Parlando con un amico di NATO e BRICS e i pro e i contro della politica americana, questi a un certo punto se ne esce in modo veemente “Ma se Trump vuole conquistare la Groenlandia e il Canada!”.
Il termine conquistare mi ha fatto un po’ sorridere perché richiama troppo le dinamiche che abbiamo imparato giocando a Risiko. Tuttavia difronte a un’affermazione così pregna di pochezza e propaganda anti Trump e russofoba mi sono post alcune domande.
l’Agenzia per la Sicurezza della Danimarca (FE)1 nel report annuale dell’intelligenze danese 2018 riportava che:
«La tendenza nella regione artica è stata generalmente caratterizzata dalla cooperazione tra gli Stati costieri dell’Artico, in particolare quando si tratta di questioni regionali, come la creazione di confini nazionali, l’ambiente, la ricerca e il salvataggio, le popolazioni indigene e la pesca»

tuttavia oggi,
Groenlandia e Canada si incrociano con gli interessi di NATO, BRICS e Russia.
Sono sempre più centrali nella geopolitica per il controllo dell’Artico, in una competizione che unisce dinamiche climatiche, energia, tecnologia e sicurezza.
Il cambiamento climatico in atto apre nuove rotte, riduce i ghiacci e trasforma il Grande Nord in un punto di frizione e ambizione strategica. Quando nel 2019 Donald Trump propose di “acquistare” la Groenlandia, fu visto come un gesto teatrale.
Senza nulla togliere all’indubbia rozzezza del personaggio, bisogna prendere atto che oggi quelle dichiarazioni appaiono come un segnale anticipatore: gli Stati Uniti avevano già intuito la posta in gioco.
Washington ha rafforzato la base di Thule (sì, si chiama proprio così) e intensificato i legami con la Danimarca. La Groenlandia, ancora legata a Copenaghen, potrebbe diventare semi-indipendente e non è ipotesi remota.
In cambio della difesa americana, potrebbe ospitare basi radar, missilistiche e navali con capacità ipersoniche, recuperando l’attuale gap con la Russia.
Gli USA non sono soli. Anche il Canada ha iniziato una lenta militarizzazione del nord. Droni autonomi, pattugliamenti congiunti e basi miste segnano un cambio di strategia. Ottawa prende posizione con cautela, ma sempre più allineata alla NATO.
Nel frattempo, la Russia ha accelerato la sua presenza artica. Non agisce in modo apertamente ostile, ma usa l’Artico come piattaforma di influenza. A difesa della propria sovranità e sfera di influenza, ha costruito una cintura di basi lungo la costa siberiana, attrezzate per operare nel gelo e dotate di radar e difese avanzate.
Le rotte del Nord-Est, libere da ghiaccio per lunghi periodi, diventano un canale strategico anche per la Cina. Mosca e Pechino condividono interessi convergenti.

La Russia garantisce l’accesso, la Cina offre capitali e tecnologie. Insieme,
i BRICS propongono una visione alternativa dell’Artico: non solo dominio militare, ma spazio di cooperazione energetica e scientifica.
Ma anche la NATO si muove e, poiché è un fatto che sulla scacchiera geopolitica mondiale gli yenkee & Co. stanno accumulando una serie di figure di mmm…elma a ripetizione, mostrano i muscoli come i gorilla allo zoo.
Ricorderete che i bombardieri strategici americani hanno condotto esercitazioni congiunte proprio sopra l’Artico, inviando un segnale chiaro a Mosca.
Le tensioni si accumulano. Sul medio periodo (2025-2045) non è difficile ipotizzare uno scenario di tensioni anche militari. Non c’è bisogno di essere complottisti ma avere un pò di occhio e non bersi tutte le str….ate dei “pfessionisti dell’infommazione”.
Nel corso dei prossimi decenni, dovremmo assistere ad un concreto raffreddamento del clima. Ma non sarà, come vorranno farvi credere, grazie alle politiche green. Loro sono sempre un passo avanti perché ti mantengono nell’ignoranza e in condizioni di non nuocere allo status quo.
Da oggi al 2035 le estati artiche diventano sempre più libere da ghiaccio e questo posso prevederlo in base a studi scientifici che anche lorsignori conoscono e sfruttano a proprio vantaggio (leggi → Riscaldamento climatico).
Le rotte del Nord-Est (Russia) e del Nord-Ovest (Canada) diventano transitabili per lunghi periodi. L’Artico diventa il nuovo Mediterraneo, solcato da cargo cinesi, navi russe, e pattugliato sempre più da droni e sottomarini militari.
Il Canada, sotto pressione diplomatica USA e NATO, militarizza lentamente il nord, con droni, basi scientifico-militari e presenza navale ciclica.
La Russia stabilisce una cintura di basi artiche lungo la Siberia settentrionale, dotate di sistemi radar e difesa missilistica.
La Cina, tramite accordi economici con Mosca, ottiene accesso privilegiato alle rotte artiche e inizia a costruire porti di appoggio nelle Isole della Nuova Siberia.
Gli USA rafforzano Thule in Groenlandia, trasformandola in una base multilivello (missilistica, radar, logistica, sottomarini).
prima del 2040 un incidente diplomatico potrebbe esplodere con la Scandinavia, così la rendiamo utile dopo l’ingresso nella NATO, magari con infiltrazioni cyber di hacker russi (i nuovi terroristi, nda) in Norvegia o Svezia, aumentando la tensione NATO-Russia nella regione artica.

Navi cinesi, sotto bandiera “commerciale”, iniziano a pattugliare rotte vicino alle coste canadesi e danesi.
Un sottomarino russo viene intercettato sotto il ghiaccio vicino alla Groenlandia, provocando l’ennesimo incidente diplomatico in una situazione già calda, non solo per il clima (l’avete capita, no?🤭).
La Groenlandia ottiene una semi-indipendenza con difesa garantita ovviamente dagli USA, in cambio della costruzione di una nuova base missilistica con testate ipersoniche dislocabili.
Di questo passo potremmo trovarci nel 2045 con il Canada che diventa l’“Australia del Nord”. Paese occidentale ma geograficamente esposto, con basi NATO permanenti nel nord e un sistema di droni autonomi per pattugliare la Rotta del passaggio a Nord-Ovest.
Gli USA, attraverso la Groenlandia, hanno creato una rete radar e satellitare, targata Starlink, che copre tutta la calotta artica, integrata con sistemi AI di sorveglianza climatica e militare.
La Russia, dopo l’87° pacchetto di sanzioni, è ancora potente sia economicamente che militarmente, usa la minaccia artica come leva per negoziati energetici e geopolitici.
L’Artico è diventato il nuovo teatro della dissuasione globale, dove il conflitto è freddo, ma costante: cyber-attacchi, sottomarini invisibili, manovre provocatorie, e guerre dell’informazione tra scienziati, aziende minerarie e governi.
In questo contesto l’Artico è ormai un nuovo spazio di contese territoriali e marittime, dove NATO, BRICS e Russia proiettano la loro influenza.
Il conflitto non è aperto, ma permanente silenzioso. Si giocherà tra cavi trans oceanici sotto il ghiaccio, satelliti, sottomarini e algoritmi generati dalle IA sempre più potenti.
Il prossimo fronte NATO BRICS non sarà caldissimo ma una novella “guerra fredda” de facto, non solo di nome. Sarà continuo, artificialmente intelligente e artico.
Gli orsi polari, se non già estinti, non troveranno mai pace. Voi che dite, sono un complottista paranoico eh?
- Sulla fonte del sito danese il documento non è più disponibile ma lo abbiamo ritrovato su Archive.org ↩︎
fonti:
– https://www.osservatorioartico.it/troppi-militari-nellartico-a-rischio-la-cooperazione/
Foto di copertina Peter Fischer da Pixabay
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La Danimarca annuncia un rafforzamento della presenza militare in e attorno alla Groenlandia, in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche nell’Artico. Nel video vengono illustrate le decisioni politiche e operative che porteranno a un aumento di truppe, mezzi aerei e navali, oltre a nuove esercitazioni nel Nord Europa.
Durante la conferenza, le autorità danesi spiegano il ruolo centrale della Groenlandia per la sicurezza regionale e per l’intera alleanza atlantica, sottolineando la cooperazione con gli alleati della NATO e la continuità delle attività avviate nel 2025.
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