Quando si lavora un bonsai di ginepro chinensis, una domanda ricorrente è: si può mettere il filo dopo la pizzicatura? La risposta è sì, ma con un po’ di sensibilità. Filare dopo aver pizzicato è utile per modellare con precisione. La chioma è più ariosa, i rami ben visibili. Ma attenzione a non pizzicare troppo, altrimenti il ramo si indebolisce.

Durante il lavoro, il ginepro chinensis sprigiona un profumo intenso, resinoso, quasi balsamico. Riempie l’aria attorno al tavolo, come se la natura volesse farsi sentire.
E mentre le dita lavorano leggere tra gli aghi, il gattone di casa si acciambella sul tavolo, tra gli attrezzi e le cortecce, e si addormenta sereno. Un momento sospeso, tra tecnica e contemplazione.
Mettere il filo dopo la pizzicatura si può, soprattutto se l’intervento è stato leggero. Se invece hai tolto molta vegetazione, aspetta una o due settimane. Il ramo deve essere vitale per accettare la piega. Scegli giorni miti, in primavera o autunno. L’estate e l’inverno sono troppo estremi per gli interventi importanti.
Usa filo di alluminio anodizzato, morbido ma stabile. Non stringere troppo. I ginepri si segnano facilmente, soprattutto quelli giovani. Dopo un mese circa, controlla se il ramo ha preso la forma. Togli il filo prima che lasci tracce.
Dopo la filatura, niente sole diretto per un paio di giorni. E niente concime. Lascia che la pianta recuperi energia. Il bonsai è come una danza lenta: ogni passo deve seguire un ritmo naturale. Sii come un bonsai.
Il ginepro chinensis è una specie generosa, ma vuole attenzione. Il suo odore, la sua forma, il suo ritmo lento si fanno amare. Anche dai gatti, a quanto pare.
Qualche consiglio tecnico sul ginepro chinensis
Esposizione:
Ama stare all’aria aperta. La rugiada notturna lo rinvigorisce e la luce del sole lo rende compatto e armonioso. In primavera e in autunno, tienilo in pieno sole. In estate, proteggi il vaso dal surriscaldamento, magari con una copertura o spostandolo in mezz’ombra. In inverno può restare fuori: non teme il freddo, e se vira un po’ al marrone, è del tutto normale.Annaffiatura:
Non ha bisogno di troppa acqua, ma quando irrighi, fallo con decisione: più passaggi ravvicinati con un soffione fine, aspettando che il terriccio assorba bene. Se lo tieni sotto una tettoia, ricordati di nebulizzare spesso la chioma o, più comodamente, metti il vaso sopra ghiaia sempre umida.Potatura:
Meglio in inverno, quando la pianta riposa. Usa una tronchese concava e evita tagli drastici. Punta a rimuovere i rami disordinati o in conflitto tra loro. Dopo ogni taglio, applica sempre la pasta cicatrizzante.Pizzicatura:
Si fa a mano da aprile a settembre. Serve per mantenere ordinata la chioma e separare i palchi. Niente forbici, altrimenti le scaglie si anneriscono. E se spuntano aghi dopo un taglio… pazienza. Non toccarli: spariranno da soli col tempo.Rinvaso:
Ogni 3-4 anni, tra novembre e marzo. Lavora rapido e al riparo dal vento. Elimina solo le radici grosse, accorcia leggermente quelle fini. Substrato ben drenante: akadama, kiryu o un buon mix per conifere. Dopo il rinvaso, niente concime per un mese. Ma via libera alle nebulizzazioni con acqua e vitamina B per aiutare la ripresa.Concimazione:
Due cicli l’anno: marzo-giugno e da metà agosto a metà ottobre. Meglio concimi a lenta cessione come Biogold o Hanagokoro. Mai esagerare con le dosi.Avvolgimento:
Il filo si applica tutto l’anno. Se vuoi piegare molto un ramo o il tronco, proteggilo prima con rafia. Meglio lavorare a secco, quindi non annaffiare il giorno prima: i rami saranno più flessibili e meno inclini a spezzarsi.Parassiti e malattie:
Occhio alla cocciniglia: un trattamento preventivo ogni due settimane tiene lontani gli ospiti indesiderati. Due trattamenti annuali col TRV bastano invece a prevenire il temuto marciume radicale. Se in inverno il tuo ginepro si scurisce, tranquillo: è solo una risposta naturale al freddo.
Per voi una scheda riassuntiva da salvare e stampare 🙂
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