Dubito Ergo SumDirittiMeta privacy e soluzioni
Dubito Ergo SumDirittiMeta privacy e soluzioni
Meta privacy
3 minuti di lettura

Meta torna di nuovo a far parlare di sé, e non certo per iniziative etiche ma per come usa la privacy dei propri utenti.

Sull’argomento ne avevo già scritto a suo tempo qui: 2021 fuga da Whatsapp con sottotitolo “I Social media non uniscono dividono”, dove riportavo:

“Facebook è stata dichiarata dalla Corte di Giustizia Europea (con sentenza Schrems II) non capace di garantire la tutela dei diritti degli utenti europei. L’invio di dati in USA non è sicuro.

Facebook ora con questa modifica dei termini di WhatsApp si appresta a trasferire dalla app di messaggistica alle altre società del gruppo, una mole enorme di dati”

fonte

Dopo queste dichiarazioni il 4 ottobre dello stesso anno un’importante interruzione dei servizi interessarono Facebook, WhatsApp e Instagram a livello globale per circa sei ore.

WhatsApp down 4 ottobre 2021 - Meta privacy

La causa fù attribuita a modifiche errate nella configurazione dei router di backbone, che interruppero il traffico di rete tra i data center dell’azienda, e noi ci crediamo.

Il 25 ottobre 2022 WhatsApp subì un’interruzione globale di circa un’ora e mezza. Meta riconobbe il problema, ma non ha mai fornito dettagli specifici sulla questione.

Pare che dopo questi fatti i dati personali di oltre 1,5 miliardi di utenti di Facebook risultassero in vendita su un forum di hacker. Una notizia abbastanza scioccante in certi ambienti, ma ovviamente nessuna correlazione coi fatti soprariportati.

L’azienda di Zuckerberg continua a usare la gigantesca mole di dati personali che gli utenti forniscono ogni giorno – volontariamente o meno – come carburante per i suoi algoritmi e, da fine maggio 2025, anche per addestrare la propria intelligenza artificiale.

Da fine maggio 2025 Meta userà i dati degli utenti per addestrare la propria IA con buona pace della privacy.

La questione è delicata, perché non riguarda solo chi ha un account Facebook o Instagram: basta che qualcuno ti tagghi in una foto o che il tuo nome compaia in qualche interazione per finire nel mirino.

E mentre Meta perfeziona le sue tecnologie con dati che, in fondo, appartengono a ognuno di noi, il Garante della Privacy italiano che fa? Si limita a pubblicare un avviso sul proprio sito, invitando chi non è d’accordo a presentare opposizione.

Intelligenza artificiale, Garante privacy: Da fine maggio Meta addestrerà i suoi sistemi utilizzando i dati personali degli utenti che non si saranno opposti
Il diritto di opposizione è esercitabile anche nei confronti di altri sistemi di IA come ad es.  OpenAI, DeepSeek, Google

Non una presa di posizione forte, non una sanzione, non un richiamo pubblico, solo una asfittica comunicazione che sembra più un atto dovuto che una vera difesa dei cittadini.

In realtà ritengo che sia emblematica di una resa incondizionata a poteri globali sovrannazionali, quelli che noi altri “gomblottari” identifichiamo come poteri forti.

Ma tranquilli che ci è concessa la possibilità di opporci al trattamento dei nostri dati. Possiamo compilare un modulo direttamente sui server di Meta, regalando ancora una volta nome, cognome, email e altri dettagli!

Paradossale, no? Per non dire una piata pe… In un mondo in cui ci si inventano decreti per tutelare diritti televisivi, oscurando interi siti web e a volte anche servizi legittimi, la protezione dei dati personali continua a essere un campo lasciato scoperto, dove il cittadino è chiamato a difendersi da solo. E spesso neanche sa di doverlo fare.

Cosa possiamo fare, quindi? Da un lato, seguire le istruzioni per l’opposizione, seppur con tutti i limiti del caso. Dall’altro, dovremmo porci seriamente qualche domanda su quanto valga la nostra libertà digitale e se non sia il caso di uscire, anche gradualmente, da questo ecosistema digitale che si sta plasmando unilateralmente scendono i desiderata dei soliti noti.

Cancellarsi da Meta non è un gesto estremo, è una scelta consapevole.

Esistono alternative: sistemi di messaggistica, email, motori di ricerca e social più etici, meno invasivi.

La rinuncia a un “like” o a un’app di messaggi può sembrare marginale, ma nel lungo termine è una presa di posizione forte. Perché se continuiamo ad accettare passivamente, allora sì, la colpa non è solo di Meta, ma anche nostra.

fonti:
https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10125702
https://www.privacyaffairs.com/facebook-data-sold-on-hacker-forum/

Foto di copertina Artapixel da Pixabay

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Carogiù

“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

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