Dubito Ergo SumConsapevolezzaEpstein: siamo cani o gatti?
Dubito Ergo SumConsapevolezzaEpstein: siamo cani o gatti?
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Ma non siete stufi del “caso” Epstein? Sì? Male! Se siete stufi vuol dire che vi siete fatti fregare.

Intendiamoci, io sono stufo come penso la maggior parte di voi. Ma quando ho iniziato a guardare con una certa astrazione tutta questa storia dei documenti rilasciati su Jeffrey Epstein, mi sono reso conto che il problema vero non erano i nomi, né lo schifo che ormai gira da vent’anni, ma quello che sta succedendo dentro di noi mentre assorbiamo l’impensabile.

Migliaia di pagine e e-mail confidenziali (?) sono diventate pubbliche e non è accaduto nulla, nessun arresto, nessun castello che crolla, nessuna scossa reale al sistema, solo tanto baccano.

Questo assordante silenzio dopo la rivelazione è molto più potente delle rivelazioni stesse. La stessa cosa sta accadendo col massacro dei palestinesi,

è come se ti mostrassero qualcosa di inconfessabile solo per insegnarti che oggi la verità non produce più conseguenze

e quando capisci questo inizi a smettere di aspettarti giustizia, inizi ad adattarti all’impunità, e così la società cambia forma senza che nessuno se ne accorga davvero.

Più ci penso e più mi torna in mente quello che abbiamo già vissuto con il Covid, non tanto per la malattia in sé ma per il modo in cui è stata gestita la nostra mente collettiva, come se qualcuno avesse premuto i tasti giusti del sistema nervoso invece che parlare alla nostra logica.

Certo che col senno di poi si può fare tanta dietrologia, ma attenzione; queste cose le ho avvertite e analizzate fin dal primo momento e tantato di allertare chi potevo e soprattutto chi sapevo essere prnto e ricettivo per certe verità scomode.

Il risultato, al netto di quegli anni folli, è che abbiamo perso molti di quelli che pensavamo essere amici, perso un lavoro. Ma abbiamo guadagnato tanta consapevolezza, salute mentale e felicità.

Oggi siamo ancora più attenti e pronti di ieri nel ravvisare strane dinamiche sociali che oggi scopriamo essere già state argomento di sudi neuro-psicologici.

Qualche giorno fa sono incappato in questa tabella sull’ingegneria cognitiva che ho letto e che mi ha fatto scattare una lampadina, perché

se la guardi con calma ti accorgi che non descrive solo misure sanitarie ma una vera e propria strategia biologica di condizionamento.

Tecnica Mediatico-PoliticaLegge Biologica di RiferimentoAutori di RiferimentoEffetto Neurobiologico e obiettivo sociale
Bollettino quotidiano decessiNeurocezionePorgesAllerta simpatica costante; disconnessione della logica e aumento della suggestione.
Mascherine e distanziamentoCoinvolgimento SocialePorges/ SchoreImpedimento della co-regolazione; alienazione e percezione dell’alto come minaccia.
Lockdown e isolamentoCo-RegolazioneBolby / SchoreRottura dei lesami fisici; regressione a uno stato di dipendenza infantile verso lo Stato.
Decreti contraddittoriDoppo legame / dissociazioneVan der KolkSaturazione comitiva; induzione dello stato di “Una` Per azzerare l’opposizione critica
Colpevolizzazione
(“uccidi i nonni”)
Trauma IncarnatoScaer / Van der KolkInibizione dell’azione vitale; creazione di m senso di colpa paralizzante e trauma somatico.
Green Pass e StigmatizzazioneIn-Group / Out-GroupNicolosi l BowlbyAttivazione della risposta di attacco verso il simile; deviazione della rabbia verso minoranze.
Autocertificazioni costantiMemoria ProceduraleScaer / SchoreTrasformazione della libertà in concessione; ristrutturazione dell’ideatiti in sonetto tutelato.
Censura del dissensoFinestra di TolleranzaSiegel / Van der KolkRiduzione della varietà informativa; mantenimento della popolazione in un paura controllata.

Che tradotta è proprio quanto abbiamo subito durante la psicopandemia, ovvero:

  • Bollettini quotidiani di morte per tenere il corpo in allerta costante,
  • paura al posto del ragionamento,
  • mascherine e distanza per rompere il contatto umano che ci rassicura,
  • isolamento per farci regredire a uno stato di dipendenza dall’autorità,
  • regole che cambiavano di continuo per confondere e bloccare ogni reazione critica,
  • colpevolizzazione emotiva per trasformare la vita normale in qualcosa di pericoloso,
  • divisioni sociali per scaricare la rabbia su un nemico mediaticamente individuato invece di attenzionare chi prendeva le decisioni,
  • burocrazia ripetitiva per abituarci all’idea che la libertà fosse una concessione e non un diritto,

Tutte cose che abbiamo imparato a riconoscere ma che non ci siamo per niente lasciati alle spalle. Se ci pensiamo bene non è molto diverso da quello che succede con i grandi scandali mediatici.

Li fanno “scoppiare”, proprio perché ti colpiscono con tanti frammenti di verità o presunta tale, ti sommergono di informazioni fino a farti annegare, ti fanno indignare per qualche giorno e poi tutto resta lì, sospeso, senza una chiusura, senza una punizione.

Una causa senza reazione.

Ti prendono per sfinimento. Il cervello umano non regge a lungo questo vuoto, o smette di guardare per sopravvivere, o diventa cinico per non soffrire, o si rifugia nella sterile rabbia che non porta a nulla, e in tutti e tre i casi il risultato è sempre lo stesso: impotenza.

Questa cosa la spiegano molto bene anche studi sul trauma e sulla regolazione emotiva come quelli del sopracitato Daniel Siegel, dove quando un sistema nervoso resta troppo a lungo in stato di allarme o confusione entra in freeze, si blocca, smette di cercare soluzioni.

La finestra di tolleranza di Siegel - caso Epstein

Così si è fuori da quella “finestra di tolleranza” in cui ci si affida a chi promette ordine e sicurezza, ed è esattamente quello che vedo succedere oggi a livello sociale, prima ti destabilizzano, poi ti mostrano il caos, poi ti vendono l’uomo o la donna forte che ristabilisce il controllo.

Bisogna restare centrati. Non fraintendermi però perché il punto non è negare i problemi reali, che siano pandemie, scandali o crisi globali,

il punto è capire che il modo in cui vengono raccontati e gestiti spesso non mira a renderci più consapevoli ma più adattabili, più stanchi, più disorientati, meno capaci di reagire in modo lucido.

Quando una popolazione smette di pretendere giustizia e inizia solo ad assorbire shock uno dopo l’altro, allora qualsiasi cambiamento diventa accettabile, anche quello che in tempi normali avremmo respinto senza pensarci due volte.

Forse è per questo che oggi i file di Epstein non mi inquietano per quello che contengono ma per quello che non producono, perché ogni volta che scopriamo qualcosa di orribile e non succede nulla il nostro cervello impara una lezione silenziosa: non vale la pena reagire, non serve indignarsi, tanto non cambia niente.

Ed è così che l’impotenza diventa cultura, diventa la “nuova normalità“, diventa il terreno perfetto per chi vuole controllare e gestire le masse non con la forza ma con la stanchezza psicologica.

Sarò anche un complottista visionario ma credo nelle dinamiche sociali, i comportamenti umani prevedibili, biologici, emotivi, perché sono sempre quelli che hanno fatto e fanno la storia, e quando li vedi ripetersi con schemi così simili smetti di pensare che sia tutto casuale.

E quando consapevolizzi questi fatti devi per forza chiederti a chi giova una società confusa, polarizzata, traumatizzata e senza aspettative di giustizia, e soprattutto inizi a capire che il vero campo di battaglia oggi non è l’informazione in sé ma il nostro sistema nervoso, la nostra capacità di restare lucidi, presenti, critici anche quando tutto intorno spinge verso la paura o il caos.

Bruce lee

Alla fine, che si parli di pandemia o di scandali globali, il messaggio implicito sembra sempre lo stesso: sì, qualcosa di vero c’è, ma no, non puoi farci nulla.

Be’, se accetti questa logica una volta, poi la accetti sempre, ed è qui che una società smette di essere viva e diventa addomesticata e gestibile.

Dunque mi chiedo: siamo cani o gatti?

continua…

Fonti:
– canale Telegram MALLEUS FALSAE SCIENTIAE per la tabella ingegneria cognitiva e neurobiologica (caso Covid)


Foto di copertina Chiriac Ciprian da Pixabay

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Carogiù

“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

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