guerra cognitiva
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Conosciuta come guerra cognitiva (Cognitive Warfare), questa forma di conflitto, che sfugge alla cnonsapevolezza delle masse, sta cambiando radicalmente il modo in cui le élite di potere a capo delle potenze mondiali competono per il predominio globale.

Dopo la psicopandemia, dovrebbe essere chiaro che nel mondo della “nuova normalità”, la guerra non si combatte più solo con armi fisiche .

Oggi, uno dei teatri di battaglia più critici è la nostra mente, dove strategie avanzate di manipolazione mentale e controllo delle percezioni determinano il successo o il fallimento di una sfera di potere nel gestire il popolo di una nazione.

La Difesa e le istituzioni internazionali sono sempre più consapevoli del ruolo centrale che gioca la tecnologia digitale e le neuroscienze in questo scenario.

Ma noi altri ci siamo mai veramente chiesti cosa significa combattere nella dimensione cognitiva? Nell’“era delle pandemie”, saperlo e prenderne consapevolezza potrebbe prepararci a fronteggiare le “prossime sfide” che lorsignori sanno già che si presenteranno nei prossimi anni.

La guerra cognitiva è una strategia che si sviluppa su più livelli e che sfrutta le vulnerabilità della mente umana per influenzare comportamenti individuali e collettivi.

Ovviamente i più svegli sanno che si basa su strumenti avanzati come i social media, il marketing digitale, i videogiochi e altre piattaforme digitali, tutte progettate per plasmare le percezioni e condizionare le decisioni.

IL Covid ci ha mostrato che questo tipo di guerra non si limita alle operazioni militari tradizionali, ma agisce anche sul piano sociale, politico ed economico, destabilizzando le società intere attraverso narrazioni persuasive e informazioni false.

L’obiettivo è manipolare le dinamiche cognitive al fine di ottenere sia un vantaggio strategico su un ipotetico avversario, ma anche sulle masse di popolazione considerate come degli asset da gestire e controllare.

Social Media e Marketing sono armi potenti sul campo di battaglia della nostra mente

I social media hanno trasformato il modo in cui le informazioni vengono diffuse e consumate. Piattaforme come Facebook, Instagram, X e TikTok non sono semplicemente luoghi di condivisione personale; sono diventati vere e proprie arene di guerra cognitiva.

Algoritmi sofisticati analizzano i nostri comportamenti online per mostrare contenuti mirati, spesso manipolando le nostre emozioni e influenzando le nostre opinioni.

Il marketing digitale segue lo stesso principio: studia attentamente i tuoi desideri e paure per indurti a prendere specifiche decisioni. La parte diabolica è che pochi realizzano di essere burattinati nelle loro scelte ed opinioni.

Far notare certe cose da fastidio alle persone che in certi casi sono pronte a sbranarti pur di vedere salva la loro stabilità emotiva, anche a costo di annietarti. Queste tecniche, se utilizzate a fini strategici, possono avere conseguenze profonde sulla stabilità sociale.

Non venitemi a dire che i lockdown incostituzionali, le aspre norme liberticide tese all’annichilimento della vita sociale, la campagna martellante e discriminatoria tra provax e nova, non sono frutto di queste tecniche.

guerra cognitiva
Foto di Guren-The-Thirdeye da Pixabay

Un altro cruciale campo di studio è rappresentato dai videogiochi, considerati da molti esperti come laboratori virtuali per la guerra cognitiva.

I giochi moderni offrono ambienti interattivi che simulano mondi alternativi, permettendo di esplorare dinamiche cognitive avanzate di ogni tipo.

Attraverso queste esperienze virtuali, è possibile sperimentare tecniche di condizionamento e addestramento che potrebbero tranquillamente essere applicate in ambiti militari o civili.

Gli studi sui videogiochi stanno dimostrando come lo spazio virtuale possa essere utilizzato per preparare individui e gruppi a reagire in situazioni complesse, anticipando così scenari futuri di interazione umana-virtuale.

Badate che non mi sto inventando niente. Gli studi condotti da Daphne Bavelier e colleghi hanno dimostrano come i videogiochi, in particolare quelli di tipo strategico o di simulazione, possano essere utilizzati per migliorare le capacità cognitive, la presa di decisioni veloce e l’adattabilità in contesti complessi.

guerra cognitiva
Foto di Maxleron da Pixabay

Lo spazio virtuale fornito dai videogiochi offre un ambiente sicuro per sperimentare e allenarsi in situazioni realisticamente controllate, anticipando così scenari futuri di interazione umana-virtuale.

Il settore militare sta già integrando la guerra cognitiva nei suoi piani strategici. Le forze armate di tutto il mondo stanno sviluppando nuovi modi per combinare le operazioni tradizionali con campagne “informative”.

L’obiettivo è chiaro: indebolire la volontà dell’avversario manipolando le sue percezioni e creando incertezza. Esistono reparti della Difesa appositamente creati per questo genere di attività. Ne ho scritto qui → Gestione del governo mondiale, bambini e genitori.

In tempi come quelli che stiamo viviendo, di rivalità geopolitica crescente, la guerra cognitiva assume un ruolo fondamentale.

I governi dei paesi più avanzati tecnologicamente sanno perfettamente che oggi devono essere pronti a difendersi da attacchi immateriali, come la pressione dei social media che stanno sostituendo l’opinione pubblica delle piazze, così come dalle minacce fisiche, rivolte e manifestazioni fatte da quella parte di popolazione che non si riesce ad imbrigliare davanti a uno schermo.

Questo richiede una collaborazione stretta tra istituzioni pubbliche, privati e accademici per garantire una risposta efficace. Da questo punto di vista, la psicopandemia è stata un’occasione d’oro per testare sul campo queste tecniche e strategie di persuasione e controllo delle masse.

Qualche genio potrebbe dire che sto solo delirando, ma la guerra cognitiva non è un problema esclusivamente militare; tocca direttamente ciascuno di noi.

La manipolazione delle percezioni e delle decisioni può avere conseguenze profonde sulla sovranità nazionale, sulle relazioni sociali e persino sulla democrazia stessa. Per questo motivo, è, a mio avviso, fondamentale aumentare la consapevolezza generale su questi temi.

La Difesa stessa ci informa che, insieme alle istituzioni, privati e parti interessate (gli stakeholder, nda), sta lavorando per affrontare questa sfida con approcci multidisciplinari.

Formazione, ricerca e cooperazione internazionale sono gli strumenti chiave per garantire una risposta efficace. Ma anche noi, come individui consapevoli,

dobbiamo imparare a riconoscere le trappole cognitive e a proteggere le nostre menti dall’influenza esterna.

Spero che si comrenda che la battaglia, specie in questi ultimi anni, si sta cobattendo sì su un piano fisico; la sperimentazione globale coi sieri genici a m-Rna ne è un chiaro esempio, ma anche e sopratutto su un piano mentale, se non addirittura spirituale.

La guerra cognitiva rappresenta una nuova frontiera della competizione tra le élite globaliste, dove il controllo sulla tecnologia e le neuroscienze giocano un ruolo centrale. La gestione delle masse attraverso Big Data è già realtà (leggi → Perché ci vogliono vaccinare tutti?)

Solo comprendendo e affrontando questa realtà possiamo sperare di preservare la nostra autonomia mentale e la sovranità del nostro Paese.

Quindi, la prossima volta che “scrolli” il feed dei social media o giochi a un videogioco, chiediti: chi sta cercando di influenzarmi? E soprattutto, ne sono consapevole? Se già ti porrai solo queste semplici domande sari pronto a difenderti Forgiando l’armatura.

fonti:
– https://www.difesa.it/assets/allegati/29459/4.cognitive_warfare_-_la_competizione_nella_dimensione_cognitiva._ed.2023.pdf
– Bediou B, Adams DM, Mayer RE, Tipton E, Green CS, Bavelier D. Meta-analysis of action video game impact on perceptual, attentional, and cognitive skills. Psychol Bull. 2018 Jan;144(1):77-110. doi: 10.1037/bul0000130. Epub 2017 Nov 27. Erratum in: Psychol Bull. 2018 Sep;144(9):978-979. doi: 10.1037/bul0000168. PMID: 29172564.

Foto di copertina TyliJura da Pixabay

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Carogiù

“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

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