Sembra dunque chiaro che, a valle dei numerosi studi scientifici, l’efficacia dei vaccini si ricava da informazioni indirette. In un certo senso questo è al limite della della truffa. Il modo migliore per testarli sarebbe esporre un vaccinato e un non vaccinato al medesimo virus in una camera sterile ed ermeticamente isolata e osservare i risultati.
Ma questa cosa non si fa. Ad oggi l’efficacia dei vaccini è normalmente determinata da dati indiretti, ovvero dal confronto dei tassi di infezione, malattia o esito negativo tra gruppi vaccinati e non vaccinati in condizioni naturali piuttosto che in un ambiente controllato in cui le persone sono esposte intenzionalmente al patogeno.
Per questo esistono i topi da laboratorio, le cavie. L’idea di esporre direttamente individui vaccinati e non vaccinati al virus, in una “camera sterile”, anche se considerata, solleva diverse questioni etiche e pratiche.
Esporre intenzionalmente persone a un patogeno pericoloso per testare l’efficacia di un vaccino può chiaramente comportare gravi rischi per la salute dei partecipanti.
Anche con un vaccino “promettente”, c’è sempre una possibilità che qualcuno possa subire gravi effetti collaterali o persino morire.
Per queste ragioni, tali studi sono considerati eticamente discutibili, specialmente quando si tratta di malattie gravi e per le quali non esiste un trattamento efficace, com’era per il COVID-19 nelle primissime settimane.
Tuttavia, in alcuni casi, sono stati condotti studi sugli umani (le cosiddette human challenge), ma solo con patogeni che sono considerati gestibili o con ceppi attenuati. Ad esempio:
L’influenza: Gli studi di challenge per l’influenza sono stati condotti usando ceppi meno virulenti del virus influenzale. Questi studi sono stati utili per comprendere meglio l’efficacia dei vaccini antinfluenzali e sostanzialmente s’è capito che non sono così efficaci. Attenzione non lo dico io ma Lui:
in ogni caso, un modo più sicuro per testare l’efficacia dei vaccini c’è ed è basato sull’osservazione indiretta in condizioni naturali, ovvero:
Confrontando l’incidenza della malattia tra vaccinati e non vaccinati su larga scala.
Monitorando le popolazioni per identificare eventuali focolai e valutare se e come la vaccinazione riduce i casi gravi, i ricoveri e i decessi.
Studiando focolai naturali e analizzando i tassi di infezione, il che permette di ottenere dati significativi su ampie fasce di popolazione e in vari contesti.
Il metodo indiretto basato sui tassi di infezione e sui confronti tra gruppi vaccinati e non vaccinati è solido e statisticamente affidabile, specialmente quando il campione è ampio.
Durante la pandemia, le autorità competenti hanno autorizzato studi di challenge con il virus SARS-CoV-2, che originava la malattia Covid-19, ma li hanno limitati a volontari giovani e sani, con un rischio ridotto di sviluppare complicazioni gravi.
Comitati etici hanno ovviamente monitorato e approvato questi studi solo dopo attentissime valutazioni. Tanto che si è deciso di saltare gli studi di fase III, quelli progettati per essere statisticamente robusti in modo da ottenere risultati significativi anche senza un confronto diretto col virus!
Perché? ma si era in emergenza! che domande.
E’ oramai noto anche ai pali della luce che l’autorizzazione al commercio è stata una scappatoia per i governi per imporre campagne vaccinali di massa, basate unicamente sulla promessa di una sicurezza ed efficacia mai realmente comprovate. Questo è etico?
Ora, secondo la vulgata medico scientifica attuale, un vaccino può ragionevolmente ritenersi efficace, quando gli studi di fase III mostrano riduzioni chiare e misurabili delle infezioni, dei casi gravi e dei decessi.
C’è da dire che sono stati comunque condotti studi di fase III per i vaccini a mRNA contro COVID-19 (come Pfizer-BioNTech e Moderna).
Anche se questi studi hanno seguito un percorso accelerato, dettato “dall’urgenza” della pandemia, in fondo bisognava andare
“alla velocità della scienza!”
parola di Janine Small, presidente dei mercati internazionali della Pfizer
nonostante queste sconcertanti dichiarazioni, la narrazione è che tale processo, anche se accelerato, è stato “eticamente complesso”, ma basato sul principio che i benefici superassero i rischi, con la promessa di un monitoraggio continuo per identificare eventuali effetti a lungo termine.
In realtà tutta questa tanto sbandierata efficacia dei vaccini è basata su un errore di fondo di cui né politici, né i media mainstream, né tanto meno gli inutili (dis)ordini dei medici hanno tenuto conto, ovvero che, come avevo riportato nell’articolo Vaccini Covid-19: 223 segnalazioni con esito “decesso”:
L’efficacia del vaccino è generalmente riportata come rischio relativo (RRR)
Si usa il rischio relativo (RR) – cioè il rapporto tra i tassi di attacco con e senza un vaccino, che è espresso come 1-RR. La classificazione in base all’efficacia riportata dà riduzioni del rischio relativo del 95% per il Pfizer-BioNTech, 94% per il Moderna-NIH, 90% per il Gamaleya, 67% per il J&J, e 67% per il AstraZeneca-Oxford vaccini.
Tuttavia, l’RRR dovrebbe essere visto contro il rischio di fondo di essere infettati e ammalarsi con COVID-19, che varia tra le popolazioni e nel tempo.
Anche se l’RRR considera solo i partecipanti che potrebbero beneficiare del vaccino, la riduzione del rischio assoluto (ARR), che è la differenza tra i tassi di attacco con e senza un vaccino, considera l’intera popolazione.
Le ARR tendono ad essere ignorate perché danno una dimensione dell’effetto molto meno impressionante delle RRR:
Inoltre per evitare fraintendimenti The Lancet evidenzia che:
«ci sono molte lezioni da imparare dal modo in cui gli studi vengono condotti e i risultati vengono presentati. Con l’uso solo degli RRR e omettendo gli ARR, si introduce un reporting bias che influenza l’interpretazione dell’efficacia del vaccino»
che tradotto vuol dire “vi stanno addomesticando”.
L’utilizzo esclusivo della RRR nei comunicati stampa e nei media, senza menzionare l’ARR, ha generato quella che The Lancet ha definito una forma di reporting bias. Questo approccio ha portato la “bovina mandria” a percepire i vaccini come estremamente efficaci a livello individuale, senza chiarire che la protezione in una popolazione con rischio basso può essere più modesta.
Questo reporting di Bias ha avuto profonde Implicazioni Etiche nella Comunicazione Pubblica
Sarebbe stato più trasparente comunicare entrambi i dati, in modo che le persone potessero comprendere sia l’efficacia comparativa (RRR) sia il beneficio assoluto (ARR) nella loro decisione di vaccinarsi.
Questo, in un mondo normale, avrebbe aiutato a informare il pubblico in modo più completo e realistico, specialmente in contesti in cui il rischio di infezione era inferiore. Forse le decisioni sulla salute pubblica si sarebbero basate su una comprensione più completa e accurata dei benefici reali.
Ma ciò non è accaduto, almeno in Italia. I governi succedutesi durante la pandemia (Conte e Draghi) hanno ignorato queste regole di buon senso facendo pendere l’ago della bilancia verso un’imposizione vaccinale contro la covid-19 sfociata nella promulgazione del Dlgs 44/2021 che ha negato il diritto al lavoro a chi non era vaccinato.
Ma questa è un’altra storia e l’approfondiremo in un prossimo articolo. Restate in contatto e iscrivetevi alla Newsletter!
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L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle
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La Fine è qui e non è niente tutti i problemi risolti ma la vita va avanti Hai pregato falsi dèi Volevo molto desiderio soddisfatto era quello che stavo cercando o stavo dormendo Hai pregato falsi dèi Giaccio nel vuoto luce del mattino io so che non so ricomincio a camminare con un sorriso stampato in faccia.