Dubito Ergo SumConsapevolezzaColesterolo e Bambini il nuovo business
Dubito Ergo SumConsapevolezzaColesterolo e Bambini il nuovo business
ConsapevolezzaSalutogenesi

Colesterolo e Bambini il nuovo business

7 minuti di lettura

Eccole qui, le nuove linee guida americane sul colesterolo e bambini, pubblicate a marzo 2026 dall’American College of Cardiology e dall’American Heart Association, ovvero dal paese del Big Mac e delle uova e pancetta a colazione.

Con tutti i problemi vascolari, impilamento dei globuli rossi, ictus, infarti e malori improvvisi a gogo non vuoi rivedere i protocolli sullo smercio di statine e compagnia bella?

Ma nooo #nessunacorrelazione naturalmente. Oltre 120 pagine, in puro stile yankee, firmato da undici società scientifiche, che sembrano avere un unico, ossessivo mantra: “Lower LDL” . Colesterolo più basso, il prima possibile, e per tutto il tempo possibile.

Sembra che stia esagerando eppure se cercate “Lower LDL” nel documento compare curiosamente questo:

66 volte in 120 pagine, vale a dire almeno una volta ogni due pagine, nel caso uno non lo assimilasse.

Per il mal pensanti il 666 è venuto fuori perché ho iniziato la ricerca al capitolo 4… un caso… o forse no? 😏

Comunque, leggendo le sintesi e le analisi critiche emergenti – tra cui la lucida disamina del Dottor Valerio Solari – non si può fare a meno di provare una specie di ironica rassegnazione.

Non tanto per la scienza in sé, quanto per la deriva che sta prendendo la concezione di salute nel cosiddetto “mondo civilizzato”.

Con queste Linee Guida siamo di fronte a un cambio di paradigma che rischia di trasformare in modo irreparabile la prevenzione in medicalizzazione di massa, con conseguenze che potrebbero riverberarsi per generazioni.

Tutto questo chiaramente perché ce lo dicono i modelli predittivi, i numeri sono allarmanti e pertanto bisogna necessariamente correre ai ripari!!!

Le linee guida usano un approccio quantitativo: se il tuo rischio cardiovascolare a 10 anni è ≥3%, il numero di persone che beneficiano della statina (prevenendo un evento) supera il numero di quelle che potrebbero sviluppare diabete. Da qui la “raccomandazione” a considerare la terapia 1.
Apri lo studio

Vorrei quindi condividere con voi alcune riflessioni evidenziando quattro aspetti fondamentali più voltre affrontati nel blog e che, a mio avviso, vengono pericolosamente ignorati o sottovalutati in questa disumana corsa al numero perfetto.

1. La Fine della Medicina Personalizzata

Il punto più critico di queste nuove “raccomandazioni” – loro raccomandano, sono bravi, sono i politici cattivoni che poi obbligano – è l’approccio “a tappeto”.

Si indica lo screening universale del colesterolo per tutti i bambini tra i 9 e gli 11 anni, indipendentemente dalla storia familiare o dallo stile di vita. Se i valori sono alti, la strada indicata porta spesso direttamente alle statine, anche ad alte dosi, simili a quelle usate negli adulti post-infarto.

Ma siamo davvero tutti uguali?

Ovviamente no. La medicina moderna ci ha insegnato che ogni paziente è un universo a sé. Il colesterolo non è un nemico astratto da abbattere con un martello pneumatico; è una molecola vitale, precursore degli ormoni sessuali, della vitamina D e componente essenziale delle membrane cellulari.

In un ragazzino che sta entrando nella pubertà, un periodo di esplosione ormonale e sviluppo, intervenire farmacologicamente senza aver prima indagato le cause profonde (alimentazione, sedentarietà, stress) significa ignorare la complessità biologica.

O favorire squilibri ormonali per le transizioni gender? Chiedo per un amico.

Ma, per chi ci segue, dovrebbe essere ormai chiaro che la strada intrapresa dai Signori del farmaco è questa. Trasformarci tutti in pazienti, possibilmente cronici.

2. I Bambini Non Sono Adulti in Miniatura

C’è qualcosa di profondamente inquietante nell’idea di iniziare una terapia cronica con statine in età pediatrica. Queste linee guida sembrano dimenticare che i bambini hanno bisogni fisiologici diversi. Il loro corpo sta costruendo le fondamenta della propria salute futura.

Ma dovremmo anche aver capito che i bambini sono il chiodi fisso di certe élite di potere. Biomassa giovane, energeticamente potente e a rendimento virtualmente infinito, finché nascono in numero adeguato s’intende. Dovremmo sempre chiederci Perché sperimentano sulla pelle dei bambini?

Colesterolo e Bambini

Medicalizzare l’infanzia significa, dunque, creare una generazione di “pazienti cronici” fin dalla scuola elementare. Significa insegnare ai nostri figli che la salute non si conquista con lo stile di vita, ma si compra in farmacia.

E se il valore del colesterolo è leggermente alto, la reazione a catena è prevedibile: ansia dei genitori, visite specialistiche inutili e, infine, la pillolina.

So già che si troverà terreno morto fertile in certi quartieri dove vedere bambini di 5 o 6 anni mangiare una bella pizza alle 9 di mattina è quasi una normalità.

Ma il punto è: stiamo veramente proteggendo i nostri figli o li stiamo esponendo a decenni di esposizione farmacologica i cui effetti a lungo termine, specialmente su un organismo in sviluppo, potrebbero essere sottostimati?

Lo facciamo perché abbiamo paura per loro? Bè La paura è buia! E i bambini sono figli della luce!

Invero sarebbe la prudenza che dovrebbe essere la regola maestra, soprattutto quando si parla di pediatria, vedi Primum non nocere.

3. Il Microbiota e il Prezzo Nascosto delle Statine

Uno degli aspetti più trascurati nel dibattito pubblico è l’impatto sistemico di questi farmaci. Le statine, così come i vaccini a mRna, non agiscono come cecchini che colpiscono solo il colesterolo; hanno effetti a cascata su tutto l’organismo. Immagino che chi a iniziato a prenderle per una terapia post infarto sa cosa intendo.

Recenti studi, come quello pubblicato su Cell Metabolism nel 2024,

hanno evidenziato come le statine possano dimezzare i livelli di GLP-1 attivo, l’ormone chiave per il controllo glicemico e il senso di sazietà.

Questo avviene attraverso l’alterazione del microbiota intestinale.

Le statine aggravano l’insulino-resistenza attraverso una riduzione dei livelli ematici del peptide-1 simile al glucagone, in modo dipendente dal microbiota.

In altre parole, un farmaco prescritto per il cuore potrebbe compromettere il metabolismo degli zuccheri e la salute intestinale, aumentando paradossalmente il rischio di insulino-resistenza e diabete di tipo 2, condizioni che sono già fattori di rischio cardiovascolare primari.

Abbassare il colesterolo LDL danneggiando il microbiota e la sensibilità insulinica è come spegnere un incendio in cucina allagando tutta la casa. Si risolve il problema immediato (il numero sulle carte), ma si creano danni strutturali ben più gravi.

Ignorare il ruolo del microbiota e dell’infiammazione cronica di basso grado significa curare il sintomo e ignorare la malattia. Un concetto chiaro e semplice più volte richiamato sul blog.

Ma forse l’obiettivo è proprio questo, o al massimo – col beneficio del dubbio – è un danno collaterale che è meglio non sollevare se, dopotutto, fa bene agli affari di lorsignori.

Avevo già scritto che se consideriamo la faccenda anche da un punto di vista epigenetico può succedere che 

Ne sa qualcosa il il Dott. Andrew Jeremy Wakefield, che un bel giorno si svegliò e decise di orchestrare la truffa del secolo. Sono ironico ovviamente, si legga L’autismo di Wakefield (parte 2).

4. Business sulla pelle delle masse

Sullo sfondo di tutto ciò, un mega elefante nella stanza: i conflitti di interesse. Talmente normalizzata che oramai te li dichiarano apertamente nella sezione “Relationships With Industry and Other Entities” (Appendice 1, ndr). Più del 50% dei membri totali hanno rilevanti conflitti d’interesse.

Come sottolineato da esperti indipendenti, come del Prof. James Stein, cardiologo dell’Università del Wisconsin-Madison, esperto di linee guida e metodologia scientifica, una percentuale significativa dei membri dei comitati che hanno redatto queste linee guida ha legami finanziari con le Big Pharma, produttori di test diagnostici e aziende di imaging.

The 2026 ACC/AHA Dyslipidemia Guidelines: My Hot Take by James H. Stein, MD

Read on Substack

Va da sé che quando la metà delle raccomandazioni si basa su evidenze osservazionali e non su trial randomizzati controllati, come fai a non pensare al doppio standard, così tanto di moda nel civilissimo occidente.

Se sulla base di esperienze e osservazioni di una vita dici che i vaccini hanno un più che diretto legame con l’autismo ti sommergono di mmmelma, ma lorsignori ci redigono addirittura Linee Guida sulla base dell’“evidenze osservazionali”.

👶 AUTISMO: perché i casi aumentano così tanto? Il Dott. Montanari rompe il silenzio

AL minuto 13.17 anche il Dott. Montanari solleva la questione del microbiota… Come Wakefield! “Ma che strano!” direbbe Malanga… a buon intendotor poche parole.

Espandere il mercato delle statine a bambini, adolescenti e giovani adulti sani non è una vittoria per la salute pubblica; è una vittoria per i bilanci aziendali.

La medicina dovrebbe avere come bussola il benessere del paziente, non l’espansione del mercato farmacologico.

Ma che ve lo dico a fare… trasformare varianti genetiche normali o lievi alterazioni metaboliche in “malattie” da trattare a vita è una deriva etica che dobbiamo contrastare, non mi stancherò mai di evidenziarlo.

La Via della Consapevolezza

Tutto ciò sembra avvilente lo so ma non siamo impotenti. La vera prevenzione, quella che funziona e che non ha effetti collaterali, passa attraverso scelte consapevoli:

  1. Indaghiamo sempre le Cause: Prima di accettare una terapia, chiediamo perché quel valore è alto. C’è insulino-resistenza? Infiammazione? Problemi tiroidei? Stress cronico? molti medici glisseranno sulla domanda e vi diranno che se non si fanno costosi test “diagnostici” non possono rispondere a questa domanda.
  2. Stile di Vita come Terapia Principale: L’esercizio fisico, un’alimentazione antinfiammatoria, il sonno di qualità e la gestione dello stress non sono “consigli generici”, sono potenti modulatori epigenetici. Dovrebbero essere la prima linea di difesa, non un’opzione secondaria.
  3. Esami Avanzati: Non fermiamoci al colesterolo totale o LDL. Chiediamo al nostro medico di valutare l’ApoB, Lipoproteina(a), omocisteina e marker infiammatori, sperando di non avere a che fare con suscettibili prime donne. Il contesto conta più del singolo numero.
  4. Difendiamo i Nostri Figli: Opponiamoci alla medicalizzazione precoce. Promuoviamo nei nostri bambini l’amore per il movimento e il cibo vero, non la dipendenza dalla pillola.

Le linee guida possono essere importanti anche per altri aspetti, ma non sono leggi sacre. Sono strumenti che devono essere interpretati con intelligenza critica.

Continuo a sostenere che la salute è un equilibrio dinamico, non un numero da raggiungere a qualsiasi costo. Ricordate il 95% della copertura totale?

Scegliamo di mettere al centro la persona, la sua biologia unica e il suo benessere a lungo termine, piuttosto che seguire ciecamente protocolli che rischiano di farci dimenticare cosa significhi davvero stare bene.


E tu cosa ne pensi? Hai mai discusso con il tuo medico dell’impatto delle statine sul microbiota o sull’insulino-resistenza? Condividi la tua esperienza nei commenti.

  1. La Figura 4 delle linee guida rappresenta il cuore metodologico della decisione di abbassare la soglia di intervento a un rischio cardiovascolare (ASCVD) ≥3%. In sostanza, gli autori mettono a confronto due numeri: da un lato, quante persone bisogna trattare con le statine per prevenire un evento cardiovascolare (NNT-benefit); dall’altro, quante ne bisogna trattare per causare un nuovo caso di diabete (NND-harm). Il punto di intersezione tra queste due curve (rossa e nero) definisce la soglia oltre la quale il beneficio supererebbe il danno. Per le statine a moderata intensità, questo equilibrio si raggiunge intorno al 3% di rischio a 10 anni: da qui la “raccomandazione”.

    È un ragionamento apparentemente impeccabile, basato su meta-analisi di trial randomizzati. Eppure, alcuni nodi restano.
    Primo: l’NNT e l’NND sono medie di popolazione, ma nel singolo paziente il bilancio beneficio/rischio dipende da fattori che un algoritmo non cattura – genetica, microbiota, stato infiammatorio, stile di vita.
    Secondo: il “danno” del diabete indotto da statine viene presentato come limitato ai soggetti con prediabete, ma anche un lieve peggioramento della sensibilità insulinica in una persona giovane può avere ripercussioni metaboliche a lungo termine che uno studio di 5-10 anni non vede.
    Terzo: fissare una soglia universale a 3% rischia di trasformare una soglia statistica in un criterio clinico rigido, spostando l’attenzione dalla valutazione globale del paziente alla semplice esecuzione di un calcolo.

    In altre parole, il modello ci dice quando intervenire secondo un modello di medicina di popolazione. Ma non ci dice se quel modello sia il più adatto per ogni persona che abbiamo davanti. E soprattutto, non sostituisce la domanda fondamentale: prima di prescrivere, abbiamo esplorato tutte le strade non farmacologiche per modificare quel rischio? La matematica è uno strumento potente, ma la medicina resta un’arte che si esercita sulla complessità unica di ogni essere umano. UN concetto che decisamente non si concilia col business massivo ↩︎

Foto di Elizabeth da Pixabay

La consapevolezza si espande attraverso la condivisione.
Se questo articolo ha risuonato con te, condividilo e seminiamo insieme consapevolezza.

"Le coscienze risvegliate sono le luci che illuminano il cambiamento."

Vuoi ricevere altri spunti di riflessione?
Entra nella newsletter di Dubito Ergo Sum.

Carogiù

“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *