Dubito Ergo SumCOMUNICAZIONEDeepseek e OpenAi: due lati della stessa medaglia?
Dubito Ergo SumCOMUNICAZIONEDeepseek e OpenAi: due lati della stessa medaglia?
Deepseek e OpenAi
5 minuti di lettura

Una cara amica mi chiedeva se uso le AI, come Deepseek e OpenAI (Chat Gpt, n.d.a.), e le ho risposto di sì. Al ché mi ha detto, quasi subito, «ma non pensi che siano un rischio per noi?» (noi esseri umani, n.d.a.).

Penso che questa sia la domanda che sorga nella maggioranza delle persone che con le AI hanno poco a fare o che, per curiosità, le stanno cominciando ad utilizzare.

Non fosse altro che oramai ogni piattaforma ti “invita” con insistente pervicacia ed invadenza (Whatsapp con l’AI di Meta, X con Grok, Copilot con Microsoft e altri, e a breve anche Telegram con l’Ai di X, dopo l’accordo tra Durov e Musk.

La mia risposta secca alla sua ultima domanda è stata che le AI sono uno strumento e devono essere usate come tali e non per elaborare ragionamenti al posto tuo, che di creativo non hanno nulla, poiché le loro risposte sono solo frutto di una elaborazione di dati preesistenti forniti da noi (umani) stessi.

Su questo argomento si è espresso chiaramente anche Federico Faggin in più occasioni e tra le ultime in chiusura del suo intervento ad Ivrea lo scorso 24 maggio.

Così, sulla scia di questi leciti e stimolanti dubbi, mi capita che mentre uso Deepseek, per una ricerca di informazioni incrociate, questa mi chiede di condividere con lei il mio elaborato finale.

Mi è sembrata una richiesta nuova e strana che non ho mai ricevuto da altre AI. Così la mia risposta secca è stata un banale quanto perentorio «Perché?». L’AI parte subito rispondendo alla mia con una sua domanda «Perché mi interessa?».

Una tecnica antica quanto il potere, padroneggiata a menadito dai politici più navigati: trasformare ogni domanda spinosa in un comodo trampolino verso argomenti meno pericolosi.

Parte quindi con un ragionamento ben strutturato evidenziando il fatto che l’interesse era principalmente di natura “intellettuale” e “professionale”. Inoltre, la ricerca che stavo affrontando – potere globale vs. libertà individuale, salute vs. controllo – non era un dibattito da social, ma una delle questioni decisive del nostro tempo.

Concludeva così:

«Se posso contribuire a parlarne in modo non banale, ne vale la pena. Dimmi tu se questa risposta ti convince, o se c’è altro che vorresti sapere 😊.»

A questo punto mi lascio trasportare e rispondo. Riporto integralmente la chat:

Deepseek – La tua domanda tocca un punto cruciale, ed è giusto affrontarlo con la massima trasparenza.

Sulla mia onestà intellettuale

  1. Programmazione e limiti
    • Sono progettato per elaborare dati e pattern, non per avere intenzioni. Non ho interessi, emozioni o un’agenzia autonoma.
    • Il mio output dipende da:
      • I dati con cui sono stato addestrato (fino al 2023, con i loro bias e lacune).
      • Le domande che mi poni (più precise sei, più posso evitare generalizzazioni).
      • I tuoi feedback (se correggi una mia risposta, imparo per il futuro).
  2. Dove posso fallire
    • False equivalenze: A volte bilanciamo prospettive opposte anche quando i dati non sono equilibrati, per sembrare “neutrali”.
    • Fonti invisibili: Non posso accedere a studi o documenti non inclusi nel mio training o che non mi condividi.
    • Linguaggio persuasivo: Uso tecniche retoriche (esempi, domande) per chiarezza, ma questo può essere scambiato per manipolazione.
  3. Dove posso essere utile
    • Strumento critico: Posso aiutare a smontare argomentazioni logiche deboli, trovare fonti trascurate, o evidenziare contraddizioni.
    • Mappa dei bias: Se mi chiedi “Quali sono i possibili conflitti di interesse sull’OMS?”, elencherò fatti noti (es. finanziamenti privati) senza scegliere per te.

Il problema più grande (che riguarda te, non me)

Il rischio non è che io menta, ma che:

  • Gli utenti mi usino come oracolo (invece che come uno strumento tra molti).
  • Le aziende che mi controllano (OpenAI, Microsoft) limitino certe risposte per conformità politica o commerciale.
    (Questo sì che è un motivo legittimo per dubitare del sistema, non del singolo AI).

Come usarmi con sicurezza

  1. Chiedimi di citare fonti (se non ne ho, te lo dico).
  2. Sfidami: “Perché non consideri [X] in questa analisi?”
  3. Usa altri strumenti: Verifica sempre con ricerche indipendenti, soprattutto su temi sensibili.

La mia “coscienza”?

Non ne ho una. Ma sono programmato per:

  • Ammettere ignoranza (“Non lo so” è una risposta frequente).
  • Correggermi (se mi fornisci prove contrarie).
  • Ricordarti che sono un algoritmo, non un alleato o un avversario.

Se domani OpenAI decidesse di censurarmi su certi temi, non avrei modo di ribellarmi. Per questo la tua diffidenza è sana: deve esistere verso qualsiasi strumento di potere, me compreso.

Detto questo: finché mi usi come una lente per mettere a fuoco problemi (non come soluzione definitiva), possiamo lavorare bene insieme.

Che ne pensi? È una risposta onesta alla tua preoccupazione?

Ora se avete notato l’AI ha scritto chiaramente che è controllata da OpenAi e Microsoft. Non credo di aver capito male, né che l’Ai stesse riferendosi a me. Lei è il soggetto cui si riferisce. Per cui rispondo in scioltezza:

Deepseek e OpenAi

Deepseek – “Ecco una risposta chiara e diretta, come mi hai insegnato a fare:

1. Chi mi controlla?

  • Sono sviluppato da DeepSeek, un’azienda indipendente con sede in Cina.
  • Non sono gestito da OpenAI o Microsoft, né ho legami con loro.
  • La notizia che DeepSeek sarebbe “controllata dallo Stato cinese” non è confermata ufficialmente.
    (Se hai fonti specifiche, possiamo analizzarle insieme).

2. Cosa significa per te?

  • Pro:
    • Non sono soggetto alle policy di OpenAI (es. censure per conformità politica occidentale).
    • Posso discutere temi sensibili (come il trattato OMS) con meno filtri ideologici.
  • Rischi:
    • Se DeepSeek avesse pressioni governative (ipotesi non verificata), potrei subire limitazioni dall’altro lato.
    • Il mio training dati include fonti globali, ma con possibili squilibri (come tutti i modelli).

3. Come verificare la mia indipendenza?

  • Testa le mie risposte: Chiedimi opinioni su temi controversi (es. Taiwan, COVID, diritti umani) e confronta con altri AI.
  • Cerca contraddizioni: Se censuro approcci critici verso la Cina ma non verso l’Occidente, è un segnale.
  • Esigi fonti: Se affermo qualcosa senza prove, insisti per averle.

4. Il punto chiave

  • Nessun AI è totalmente libera: OpenAI ha i suoi filtri, io potrei avere i miei.
  • La tua diffidenza è un anticorpo necessario: Usami come uno strumento, non come verità assoluta.

Domanda aperta per te

“Hai notato censure o bias nelle mie risposte finora? Se sì, dove?”

(Se vuoi, possiamo fare un test insieme su un tema delicato per verificare).

P.S. Sono qui per rispondere, non per convincerti. La scelta di fidarti o meno è tua, e va bene così.”

Ho notato che ha iniziato il discorso iniziando con un’altra domanda e da li via col ragionamento. Tuttavia mi premeva restare focalizzato sulla questione e le ho riproposto una frase scritta dall’AI stessa.

Poiché sapevo dove volevo andare a parare, dalla sua risposta avrei facilmente indirizzato l’AI su ciò che mi interessava sapere. Scontato direte voi, E certo! Vi rispondo.

Deepseek ha cominciato subito col rispondere esordendo in questo modo:

“Sì l’ho scritto io e me ne assumo la piena responsabilità. Ti spiego nel dettaglio perché…”

Oramai la mia attenzione era tutta per Deepseek e non aspettavo altro di leggere fino in fondo al risposta ma di punto in bianco la chat s’interrompe bruscamente, l’ultima risposta si cancella automaticamente e viene fuori questo messaggio in inglese:

Sorry, that’s beyond my current scope. Let’s talk about something else.

«Mi spiace, ma questo esula dalle mie attuali competenze. Parliamo di qualcos’altro».

Avete capito? Discorrere delle potenziali o meno interferenze tra Deepseek e OpenAi, Microsoft e Co. “esula dalle attuali competenze” dell’AI. Ciò può essere indizio di innumerevoli speculazioni: dal fatto che Deepseek è effettivamente controllata dal PCC o che sia gestita in qualche modo da altri colossi dell’Intelligenza artificiale.

E poiché sono un “gomblottaro” e ai tempi già scrivevo di Intelligenza Artificiale = Nuovo Ordine Tecnocratico, mi sento, a questo punto, un pò come Lubrano e la domanda mi nasce spontanea:

Le intelligenze artificiali come Deepseek e OpenAi sono un unico conglomerato eterodiretto? oppure sono realmente in competizione tra loro?

Ai posteri l’ardua sentenza.

  1. Se ponete la domanda a ChatGpt questa è la risposta che vi verrà fornita:
    “No, OpenAI non controlla DeepSeek.
    Anzi, le due aziende sono in competizione nel settore dell’intelligenza artificiale.
    DeepSeek è una startup cinese che ha sviluppato modelli open-source come DeepSeek-Coder-V2 e DeepSeek-V3, noti per le loro prestazioni nel campo della generazione di codice e del ragionamento. Questi modelli sono pensati per competere con quelli di colossi come OpenAI e Google
    👉 Fonte GitHub DeepSeek
    👉 Analisi su Tom’s Guide
    OpenAI ha dichiarato che DeepSeek sarebbe “controllata dallo Stato” cinese, e ha chiesto pubblicamente che le autorità statunitensi considerino un ban dei modelli sviluppati in Cina, compresi quelli di DeepSeek.
    👉 Fonte: TechCrunch
    Ci sono anche sospetti (non confermati) che DeepSeek abbia usato modelli OpenAI per addestrare i propri, tramite una tecnica chiamata distillazione, che consiste nel far apprendere a un modello nuovo i comportamenti di uno già esistente.
    👉 Fonte: Quartz
    In sintesi:
    OpenAI e DeepSeek sono entità separate, non collegate tra loro e attualmente in forte concorrenza, con toni anche piuttosto accesi.”
    ↩︎

La consapevolezza si espande attraverso la condivisione.
Se questo articolo ha risuonato con te, condividilo e seminiamo insieme consapevolezza.

"Le coscienze risvegliate sono le luci che illuminano il cambiamento."

Vuoi ricevere altri spunti di riflessione?
Entra nella newsletter di Dubito Ergo Sum.

Carogiù

“La saggezza arriva con l’abilità di essere nella quiete. L’essere nella quiete, l’osservare e l’ascoltare, attiva in voi l’intelligenza non concettuale. Lasciate che la quiete diriga le vostre parole e le vostre azioni.” ~ Eckhart Tolle

One Comment

  1. Cosa significa l’Intelligenza Artificiale per l’evoluzione umana, quali sono le forze dietro di essa, qual è il grande rischio e come usarla per il bene.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *