Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
È della rivelazione del nulla che ci parla questa poesia. L’uomo che ha l’esperienza del vuoto come sfondo delle cose, vede queste ultime presentificarsi su di esso: inganni, ma non meno reali (si ‘accampano’). Quest’uomo è colui il quale, diversamente dagli altri, ha lo sguardo fisso in entrambe le direzioni: dietro (il nulla come origine), avanti (il mondo, con i suoi enti). Una poesia molto zen…
“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete.
L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle
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La Fine è qui e non è niente tutti i problemi risolti ma la vita va avanti Hai pregato falsi dèi Volevo molto desiderio soddisfatto era quello che stavo cercando o stavo dormendo Hai pregato falsi dèi Giaccio nel vuoto luce del mattino io so che non so ricomincio a camminare con un sorriso stampato in faccia.