Dubito Ergo SumGeopoliticaIsraele e energia: la nuova mappa del Mediterraneo
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Israele e energia: la nuova mappa del Mediterraneo

13 minuti di lettura

Ultimamente mi sto chiedendo se sulla questione Israele e energia stiamo osservando una serie di fenomeni distinti o se questi, guardandoli da una prospettiva più ampia, stanno delineando una nuova mappa del potere energetico nel Mediterraneo.

Il dubbio mi è sorto dalla Sardegna, dove negli ultimi anni si è assistito a una proliferazione impressionante di progetti eolici e fotovoltaici, spesso accompagnata da forti opposizioni locali. Ne avevo scritto in Transizione energetica e accaparramento dei terreni. Tuttavia

la Sardegna potrebbe essere solo uno dei nodi di una trasformazione molto più ampia.

Infatti mentre sull’isola si accumulano progetti energetici e infrastrutture di rete, dall’altra parte del Mediterraneo Israele – forte anche dell’appoggio americano – sta decisamente cercando di consolidare il proprio ruolo come piattaforma energetica e tecnologica tra Europa e Medio Oriente.

Tra questi due mondi compaiono infrastrutture, capitali e corridoi che attraversano Grecia, Albania, Balcani e Italia meridionale.

Si potrebbe dire che ci sia dietro una strategia unica e premeditata anche se prematuro. È però un insieme di coincidenze che, arrivati ad oggi, secondo me merita di farci una riflessione.

Disclaimer: l'articolo è lungo, poiché è frutto di una ricerca approfondita e mirata dei fatti trattati. Avrei potuto pubblicarlo in 2 o più parti ma il messaggio unitario si sarebbe inevitabilmente perso.
Quindi armatevi di pazienza e di curiosità, credo ne valga la pena, soprattutto per quei giovani venetenni/trentenni, se non altro per avere un quadro del mondo in cui vivono. Condividetelo: è l'unico modo per superare lo shadow banning.

Partiamo dalla Sardegna, perché è lì che la storia diventa immediatamente concreta.

Nel maggio 2024 il Ministero dell’Ambiente ha avviato la procedura di VIA1 per un progetto eolico da 122,4 MW nei comuni di Sinnai e Maracalagonis, composto da 17 pale eoliche da 7,2 MW ciascuno.

La documentazione ufficiale è pubblica e comprende progetto, studio di impatto ambientale, relazioni paesaggistiche e osservazioni dei cittadini. Questo è soltanto un progetto tra molti altri.

Ma l’aspetto che mi ha colpito di più è la dimensione della condotta energetica complessiva e il fatto che il progetto energetico, prima ancora di trasformarsi in un impianto fisico, possa diventare un asset finanziario!

Mi spiego meglio: all’inizio nemmeno io capivo bene, ma è così che ho trascorso parte delle ferie, leggendo report e documenti. Un po’ per deformazione professionale, un po’ perché avevo tempo libero da dedicare a ciò che mi incuriosisce.

Il che aprirebbe un’immensa parentesi sul valore del tempo libero, inteso come un asset personale – e quindi, di fatto, come un diritto fondamentale e inviolabile.

Il fatto che ce lo stiano progressivamente sottraendo, a mio avviso, non ha nulla di casuale, proprio per non farti avere mai tempo di riflettere, se non su cose inutili o funzionali al sistema dominante.

Ma vediamo i quattro progetti agrivoltaici sardi per complessivi 166 MWp sviluppati da Enerland e oggetto di un’acquisizione che porterà DRI alla piena proprietà, società del gruppo energetico ucraino DTEK.
«Ma che strano!» direbbe il prof Malanga.

Il passaggio è importante perché mostra come il valore possa essere creato e trasferito già durante la fase di sviluppo, prima che l’impianto produca energia.

In altre parole, il terreno non è necessariamente il vero prodotto finale. Il prodotto può diventare il progetto stesso: la disponibilità dell’area, la società veicolo, l’iter autorizzativo, la connessione alla rete e la prospettiva di produzione futura.

Vuoi chiamarla speculazione? Ok, ma sappi che è una dinamica perfettamente compatibile con il funzionamento del mercato delle rinnovabili e non implica, di per sé, nulla di illecito.

Tuttavia cambia il modo in cui dobbiamo guardare alla proliferazione degli innumerevoli progetti che stanno deturpando la Sardegna: non sono solo pale e pannelli che forse verranno costruiti.
Sono anche posizioni economiche che possono essere accumulate, valorizzate, aggregate e cedute. Parallelamente,

la Sardegna sta diventando un nodo sempre più importante della rete elettrica mediterranea.

Terna sta realizzando il Tyrrhenian Link (vedi mappa interattiva), un doppio collegamento elettrico sottomarino che collega Sardegna, Sicilia e Campania, lungo complessivamente circa 970 chilometri, con una capacità di trasporto di 1.000 MW per ciascuna delle due tratte, per un investimento previsto di circa 3,7 miliardi di euro.

Terna lo definisce esplicitamente un nuovo corridoio elettrico al centro del Mediterraneo. Non è un dettaglio secondario. Significa che

Poi c’è un elemento ancora più curioso: la trasformazione del vecchio polo minerario del Sulcis in un’infrastruttura energetica e digitale.

Il progetto Energy Vault di Carbosulcis prevede un sistema di accumulo integrato con un data center alimentato da energia rinnovabile; la Regione Sardegna lo presenta come parte della propria strategia di trasformazione industriale e tecnologica.

È difficile non notare la convergenza: produzione rinnovabile, accumulo, rete elettrica, capacità computazionale e infrastrutture digitali iniziano a comparire nello stesso territorio.

Fin qui potremmo parlare semplicemente della transizione energetica italiana. Ma guardiamo un momento verso est.

Nel febbraio 2026 Italia, Albania, Bulgaria, Macedonia del Nord hanno sottoscritto a Tirana una dichiarazione sul Corridoio VIII, definendolo un asse strategico – un “backbone infrastructure”, cioè un’infrastruttura portante – Est-Ovest che collega il Mar Adriatico al Mar Nero e lo inserisce nella rete TEN-T2 europea.

Ma c’è di più:

il testo parla esplicitamente di mobilità militare, resilienza, protezione delle infrastrutture critiche e cooperazione UE-NATO.

Il Corridoio VIII collega infatti i Balcani all’Adriatico attraverso l’Albania e arriva ai porti italiani di Bari e Brindisi.

Israele e energia
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E non credo sia un caso che proprio in questo territorio la trasformazione energetica stia già passando dalle parole ai fatti.

Un recente articolo di Piero De Ruvo, ripreso da LVO Gruppo, descrive la progressiva trasformazione della Capitanata attraverso pale eoliche, impianti fotovoltaici, cavidotti e nuove connessioni logistiche, individuando nel porto di Manfredonia il punto di contatto fra la filiera industriale dell’energia e il territorio agricolo. LVO Gruppo – Il “Granaio d’Italia” sacrificato sull’altare del green

La stessa Farnesina lo definisce una piattaforma di cooperazione politica ed economica e uno strumento per la mobilità militare europea e NATO.

Ora facciamo attenzione. Il Corridoio VIII non è isolato dal resto della nuova architettura mediterranea. Nelle dichiarazioni italiane relative al progetto è stato richiamato anche il rapporto con il corridoio IMEC, l’India-Middle East-Europe Economic Corridor.

IMEC è nato nel 2023 con l’obiettivo di collegare India, Medio Oriente ed Europa attraverso infrastrutture di trasporto, energia e dati. La Commissione europea lo descrive come un corridoio destinato a rafforzare commercio, energia, sicurezza e connettività digitale.

Israele e energia
By ecfr.eu – CC BY-SA 4.0Link

E qui arriviamo su Israele.

Israele non è semplicemente un Paese che si trova in un posizione geografica strategicamente sensibile.

È uno dei nodi attraverso i quali passa una, se non la più importante, parte della nuova architettura energetica e digitale che cerca di collegare il Medio Oriente all’Europa.

Nel dicembre 2024, Israele e Grecia hanno firmato un accordo di cooperazione energetica che comprende lo sviluppo di un corridoio di elettricità verde tra Israele e l’Unione Europea attraverso la Grecia. Reuters ha descritto l’intesa come parte del rafforzamento della cooperazione energetica strategica tra i due Paesi.

La direzione è quindi interessante: Israele verso la Grecia, la Grecia verso l’Europa sudorientale, i Balcani verso l’Italia attraverso l’Adriatico.

A questo punto non posso affermare che esista una linea diretta che trasporti energia israeliana fino alla Sardegna. Ma è un fatto che sono in essere diversi progetti e infrastrutture che tendono a costruire un’interconnessione fra questi stessi spazi geografici e che in qualche modo Israele c’è sempre dentro.

Lo stesso vale per i dati. Infatti il sopracitato IMEC non riguarda soltanto merci ed energia:

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L’UE descrive il progetto come parte concreta della trasformazione digitale di IMEC.

E qui torniamo alla Sardegna. Perché l’isola si trova già dentro questa rete di grandi collegamenti digitali mediterranei e contemporaneamente sta diventando un luogo nel quale si concentrano produzione energetica, accumulo e capacità computazionale.

E’ un territorio capace di produrre energia rinnovabile, accumularla, elaborare grandi quantità di dati e collegarsi attraverso cavi sottomarini assume un valore strategico completamente diverso da quello di una semplice regione periferica europea.

Ora fermiamoci un attimo e spostiamo il focus sull’Albania e, soprattutto, a Sazan.

Sazan è un’ex isola militare situata all’ingresso della baia di Valona, proprio davanti alla porta dell’Adriatico.

Oggi è al centro di un progetto da circa 1,4 miliardi di euro legato a Jared Kushner e al suo fondo Affinity Partners, con un grande resort di lusso sull’isola e nell’area costiera di Vjosa-Narta.

Giusto per essere precisi: Kushner non ha prosaicamente “comprato Sazan”, perché la proprietà formale dell’isola resta dello Stato albanese; il progetto è formalmente intestato ad Atlantic Incubation Partners LLC, società collegata all’orbita di Jared Kushner e di Affinity Partners ed è stato riconosciuto come investimento strategico.

Nei documenti AIDA3 del 2025 compare proprio Atlantic Incubation Partners LLC, EIN 92-3329707, come soggetto richiedente del progetto Sazan.

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Tecnicismi, certo. Ma quando il pezzo di terra in questione è una ex base militare piazzata all’imbocco dell’Adriatico, una sbirciatina in più credo ne valga la pena. Sai com’è dove c’è fumo…

E infatti qui comincia la parte curiosa.

Sazan non è solo un’isola dove “qualcuno” vuole costruire un resort per miliardari.

Si trova in uno dei punti più sensibili del Mediterraneo: davanti alla baia di Valona, a poche decine di chilometri dalla Puglia e lungo la direttrice che collega il Mediterraneo all’Adriatico.

Dall’altra parte del mare c’è l’Italia; più a sud, attraverso Albania e Balcani, passa il Corridoio VIII, destinato a collegare i porti adriatici di Durazzo e Valona con Macedonia del Nord e Bulgaria e quindi con la rete europea.

A questo punto uno potrebbe anche fare finta di niente. Un’isola strategica? Ma no solo un resort di lusso. Un corridoio infrastrutturale europeo?Eh ma è sviluppo economico. Nuovi collegamenti energetici? E’ la Transizione energetica.

Tutto bene, tutto normale.

Poi però vai a vedere chi c’è dietro i vari progetti e, come per magia, cominciano a comparire nomi già incontrati altrove.

Kushner, intanto, non è esattamente un investitore qualsiasi.

Jared Kushner – imprenditore, ex funzionario della Casa Bianca, genero di Donald Trump e marito di Ivanka – è stato consigliere senior del presidente (2017-2021) e direttore dell’Office of American Innovation.

Di fede ebraica, è un devoto del movimento ortodosso Chabad-Lubavitch, al centro del quale vi è il culto dell’Ohel.

Il termine “Ohel” (lett. “tenda”) indica sia un’abitazione, sia una struttura eretta sulla tomba di una figura di spicco; in questo contesto, ci si riferisce al celebre tempio religioso situato nel Queens (New York), all’interno dell’antico Cimitero Montefiore sul Francis Lewis Boulevard.

Qui riposano i due più recenti capi spirituali del movimento Chabad-Lubavitch: il Rebbe Rabbi Menachem Mendel Schneerson e il suo suocero, Rabbi Yosef Yitzchok Schneersohn. Anche le tombe dei precedenti Rebbe di Chabad vengono chiamate con lo stesso nome.

L’Ohel del Rebbe è il luogo sacro ebraico più visitato del Nord America, paragonabile per importanza e afflusso di pellegrini solo al Muro Occidentale di Gerusalemme.

Questo sito riveste un ruolo significativo anche nella politica americana. Trump vi si è recato in preghiera nell’ottobre 2024, in occasione dell’anniversario del 7 ottobre, perpetuando una tradizione di famiglia: già prima delle precedenti elezioni presidenziali, sua figlia Ivanka e il genero Jared Kushner avevano effettuato visite notturne private all’Ohel.

Oltre al profondo significato religioso, il movimento Chabad-Lubavitch è recentemente balzato alle cronache per la scoperta, nel gennaio 2023, di tunnel sotterranei sotto una sinagoga di New York, sui quali sono state avanzate accuse e sospetti riguardanti turpi rituali a danno di minori mai chiariti fino in fondo.

Includo questo inciso perché sia chiaro l’humus culturale e relazionale in cui si muovono Kushner e Trump.

Affinity Partners, di Jared Kushner, è stato finanziato per miliardi di dollari da fondi sovrani del Golfo e ha dichiarato apertamente di voler favorire gli investimenti tra Israele e le monarchie arabe nel quadro degli Accordi di Abramo.

Notate come il quadro geografico inizi a diventare interessante: Albania, Kushner, Adriatico, Italia. E poi il TAP… Infatti proprio

mentre Sazan viene trasformata in un investimento strategico, l’Albania è anche uno dei passaggi fondamentali del Corridoio meridionale del gas.

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Il Trans Adriatic Pipeline4 attraversa Grecia e Albania, passa sotto l’Adriatico e arriva in Puglia, portando in Italia il gas proveniente dall’Azerbaigian.

Nel 2025 l’Azerbaigian ha esportato verso l’Italia circa 9,5 miliardi di metri cubi di gas e Roma è diventata il principale acquirente europeo del gas azero. Il TAP, insomma, non è una linea disegnata a caso sulla carta: è una delle infrastrutture attraverso cui l’Italia sta diversificando la propria dipendenza dal gas russo.

E’ curioso come diventi paradossale, quando si osservano certe dinamiche, non pensare al Risiko e non puoi fare a meno di chiederti:

Probabilmente niente. Sarà tutto casuale, no? #nessunacorrelazione! Oppure sarà semplicemente il Mediterraneo che cambia pelle e, guarda caso, nei punti più strategicamente interessanti ritroviamo spesso gli stessi grandi capitali, gli stessi intermediari e gli stessi circuiti geopolitici.

A questo punto non serve inventarsi una base segreta sotto il resort, né trasformare ogni molo in una centrale di spionaggio. Basta osservare la cartina.

Perché se da Sazan guardiamo verso ovest troviamo l’Italia; se guardiamo verso nord-est troviamo il Corridoio VIII; se guardiamo verso sud-est troviamo la direttrice energetica del TAP; e se allarghiamo ancora lo sguardo compaiono Grecia, Israele, Golfo e i nuovi corridoi energetici e digitali verso l’Europa.

Insomma, per essere soltanto un’isoletta di cinque chilometri quadrati, Sazan sembra avere parecchi vicini importanti e questo i soliti noti lo sanno molto prima dei comuni mortali.

Fiumicino: un altro nodo sul Mediterraneo

Un caso italiano porta la stessa domanda direttamente alle porte di Roma. A Fiumicino, il progetto Fiumicino Waterfront prevede un porto turistico-crocieristico con oltre mille posti barca e un terminal capace di movimentare più di un milione di passeggeri l’anno.

Il TAR del Lazio, nel luglio 2026, ha annullato il decreto di VIA, ritenendo che la componente crocieristica fosse incompatibile con la procedura seguita per un semplice porto turistico e rilevando, tra le altre cose, il mancato coinvolgimento dell’Autorità di bacino. La società ha annunciato ricorso.

Anche qui la struttura societaria merita attenzione. Fiumicino Waterfront è controllata da Cruise Terminals International, partecipata da fondi assistiti da iCON Infrastructure e, per il 10%, da Royal Caribbean Group.

E nel consiglio di amministrazione di Royal Caribbean siede dal 1995 Eyal Ofer, imprenditore israeliano, presidente di Ofer Global e Zodiac Group, gruppo internazionale con interessi nella navigazione, nell’energia e nell’immobiliare.

E’ una prova di una strategia israeliana dietro Fiumicino? Com’è che disse Andreotti? A pensar male…

Resta un fatto che Royal Caribbean è un gruppo statunitense. Ma è un altro collegamento concreto fra un’infrastruttura costiera italiana e un importante investitore israeliano attivo da decenni nella grande industria marittima internazionale.

Ed è qui che, a mio avviso, il ruolo di Israele diventa impossibile da ignorare.

Non perché Jared Kushner ed Eyal Ofer siano ebrei. Questo, da solo, non dimostrerebbe poco o nulla. Secondo me il punto è un altro: Affinity Partners è un operatore finanziario americano che ha costruito relazioni profonde con i capitali del Golfo e che ha investito direttamente in Israele.

Israele, forte anche di questi investimenti degli “amici” americani, sta consolidando la propria posizione come piattaforma energetica e tecnologica tra Medio Oriente ed Europa.

E la stessa architettura europea sta costruendo corridoi destinati a collegare Adriatico, Balcani, Mediterraneo orientale e l’unica democrazia del Medio Oriente.

A questo punto la somma degli indizi diventa interessante.

Da una parte abbiamo:

Sardegna → rinnovabili → accumulo → rete elettrica → data center → Mediterraneo.

Dall’altra abbiamo:

Israele → Grecia → corridoi energetici → Balcani → Albania → Adriatico → Italia, con Fiumicino che aggiunge alla mappa un nodo portuale direttamente collegato ai grandi operatori internazionali della crocieristica.

E sopra queste due direttrici compare l’IMEC, che l’Unione europea descrive come un progetto comprendente trasporti, energia e infrastrutture digitali tra India, Medio Oriente ed Europa.

Poi c’è il Corridoio VIII, che collega il Mar Nero all’Adriatico e che nel 2026 è stato ufficialmente associato non solo allo sviluppo economico ma anche alla mobilità militare, alla resilienza e alla protezione delle infrastrutture critiche nell’ambito UE-NATO.

A questo punto la domanda non è più «chi sta comprando la Sardegna?», quello è solo un pezzo del puzzle, ma:

chi sta costruendo la nuova piattaforma infrastrutturale del Mediterraneo?

A questo punto, scatta quasi in automatico la tentazione della dietrologia: cercare la stanza fumosa, la cabina di regia occulta, il grande burattinaio che ha deciso di ridisegnare la mappa del Mediterraneo.

Ma la realtà credo sia molto più prosaica, e soprattutto meno occulta di quanto si possa immaginare. Non c’è bisogno del complotto, perché esiste qualcosa di molto più efficiente: un ecosistema.

Da anni, una rete di think tank atlantisti, fondi sovrani, società di consulenza strategica e istituti finanziari lavora per ridefinire le priorità del Mediterraneo.

Non si mettono d’accordo al telefono: si muovono nella stessa direzione perché condividono la stessa mappa mentale.

Sono gli stessi istituti che producono i report su “come garantire la sicurezza energetica europea”, “come integrare i Balcani nelle reti UE” o “come creare hub digitali per l’AI al riparo dai colli di bottiglia asiatici”5.

Una volta che i think tank hanno tracciato la rotta e legittimato la spesa, arrivano i capitali.

Fondi come l’Affinity Partners di Kushner — finanziato dalle monarchie del Golfo e legato a doppio filo alla logica degli Accordi di Abramo — non fanno altro che seguire il perimetro di sicurezza disegnato da quell’ecosistema.

E lo fanno attraverso veicoli societari opachi, come la Atlantic Incubation Partners LLC, perfetti per mescolare interessi privati, rendite geopolitiche e diplomazia parallela.

Non c’è un unico regista.

C’è un copione che è già stato scritto, e in cui tutti gli attori — dai fondi del Golfo ai costruttori di cavi sottomarini, fino agli sviluppatori di data center — sanno esattamente quale parte devono recitare.

E se guardiamo la timeline del TAP, da Brindisi a Baku, scopriamo che stanno tutti recitando la stessa scena.

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In questo scenario,

l’Italia – magari instradata già da anni dagli “amici” yankee – vuole rafforzare l’Adriatico e i collegamenti con i Balcani.

L’Unione europea – sempre schifata e mal vista dagli angloamericani (ricordiamoci del “Fuck EU!” di Victoria Nuland – vuole ridurre la dipendenza energetica dalla Russia e sviluppare nuove rotte commerciali e digitali.

Gli Stati Uniti vogliono limitare l’espansione cinese e russa nei Balcani.

I Paesi del Golfo cercano nuovi investimenti e nuove fonti di rendimento oltre gli idrocarburi.

Israele cerca sbocchi economici e infrastrutturali verso l’Europa per consolidare prepotentemente la sua posizione geopolitica sempre più incerta a livello mondiale.

E i grandi investitori internazionali cercano asset energetici e infrastrutturali con rendimenti di lungo periodo.

Alla luce di queste considerazioni, penso che quando si osservano separatamente un parco eolico sardo, un data center nel Sulcis, un cavo sottomarino, un corridoio logistico balcanico, un investimento miliardario in Albania e un progetto energetico tra Israele e Grecia, è facile considerarli episodi indipendenti.

Le TV e i giornali mainstream c’è li riportano come tali perché il loro compito è bombardarti di pezzi di un puzzle senza mai farti lontanamente intuire che molti di questi sono correlati gli uni con gli altri in modi e tempistiche che non sono dell’uomo comune… forse dovrei dire schiavo moderno.

Quando invece ci fermiamo e riflettiamo, e cominciamo a collocare fatti e risultanze sulla stessa carta geografica, cominciano a emergere assi di connessione e convergenza.

Ritengo che questa sia la cosa più sensata e interessante che possiamo dire oggi.

Anche se potrebbe sembrare con uno sguardo più lucido non credo si possa denunciare una vera e propria “scalata israeliana agli asset energetici italiani ed europei” coordinata da un unico centro di potere. Non sarebbe corretto sostenerlo.

Tuttavia abbiamo trovato qualcosa di molto più difficile da liquidare come semplice coincidenza:

una presenza israeliana ricorrente nei grandi circuiti energetici, finanziari, tecnologici e infrastrutturali che stanno ridisegnando il Mediterraneo.

La Sardegna, in questo quadro, potrebbe non essere la destinazione finale di qualcosa. Potrebbe essere una delle piattaforme europee attraverso cui si produce e si instrada una delle risorse più importanti della nuova economia: l’energia necessaria per alimentare infrastrutture digitali sempre più affamate di elettricità.

Ed è forse per questo che la corsa alle rinnovabili sarde merita di essere osservata anche con gli occhi della finanza.

Perché il vero asset potrebbe non essere la pala eolica. Potrebbe essere la posizione.

La posizione di un terreno rispetto alla rete. Quella di un impianto rispetto a un cavo, o di un data center rispetto all’energia. Di un porto rispetto a un corridoio, o di un’isola rispetto all’ingresso di un mare.

La posizione di Israele rispetto al Medio Oriente. La posizione dell’Italia rispetto all’Europa.

Alla fine, forse, è proprio questo che accomuna tutte queste vicende: non stanno semplicemente cambiando i proprietari di alcuni territori. Sta cambiando il valore strategico dei territori stessi. E questo I padroni del discorso lo sanno benissimo.

E quando cambia la geografia del valore, prima ancora che arrivino le infrastrutture, arrivano gli investitori.

Un indizio è soltanto un indizio. Due possono essere una coincidenza. Ma quando gli indizi iniziano a disporsi lungo le stesse rotte energetiche, digitali, commerciali e geopolitiche, forse la domanda più interessante non è più se esista un disegno unico.

È capire chi sarà il proprietario / gestore di quei nodi quando la nuova mappa sarà completata.

  1. Valutazione d’Impatto Ambientale ↩︎
  2. Trans-European Transport Network ↩︎
  3. Albania Investment Development Agency (AIDA) ↩︎
  4. il cui progetto risale al 2003 con uno di fattibilità ↩︎
  5. Elenco alcuni di questi “motori” dell’ecosistema:
    Il ruolo dell’Atlantic Council nel spingere l’integrazione energetica e digitale del Mediterraneo e dei Balcani.
    Il ruolo della BIRD (Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo) o della BERSE nel finanziare le infrastrutture balcaniche (Corridoio VIII).
    I report del CNAS (Center for a New American Security) o di think tank simili sulla “sicurezza delle infrastrutture digitali ed energetiche nel Mediterraneo”. ↩︎

fonti:
– MASE – Progetto eolico Sinnai-Maracalagonis, procedura VIA n. 12446
– DRI – DRI e Enerland firmano il primo closing per quattro impianti solari da 166 MWp in Sardegna
– Enerland – Enerland Group signs sale of 166 MWp of agrivoltaic energy with DRI
– Ministero degli Affari Esteri – Tirana Joint Declaration on Corridor VIII, 18 febbraio 2026
– Reuters – Greece, Israel sign energy deal for Eastern Mediterranean
– Government of Israel – Ratification of the energy cooperation agreement with Greece
– progetto Sazan – Hotel di lusso: nessuna indicazione che l’Albania stia vendendo terreni a Israele
– Fiumicino Waterfront – https://va.mite.gov.it/it-IT/Oggetti/Info/10289
– TAP – Il Tap incassa sostegno Usa, Bers e Tar Lazio (2018)

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