Ricordate quando, durante la psico pandemia del 2020, ci offrivano caffè, buoni o persino panini per convincerci a fare qualcosa che, in teoria, sarebbe dovuto essere volontario? Bene, oggi lo schema sembra ripetersi, ma in un altro ambito: quello animale. Nessun dibattito pubblico, solo incentivi economici e compensazioni (per eventuali perdite di capi!?) agli allevatori e silenzio da parte dei media.
Eppure le domande sono tante e legittime. Perché serve denaro per convincere chi lavora ogni giorno con gli animali? Qual è davvero il protocollo previsto? Siamo di fronte all’ennesima sperimentazione camuffata da profilassi? E, soprattutto, quali potrebbero essere le conseguenze per chi consuma latte, carne o formaggi prodotti da animali trattati con il vaccino Lumpy Skin Disease?
Leggo che molti denunciano che si stia usando un vaccino a RNA autoreplicante, come alcuni post allarmistici hanno lasciato intendere. Ma pare che invece la verità sia diversa.
Facendo alcune ricerche si apprende che in Sardegna si sta utilizzando un vaccino vivo attenuato, basato sul ceppo sudafricano Neethling. Il nome commerciale è “Lumpy Skin Disease Vaccine for Cattle” e arriva dalla casa OBP (Onderstepoort Biological Products).

LUMPY SKIN DISEASE (VACCINE)
COMPOSITION: Freeze-dried, live attenuated virus (Neethling strain). SPECIES: For the prophylactic immunisation of cattle against lumpy skin disease. DOSAGE: Cattle: 2 ml subcutaneously. PRESENTATION: Available in bottles of 50ml and 100mlReg num: G 0110 (Act 36/1947) Namibia code: V01/24.4/154 Product code: 2223
ovviamente è gratis! Ed è stato distribuito a partire dal 21 luglio 2025, con una fornitura di 300.000 dosi destinate agli allevamenti bovini e bufalini dell’isola.
La distribuzione è gestita dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna e il vaccino Lumpy Skin Disease è autorizzato in Italia dal Ministero della Salute, ma non possiede un’autorizzazione EMA centralizzata.
Si tratta infatti, “che ve lo dico a fare” (semi cit.), di un’autorizzazione d’emergenza, prevista dal Regolamento UE 2019/6, articolo 110, che consente l’utilizzo temporaneo e limitato di medicinali veterinari non ancora approvati a livello europeo.

In questo caso, l’uso è stato autorizzato solo per la Sardegna, dove il rischio sanitario è stato ritenuto elevato.
Nonostante ciò “il 91,1% degli allevatori sardi dice “no” alla vaccinazione “obbligatoria” dei bovini. il 95% dei sardi è al loro fianco” (fonte: Ifanews.it).
Povera Sardegna mi vien da pensare. Regione a statuto speciale, dovrebbe essere in teoria più libera da certi giochi sporchi della politica e invece li subisce in prima persona.
la classe dirigente sarda pare che pensi più al portafoglio che al benessere dei propri concittadini passando dall’esproprio delle terre per installare pannelli fotovoltaici (green ovviamente, nda) alla vaccinazione (gratuita e per la nostra sicurezza ovviamente, nda) dei bovini contro una pericolosissima dermatite.
Eppure, c’è un punto che continua a farmi dubitare di questo altro prodotto salvifico autorizzato in via emergenziale (ho come un déjà vu 🤔).
Non è prevista alcuna etichetta specifica per i prodotti derivati da animali vaccinati. Nessuna indicazione per il consumatore.
Sarà che il timore sia quello di vedere che i consumatori scelgono prodotti di derivazione animale… non vaccinata?
Inoltre, al momento non esistono studi pubblici, indipendenti e peer-reviewed che analizzino la permanenza del virus vaccinale o dei suoi derivati nei tessuti animali, né sulla loro eventuale presenza nel latte o nella carne. Un pò come per gli studi che indicano la presenza della spike nei tessuti ben oltre la vaccinazione covid.
Queste sono informazioni che andrebbero chiarite prima di qualunque distribuzione su larga scala. Invece, si tace, come al solito.
Comunque è bene sapere che a oggi, nessun vaccino veterinario a RNA autoreplicante / ricombinante risulta approvato nell’Unione Europea, neppure in regime d’emergenza. Quelli che stanno facendo discutere oltreoceano, come Nobivac NXT Canine autorizzato negli Stati Uniti, ma solo per animali domestici, e non dalla FDA, bensì dal Dipartimento dell’Agricoltura (USDA), secondo una normativa speciale dedicata a malattie rare o specie non convenzionali.
Il replicone1 impiegato in questo vaccino contiene la RNA-polimerasi del virus della encefalite equina venezuelana e serve a produrre l’antigene virale una volta iniettato nell’organismo.
📰 Fonte
Dunque, no: il vaccino in uso oggi in Sardegna non è un vaccino a RNA autoreplicante.
Eppure, la gestione fumosa di questa campagna, la mancanza di un dibattito pubblico, l’assenza di trasparenza verso il consumatore (o cavia? nda) finale, la minaccia di abbattimenti coatti dei capi, fanno sorgere non pochi dubbi che vanno oltre il tipo di vaccino impiegato.
Le strategie vaccinali nella slide n.25 poi sono praticamente le stesse usate per la psico pandemia. Ovviamente! Direte in molti. Ma secondo diversi allevatori, il vero rischio non è il singolo vaccino, ma l’automazione forzata della filiera: sensori, microchip, dati genetici, fondi pubblici legati alla tracciabilità. Tutto perfettamente in linea con progetti europei come ALL-SMART-PIGS2.
A preoccupare non è solo la salute animale, ma il destino di un intero modello agricolo, minacciato da logiche industriali che rischiano di cancellare biodiversità, autonomie locali e produzioni di qualità. Chi alza la voce viene, come abbiamo imparato sulla nostra pelle, ridicolizzato, mentre il mondo agricolo ormai stufo pretende risposte concrete, e non solo sanzioni o slogan rassicuranti.
La dermatite nodulare, in fondo, è solo la scintilla. Il vero scontro è tra un’agricoltura fatta di terra e uomini e una zootecnia guidata da software e algoritmi (vedi l’agricoltura senza agricoltori).
Sembra una storia già vista. Sotto la minaccia emergenziale si affronta un rischio sanitario che, guarda caso colpisce un’isola. Non so voi ma vediamo di non girarci intorno: la Sardegna è divenuta da tempo un laboratorio per sdoganare le follie criminali che governano il mondo.
La filiera agroalimentare è nel mirino dei filantropi malati di mente da anni ormai. Questo deve riguardarci tutti, non solo i sardi.
Quando si introducono biotecnologie come il vaccino Lumpy Skin Disease, anche se non si tratta di RNA autoreplicante, serve un confronto anzitutto trasparente e serio, dati alla mano, e soprattutto un principio guida: quello del consenso informato.
Se le scelte diventano irreversibili, allora vanno condivise. Non imposte. MI ripeto:
“Tutelare è informare adeguatamente sulle vaccinazioni, non imporle.”
Perché non si tratta solo della Sardegna. Ma di cibo, fiducia e scelte che toccano anche te e i nostri figli.
fonti:
– https://www.kemin.com/eu/en/markets/vaccines/products/mevac-lsd
– https://www.unionesarda.it/news-sardegna/dermatite-bovina-in-sardegna-la-vita-di-migliaia-di-animali-e-appesa-al-tar-b9ketj8r
– https://www.cagliaritoday.it/economia/dermatite-nodulare-bovini-sardegna-26-focolai-arrivo-virus.html
– https://www.regione.sardegna.it/notizie/dermatite-nodulare-contagiosa-al-via-il-piano-di-vaccinazione-ufficiale-bartolazzi-campagna-a-tappeto-in-tutta-l-isola-per-eradicare-il-virus
– https://www.resolveveneto.it/normativa-nazionale-lumpy-skin-disease/
– https://www.lanuovasardegna.it/nuoro/cronaca/2025/07/18/news/dermatite-bovina-l-assemblea-infuocata-degli-allevatori-comparto-a-rischio-video-1.100736573
– https://www.unionesarda.it/dermatite-dei-bovini-linea-dura-sui-vaccini-obbligatori-allevatori-sul-piede-di-guerra-kf9tgbhv
– https://www.playmastermovie.com/dermatite-nodulare-sardegna-vaccini-biotech/
Foto di copertina Matthias Böckel da Pixabay
- Replicone (replicon) è un frammento di acido nucleico (DNA o RNA) che possiede le informazioni necessarie per replicarsi autonomamente all’interno di una cellula. ↩︎
- (progetto UE FP7 311989): implementa tecnologie di allevamento suino di precisione tramite Living Labs reali, integrate per monitoraggio salute e crescita ↩︎
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Niente di nuovo, il comparto bovino in Sardegna, soprattutto in questi ultimi anni è incrementato come numero, è diventato un eccellenza, carni da bovini che si alimentano solo da pascoli incontaminati, quella che chiamano grass fed.
Gli allevamenti intensivi più che altro sono destinati alla produzione del latte.
E come al solito dopo aver distrutto il comparto suinicolo con la scusa della peste suina, e poi importiamo la carne non si sa da dove per produrre i salumi, e poi leggete prodotto in Sardegna, ma quello che c’è dentro raramente è veramente prodotto da carni da allevamenti sardi.
Dopo aver ridimensionato il comparto ovino, per favorire a suo tempo l’entrata di Romania e Slovenia nella UE,
dirette concorrenti in produzione di latte e carni, serviva spazio ora tocca ai bovini.
Spero che gli allevatori di bovini non si comportino come si comportano e si comportarono a suo tempo li allevatori di ovini.
PS. E guarda tu le coincidenze, anche il primo vaccino contro la lingua blu, proveniva dal Sudafrica, che tanto bene ha fatto.
Esattamente. La situazione della zootecnia in Sardegna è tutto fuorché semplice. Spesso le decisioni che contano vengono prese più per logiche di mercato o giochi geopolitici che per proteggere davvero la produzione locale.
Il boom dell’allevamento bovino, certo, può sembrare una bella occasione – tra carne “grass fed” e l’immagine di prodotti sardi sani e genuini – ma non possiamo ignorare il rischio di una transizione fatta troppo in fretta e senza le dovute cautele. Non sarebbe la prima volta: basta ricordare cos’è successo al settore suinicolo o a quello ovino. Aperture sconsiderate verso l’esterno, pressioni dall’Europa, scelte discutibili… e intere filiere locali sono andate in crisi, pur essendo dei veri fiori all’occhiello.
Oggi trovi scritto “prodotto in Sardegna” su un salume e poi scopri che la carne arriva da chissà dove: questo è un problema serio, sia per chi compra sia per chi produce. Se non c’è una tracciabilità trasparente, si rischia di alimentare concorrenza sleale e di svuotare di valore tutto ciò che è made in Italy.
E il discorso sul vaccino contro la lingua blu è emblematico: anche le scelte più tecniche, se fatte male o senza visione, possono provocare danni enormi. Specie se non c’è un piano concreto di prevenzione e di supporto a chi lavora sul campo.
Insomma, speriamo davvero che stavolta si sia imparato qualcosa. E che il settore bovino possa crescere in modo sano, con regole chiare, filiera corta, trasparenza e – soprattutto – rispetto per chi ogni giorno lavora la terra e alleva animali con passione e coscienza.
Come dicevo? Ah già… la Sardegna è un laboratorio sociale..
Non solo è un laboratorio sociale ma è anche terra di conquista per gli speculatori mafiosi e nazisti dell’ucraina.
Ecco cosa ci svela la l’inchiesta di franco fracassi.