione all’OMS. E il meccanismo ripartirebbe come se nulla fosse.

Inoltre, va fatto un distinguo sostanziale: per gli USA, che si erano già formalmente sfilati dall’OMS, il rigetto degli emendamenti ha valore più procedurale che sostanziale.

Per l’Italia, invece, restare nello status quo significa restare vulnerabili (siamo ancora soggetti al regolamento del 2005). Finché il nostro Paese non esce formalmente dall’OMS, ogni futura firma eterodiretta, su trattati pandemici o altri regolamenti, potrebbe riportarci dritti al punto di partenza.

Non bastano solo petizioni online o proteste isolate che sono comunque segnali importanti. Serve consapevolezza diffusa, informazione non filtrata, e soprattutto vigilanza attiva.

Perché quando si delega la salute pubblica a organismi non eletti e parzialmente finanziati da interessi privati, la linea tra cura e controllo diventa sottilissima. E una volta oltrepassata, tornare indietro non è mai scontato né facile.

fonti:
– https://www.who.int/about/funding/contributors/the-rockefeller-foundation
– https://www.lindipendente.online/2025/07/19/litalia-rifiuta-lampliamento-dei-poteri-delloms-nessuna-modifica-al-regolamento/
– https://www.who.int/news-room/questions-and-answers/item/one-health

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Carogiù

“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

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