Ho visto l‘intervista di Tucker Carlson a Jeffrey Sachs. Praticamente è stata, non solo, una radiografia della politica estera americana e delle sue conseguenze a livello globale negli ultimi decenni, ma, oserei dire, anche una finestra sul nuovo ordine mondiale che s’intende implementare.
Questa non è la prima intervista di Tucker Carlson a Jeffrey Sachs. Infatti avevo già scritto su come la politica americana fosse stata messa a nudo dal Professore.
Sachs ricordava come nel 1999, la NATO bombardò Belgrado, una capitale europea, per 18 giorni consecutivi.
Tucker Carlson disse:
“Quindi non era per salvare la popolazione musulmana oppressa?”
Il Prof. Sachs rispose:
“Era semmai per salvare il complesso militare-industriale; per avere una bella [leggasi base] posizione nel sud-est dell’Europa.”
Un progetto che hanno ancora a cuore se consideriamo il caso eclatante del candidato alle presidenziali Calin Georgescu, prima eletto e poi esonerato dall’incarico dalla Corte Costituzionale Rumena che, come quella italiota è palesemente eterodiretta, e ora arrestato per presunti illeciti di istigazione all’odio, impedendogli di fatto di ripresentarsi alle nuove elezioni!
Ma senza divagare, quest’ultima intervista di Tucker Carlson, giornalista e conduttore televisivo statunitense, a Jeffrey Sachs, economista e studioso internazionalmente riconosciuto, ha sollevato un mezzo vespaio nel mondo politico ed economico.
Durante queste due ore di confronto, Sachs non si è limitato a spiegare la sua visione del mondo contemporaneo, ma ha messo in discussione alcuni pilastri fondamentali della politica estera americana degli ultimi decenni.
Scrivo queste righe perché ritengo che tale intervista rappresenti una rara occasione per chi vuole capire, o scoprire per la prima volta, certe dinamiche geopolitiche che hanno plasmato il nostro presente e che stanno determinando il futuro globale.
Jeffrey Sachs non si è risparmiato durante l’intervista di Tucker Carlson.
Ha denunciato come la politica estera statunitense abbia spesso agito con strategie basate su interessi corporativi e geopolitici piuttosto che sul mantenimento della pace globale. Si potrebbe dire “che novità,!”, ma sentirlo dire da uno del suo calibro lascia l’amaro in bocca.
Parlando della crisi ucraina, Sachs ha evidenziato come gli Stati Uniti abbiano contribuito ad alimentare tensioni senza fornire vere soluzioni concrete.
Secondo lui, la guerra attuale non è solo frutto di decisioni prese da Mosca, ma anche di una serie di mosse sbagliate fatte dall’Occidente atlantista, compreso l’ampliamento della NATO fino ai confini russi.
Lo stesso Stoltenberg aveva ammesso che la NATO ha rifiutato di trattare con la Russia prima dello scoppio della guerra in Ucraina.
Sachs ha affrontato anche temi delicati come la questione palestinese e il conflitto Taiwan-Cina.
In entrambi i casi, ha criticato l’approccio occidentale, troppo spesso improntato a una logica di potere piuttosto che a una ricerca equilibrata della pace.
L’economista ha ribadito l’importanza di un dialogo sincero e diretto tra le parti coinvolte, al di là delle retoriche bellicose o di posizioni ideologiche storicamente consolidate.
Uno dei punti salienti dell’intervista è stata la riflessione sui media e sulla loro influenza nella costruzione di narrazioni politiche.
Sachs ha sottolineato come alcune “verità” propagandistiche siano state ripetute all’infinito dagli organi d’informazione occidentali, creando un’immagine distorta della realtà.
Questo fenomeno ha avuto effetti profondi sulla percezione pubblica, rendendo difficile distinguere tra fatti oggettivi e interpretazioni tendenziose.
La crisi dell’informazione dovrebbe essere oramai particolarmente evidente, specie se si parla di crisi e relazioni internazionali. Ne abbiamo avuto un primo grande esempio durante la psicopandemia.
Oggi, ad esempio, la leadership europea sembra ancora legata alla vecchia linea geopolitica dettata dagli Stati Uniti. Come dimenticare le ridicole linee guida del REPowerEU della commissione europea! che, in un’impietosa analisi del quotidiano Libero1, potevano sintetizzarsi in:
“Lavarsi di meno, guidare a passo d’uomo e restare a casa“
E io che non ci volevo credere, ma sulla base delle quali personaggi come Margarethe Vestager (già vice presidente della Commissione Europea) se ne sono uscite con frasi del genere.
«Controllate le vostre docce e quelle dei vostri figli adolescenti. E quando chiudete il rubinetto dite: Prenditi questa Putin!»
E come non menzionare le terribili sanzioni che hanno messo in ginocchio l’orso russo (sono ironico), sulle fare dell’ironia è come sparare sulla croce rosse e sui giornalisti in zona di guerra come ha fatto l’IDF askenazi(s)ta, ops! Ora sono anche antisemita.
In definitiva è stata questa la strategia anti-Russia dell’Unione Europea “per ottenere il triplice obiettivo di contrastare la penuria energetica, indebolire economicamente la Russia e aiutare l’Ucraina a vincere la guerra.”
Non che m’importi più di tanto ma l’Europa, e l?italia con essa, con queste risibili posizioni antirusse prima e con il colpevole silenzione sul genocidio di Gaza ha perso ogni parvenza di autorevolezza internazionale che, forse, solo tra qualche decennio si potrà recuperare.
“Mi raccomando, voi europeisti guerrafondai sostenitori dei nazisti Ucraini che leggono Kant, ubbidite alla lettera che sennò Putin vi viene a prendere nel sonno!”
Stefano Re
Tutto questo è accaduto e continua incredibilmente tutt’ora, nonostante le crescenti tensioni interne tra filo trumpiani e le opportunità offerte da nuovi accordi internazionali che ciuffo d’oro sta mettendo sul banco.
Queste potrebbero segnare una svolta significativa nei rapporti tra le due superpotenze, mentre le marionette dell’Unione Europe sono in preda a una crisi adolescenziale d’identità.
Durante l’intervista di Tucker Carlson, Sachs ha fatto cenno al suo rapporto con Viktor Orbán, primo ministro ungherese.
Ha raccontato di aver incontrato Orbán già negli anni ’90, quando quest’ultimo era un giovane politico emergente. Sachs ha espresso ammirazione per le capacità politiche di Orbán, riconoscendo in lui una figura capace di comprendere le sfide economiche e sociali del proprio paese.
Curiosamente Orbàn è lo stesso che ha quasi resuscitato, da una posizione di stallo, il progetto di legge noto come “Chat Control”, della Commissione Europea, ufficialmente destinata a combattere la diffusione di abusi sessuali su minori online.
Credo che questo accenno sia importante perché mette in luce come Sachs non sia solo un osservatore distaccato delle dinamiche geopolitiche, ma anche un attore attivo che ha collaborato con leader politici in varie regioni del mondo.
Questo dovrebbe far riflettere, perché non ti mandano in giro a incontrare determinati personaggi se non fai parte di un gruppo scelto da certe sfere di potere. Comunque sia le sue esperienze personali arricchiscono il discorso e lo rendono più credibile agli occhi delle masse.
Infatti un dubbio che mi è sorto quasi spontaneo nei confronti di Jeffrey Sachs è quello del suo rapporto con George Soros, filantropo e finanziere noto per il suo sostegno a numerose iniziative politiche e culturali.
Sachs ha lavorato con diverse istituzioni e fondazioni nel corso della sua carriera, ma non ha mai nascosto i propri legami con Soros. Tuttavia, durante l’intervista con Carlson, Sachs ha chiarito che le sue opinioni sono sempre state indipendenti e che non ha mai subordinato il proprio pensiero alle richieste di nessuna parte e noi ci crediamo.2
Per chi ancora si domandasse se stiamo andando verso un nuovo ordine mondiale, come ho già detto, quest’intervista di Tucker Carlson a Jeffrey Sachs rappresenta un’occasione d’oro per approfondire le cause profonde delle crisi globali attuali.
Con un linguaggio chiaro e argomentazioni solide, Sachs ha smontato alcune delle narrazioni più radicate nelle menti delle persone sulla geopolitica internazionale moderna.
In pratica è come se avesse semmplicemente detto a noi comuni mortali “Hey! Vi abbiamo presso letteralmente per il culo per tutto questi anni!”.
Disarmante e orribilmente terrificante. Ma noi altri gombloddisti abbiamo la pellaccia dura e la cosa ci fa solo sorridere amaramente.
Questo accade, come ho detto, mentre i “leader” burattinati europei sembrano ancora incerti su quale strada intraprendere, o a quale padrone prostrarsi (in tal senso l’espressione della Meloni nella foto di gruppo degli scappati di casa all’incontro voluto da Macron ne è una plastica visione, nda)

In questo contesto, le parole di Sachs ci ricordano, con un curioso quanto opportuno tempismo in tempi di “BRICS” emergenti, l’importanza di guardare oltre le semplicistiche dicotomie tra “buoni” e “cattivi”, favorendo invece un approccio più maturo e cooperativo alle sfide globali.
Riflettendoci, dovrebbe nascere spontanea la domanda del perché, la posizione critica di Sachs nei confronti delle scelte geopolitiche statunitensi, emerga oggi con una chiarezza che prima era estremamente sfuggente alle masse.
Oggi Sachs espone la crisi ucraina con una chiarezza così disarmante che forse anche i nostri politucoli potrebbero capirla davvero!
Ritengo che possano esserci diverse ragioni plausibili per questa decisione. Innanzitutto, il contesto attuale – caratterizzato da forti tensioni e veloci dinamismi tra Stati Uniti, Russia, Cina e Europa – potrebbe aver indotto Sachs a ritenere necessario rendere pubblico il dibattito sui fallimenti della strategia guerrafondaia del civilissimo occidente.
In un mondo sempre più interconnesso e multipolare, le vecchie logiche basate su contrapposizioni binarie (Occidente vs Oriente) appaiono obsolete e controproducenti. Sachs potrebbe quindi “sentire” l’urgenza di contribuire a cambiare narrazioni e approcci, proponendo soluzioni più pragmatiche e meno ideologiche, per non dire abbandonare la nave che affonda.
Certo è che la carriera accademica e consulenziale di Sachs lo ha portato a collaborare con governi e istituzioni internazionali, fornendogli una prospettiva privilegiata sugli errori passati e sugli scenari futuri e non è certo un estraneo nel mondo della geopolitica mondiale.
Oggi, forse, Sachs si sente libero di esprimersi senza dover rispettare vincoli imposti da mandanti o partner istituzionali.
Questa “libertà” gli permette di denunciare ciò che considera responsabile dei conflitti attuali: l’espansionismo militare, l’ampliamento indiscriminato della NATO e l’intransigenza verso paesi come Russia e Cina.
Un’altra delle posizioni più interessanti che ho notato durante l’intervista di Tucker Carlson a Jeffrey Sachs è il sostegno espresso dal professore per l’investimento in nuove tecnologie, in particolare nell’Intelligenza Artificiale (IA).
Questo atteggiamento risuona con il recente annuncio di Donald Trump sulla volontà di promuovere l’innovazione tecnologica come strumento per rafforzare la competitività economica americana.
Sachs sembra condividere questa visione, riconoscendo che l’adozione di tecnologie avanzate, come l’IA, sarà fondamentale per affrontare le sfide future, dal cambiamento climatico alla digitalizzazione dell’economia globale.
Questo risulta curiosamente coerente e interessante col fatto che che Anna Makanju, immigrata dalla Russia (!) e oggi Vicepresidente degli Affari Globali di OpenAI, è stata beneficiaria della Paul & Daisy Soros Fellowship for New Americans nel 2003. A tal proproosito si legga OpenAI e George Soros.
A questo punto, credo, e non a caso, che vada notato come Sachs non si sia mostrato legato a una visione puramente capitalistica o mercantilista della tecnologia, ma piuttosto abbia offerto un approccio che mette al centro il benessere collettivo e lo sviluppo sostenibile.
Questo, ai più attenti, potrebbe sembrare strano vista la non poco velata convergenza di Sachs verso il progetto Stargate; l’imponente piano di investimenti teso all’iper digitalizzazione della vita, che sposa in pieno l’ideologia transumanista, di cui Elon Musk ne è l’alfiere di punta.
Musk, è risaputo, è noto per le sue ambizioni tecnologiche, dalle colonie su Marte ai dispositivi neurali che potrebbero integrare il cervello umano con le macchine. Questa prospettiva, seppur entusiasmante, a me suscita preoccupazioni riguardo all’impatto etico, sociale ed economico di tali innovazioni – in proposito si legga Humanity plus.
Alla luce di questa intervista, ad oggi con oltre 2 milioni di visualizazioni su X, parrebbe che:
il sostegno di Sachs alle tecnologie avanzate, inclusa l’IA, si configuri come un tentativo di conciliare il pragmatismo con l’innovazione.
Il professore sembra riconoscere che, per rimanere competitivi in un mondo sempre più digitale, gli Stati Uniti devono investire pesantemente in settori strategici come l’energia pulita, la medicina personalizzata e l‘automazione intelligente.
Tuttavia, Sachs insiste anche sulla necessità di regolamentare queste tecnologie per garantire che i benefici siano distribuiti equamente e che non amplifichino le disuguaglianze esistenti. In qualche misura sono concetti che ha espresso anche un certo Yuval Noah Harari.
Quindi, Sachs si presenta come una via di mezzo tra il capitalismo sfrenato di Musk e l’approccio protezionista tradizionale di alcune élite politiche occidentali.
Il suo obiettivo sembra quello di utilizzare le tecnologie avanzate come strumenti per costruire un futuro più giusto e sostenibile, piuttosto che come mezzi per consolidare il potere di poche grandi corporazioni.
A bene vedere, questo riflette un cambio di paradigma nel modo in cui vengono concepite le strategie geopolitiche e economiche. Tuttavia, mentre Trump e Musk possono apparire più orientati verso l’affermazione del potere tecnologico come strumento di dominio, Sachs cerca di inserire queste innovazioni in un quadro più ampio di “responsabilità globale”.
Non saprei in quale altro modo inquadrare queste dichiarazioni; dirompenti per certi aspetti ma che ti lasciano perplesso per altri.
In un mondo in cui le tecnologie stanno rapidamente ridisegnando i confini tra umano e macchina, Sachs ci ricorda l’importanza di mantenere un equilibrio tra progresso tecnologico e valori umani.
Questo apparente “pragmatismo responsabile” potrebbe essere funionale ad un instradamento delle menti per accomagnarle attraverso le sfide del futuro, evitando sia l’eccessivo ottimismo transumanista sia il timore irrazionale delle innovazioni tecnologiche.
Questa “utile” trasparenza è essenziale per comprendere il ruolo di Sachs come analista critico della politica globale. Nonostante le occasionali accuse di essere di parte, le sue analisi restano comunque da apprezzare per la loro accuratezza e completezza, strumentali o meno che possano essere.
[Se volete approfondire ulteriormente il tema, consiglio la visone dell’intervista integrale sottotitolata qui, dove Sachs sviluppa molti altri punti cruciali sulla situazione attuale del mondo oppure la versione sintetica in italiano alla fine dell’articolo.]
Guarda l’intervista originale sul canale X di Tucker Carlson:
Can Donald Trump actually end the Ukraine war? Jeffrey Sachs thinks he can.
— Tucker Carlson (@TuckerCarlson) February 18, 2025
(0:00) Jeffrey Sachs’ Story on How He Met Viktor Orban
(2:55) Bill Clinton’s Shadowy Deep State Project
(11:13) The Three Most Important Things Donald Trump Has Done So Far
(14:41) Why Can’t We Have… pic.twitter.com/G6HvLIIQ63
fonti:
– https://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/31333686/unione-europea-strategia-ridicola-anti-russia-puzziamo-di-piu-putin-perdera.html
– https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:fc930f14-d7ae-11ec-a95f-01aa75ed71a1.0023.02/DOC_1&format=PDF
– https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_1511
– https://ec.europa.eu/commission/presscorner/api/files/document/print/it/ip_22_1511/IP_22_1511_IT.pdf
– https://ec.europa.eu/commission/presscorner/api/files/attachment/871898/Factsheet%20-%20REPowerEU%20IT.pdf
immagine di copertina dal canale X di Tucker Carlson
- “Libero” non è un quotidiano che amo leggere particolarmente ma in un paese che ama definirisi democratico, libero e pluralista bisogna tener conto di tutti i contributi ↩︎
- Jeffrey Sachs e George Soros sono due figure che hanno lavorato in ambiti legati alla politica economica, allo sviluppo globale e alle filantropie, ma i loro legami non sono sempre stati trasparenti o ampiamente documentati.
Tuttavia Soros è noto per aver finanziato numerosi progetti di ricerca, istruzione e sviluppo economico, e Sachs è stato coinvolto in alcuni di essi. Ad esempio Sachs ha diretto il Centro per lo Sviluppo Sostenibile (SDC) presso l’Università di Columbia, che ha ricevuto finanziamenti anche dal network di Soros.
Negli anni ’90, Sachs è stato uno dei principali consiglieri economici per paesi come la Polonia e la Russia durante le loro transizioni verso economie di mercato. In quel contesto, Soros e le sue fondazioni hanno svolto un ruolo importante nel supportare riforme economiche e sociali, spesso collaborando con esperti come Sachs.
Questo lascerebbe pensare che entrambi possano essere parte di una rete influente di intellettuali e finanziatori globali. Tuttavia, in senso stretto, non ci sono prove concrete che dimostrino un’influenza di Soros sulle opinioni o le politiche di Sachs. ↩︎
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